Dopo aver posto fine all’aspra contesa israelo-iraniana che rischiava di trascinare il mondo sull’orlo di un disastroso conflitto globale, Donald Trump potrebbe presto incassare un’altra sensazionale vittoria diplomatica stabilizzando l’intera regione mediorientale. Secondo fonti giornalistiche israeliane, infatti, subito dopo il risolutivo attacco americano alle installazioni nucleari iraniane, avrebbe avuto luogo un’importante conversazione telefonica a quattro tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il Segretario di Stato Marco Rubio, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Affari Strategici Ron Dermer.
Nel corso della conversazione in questione, i quattro partecipanti, oltre ad aver manifestato grande entusiasmo per i risultati della “missione americana” in Iran, avrebbero palesato enorme soddisfazione anche per quanto concerne la “futura pianificazione strategica” nell’area mediorientale. Come spiega l’accreditato tabloid ebraico Israel Hayom, l’obiettivo principe di Donald Trump e Benjamin Netanyahu sarebbe infatti quello di perseguire in tempi rapidi nuovi accordi di pace con gli stati arabi nell’ambito dell’espansione dei cosiddetti “Accordi di Abramo”.
In quest’ottica, Washington e Tel Aviv avrebbero già raggiunto un accordo, peraltro prossimo all’attuazione, basato su alcuni “principi fondamentali” accettati da ambo le parti, a partire dalla fine della guerra a Gaza. Nel dettaglio, le ostilità a Gaza dovrebbero concludersi nell’arco di un paio di settimane, al termine delle quali saranno quattro nazioni arabe (tra cui sicuramente Egitto ed Emirati Arabi Uniti) ad amministrare la Striscia di Gaza, in sostituzione della sanguinaria organizzazione terroristica Hamas. Alla leadership di Hamas sarà inoltre imposto l’esilio in altri paesi, mentre tutti gli ostaggi saranno liberati e diverse nazioni in tutto il mondo si renderanno disponibili ad accogliere gli abitanti di Gaza che decideranno, eventualmente, di migrare verso altri lidi.
L’espansione degli Accordi di Abramo porterà, inoltre, la Siria, l’Arabia Saudita e altri paesi musulmani a riconoscere lo Stato di Israele e a stabilire con Tel Aviv relazioni ufficiali. Israele, dal canto suo, dichiarerà la sua disponibilità a una futura risoluzione del conflitto palestinese secondo il tanto inseguito concetto dei “due stati”, subordinatamente alle riforme dell’Autorità Nazionale Palestinese, mentre gli Usa riconosceranno l’attuazione limitata della sovranità israeliana in Giudea e Samaria.
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Se effettivamente dovesse concretizzarsi, come sostengono in queste ultime ore i media israeliani, l’accordo in questione avrebbe realmente una portata epocale, determinando la fine di tutte le ostilità in Medio Oriente, la pacificazione e il consolidamento delle relazioni diplomatiche tra i diversi paesi della regione, la cacciata dall’area dei gruppi terroristici, a cominciare da Hamas, in parte già decimato dalle forze armate israeliane, e la creazione di una solida base per il perseguimento della logica dei due stati.
Un piano talmente ambizioso che giustificherebbe ampiamente l’irritazione palesata da Donald Trump dopo gli attacchi israeliani successivi all’annuncio del cessate il fuoco con l’Iran da parte di Washington, come fa notare lo stesso tabloid Israel Hayom. Del resto, vista l’ampiezza e l’importanza storica della sua strategia, risulta assai difficile poter biasimare il presidente americano, il quale, con l’attuazione dei nuovi Accordi di Abramo, si candiderebbe ufficialmente a ridisegnare il futuro della martoriata regione mediorientale in un’ottica di pace e stabilità.
Salvatore Di Bartolo, 28 giugno 2025
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI



