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Travaglio sfotte i passeggeri del volo FlyDubai: ci vuole coraggio

Il direttore del Fatto liquida come propaganda una vicenda raccontata da 174 persone. Peccato che le autorità abbiano confermato l’aggressione

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Ieri il direttore del Fatto deride la storia che 174 persone hanno vissuto in prima persona: in volo verso Israele hanno visto un pilota aggredirne un altro con un’arma, l’aereo perdere quota e scattare il codice di dirottamento, e alla fine sono atterrate d’emergenza in Arabia Saudita. Nell’editoriale «Ci prendono per scemi», il volo FlyDubai diretto a Tel Aviv entra nel catalogo delle storie confezionate per gli allocchi: «Ogni giorno – scrive – questi pazzi criminali ci mettono alla prova, per vedere fin dove arriva la nostra creduloneria e può spingersi la loro propaganda… Ora è il copilota jihadista dell’aereo FlyDubai che accoltella il comandante, ma viene prontamente ammanettato coi cavi degli auricolari (di acciaio inox o filo spinato, si presume) da un eroico passeggero».

L’eroismo altrui, contemplato dalla scrivania, deve sembrargli irresistibilmente comico. Peccato che esistano i fatti. Le autorità saudite hanno confermato l’aggressione e l’intervento dei passeggeri. Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato che il copilota ha colpito il comandante con l’ascia di emergenza per tentare di impadronirsi dei comandi, definendo l’azione un tentativo terroristico. Il comandante indiano ha raccontato dall’ospedale come fosse riuscito, benché ferito, ad aprire la cabina per consentire agli altri di intervenire. Per informarsi, dunque, non occorre prestare giuramento a Netanyahu, come sembra credere lui. Basta leggere le notizie.

Il trucco della disinformazione è noto, lo insegnano nelle scuole di giornalismo russe: mescolare ai fatti accertati errori veri, come i missili caduti in Polonia attribuiti in un primo momento alla Russia, fino a quando il lettore non distingue più nulla. Tutto diventa un’unica poltiglia propagandistica, e a quel punto Travaglio può presentarsi come il solo abbastanza sveglio da non cascarci. Il prezzo di questa messinscena lo pagano i fatti, le persone che li hanno vissuti e i lettori (tranne quelli che pagano volentieri la tessera del club dei furbi).

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Come sappiamo, sull’accaduto restano ancora da accertare responsabilità, eventuali complicità e ogni dettaglio della dinamica. È il lavoro degli inquirenti. Il lavoro di un giornalista sarebbe distinguere ciò che sappiamo da ciò che ancora ignoriamo. Travaglio ci vuol convincere che è ridicolo credere all’intera vicenda, senza prendersi la responsabilità di smentirla. Gli basta il sarcasmo: costa meno di una verifica e non richiede prove. Ci devono essere giorni in cui Marco Travaglio fa il giornalista, visto che ha la tessera dell’Ordine. Saranno i 29 febbraio degli anni non bisestili.

Marco Taradash, 8 ottobre 2026

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