Tutte le carte segrete sulla Popolare di Bari

Soltanto un paio di settimane fa, la Banca d’italia sperava ancora di salvare la Popolare di Bari e la sua faccia. Giova infatti ricordare come il «fallimento» dell’istituto creditizio pugliese, almeno fino ad ora, non derivi da una mala gestio degli sportelli, ma dal fatto che proprio l’istituto di vigilanza, cinque anni fa, le impose con la sua moral suasion di acquisire la banca Tercas. Tercas ha portato sì in dote 250 mila nuovi correntisti, ma soprattutto perdite per 750 milioni e sofferenze per 1,4 miliardi.

E proprio per le sofferenze bancarie, semplificando, oggi la popolare di Bari muore. Banca d’Italia ha cercato fino all’ultimo di salvare Bari e se stessa. E nel documento che pubblichiamo si vede lo sforzo, poi rivelatosi velleitario, di gettare la palla più in là. Per prima cosa era necessario mettere in opera alcune operazioni «tattiche» per far sì che entro la fine dell’anno la banca non fosse costretta a portare i libri in tribunale. Ad aiutarla un soggetto pubblico, il Medio credito centrale, e uno di origine bancaria e cioè il Fondo interbancario. Il Medio credito avrebbe dovuto in meno di una settimana individuare circa 600 milioni (ma la cifra è incerta) di crediti in bonis (cioè prestiti che non danno problemi) nei bilanci della Popolare e comprarli. In questo modo avrebbe alleviato i cosiddetti assorbimenti di capitale.

Un cronoprogramma da brivido con l’autorizzazione alla cessione crediti che palazzo Kock avrebbe rilasciato il 31 dicembre e con una due diligence di una settimana. Ma non sarebbe bastato a rendere le spalle di Bari sufficientemente larghe. Ecco l’individuazione di una seconda operazione tattica. Questa volta sarebbe stato coinvolto il Fondo interbancario, che avrebbe dovuto iniettare 50/70 milioni di capitale fresco nella banca. In questo caso tutto si sarebbe dovuto risolvere entro il 20 dicembre, con il consiglio di amministrazione della banca che emetteva il nuovo capitale (in realtà si chiama tecnicamente AT1 ed è uno strumento finanziario cosiddetto ibrido) e il comitato di gestione del Fondo che docilmente lo avrebbe dovuto sottoscrivere.

Due operazioni tattiche, come dice esplicitamente il regolatore. Una volta scavallato l’anno ci sarebbe stato più tempo per mettere con calma in sicurezza la Popolare, con un’operazione questa volta strategica, che prevedeva tra l’altro la trasformazione della popolare in spa. Entro l’11 maggio del 2020 e attraverso aumenti di capitale dedicati, gli stessi salvatori Mcc e Fondo, lo avrebbero sottoscritto per diventare azionisti stabili della banca pugliese. Alla fine il piano è saltato e la banca è stata commissariata. Con grande clamore mediatico: esattamente ciò che non volevano a Roma.

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Pop Bari : Tesi di Visco non convincono – Ottobre rosso
27 Dicembre 2019 16:06

[…] è accaduto il 13 dicembre. Dal famoso audio registrato il 10 dicembre, ma anche da quanto riportato da Nicola Porro sul suo sito, emerge un quadro di sostanziale controllo della situazione. Con […]

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Verità e bugie sulla Popolare di Bari (BPB). L'analisi di Liturri - Startmag
22 Dicembre 2019 8:34

[…] è accaduto il 13 dicembre. Dal famoso audio registrato il 10 dicembre, ma anche da quanto riportato da Nicola Porro sul suo sito, emerge un quadro di sostanziale controllo della situazione. Con tanto […]

Achille
Achille
19 Dicembre 2019 15:21

Non vedo perché dobbiamo pagare noi italiani. Lo sbaglio è stato della Banca d’Italia che non ha fatto tutti i controlli, allora paghino i dirigenti della Banca d’Italia che hanno sbagliato ma paghino coi loro soldi

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Le balle di Giuseppi sulla Popolare di Bari – GesPra
16 Dicembre 2019 18:39

[…] Salvano la Popolare di Bari e ci raccontano la seguente dei 900 milioni per il sud. Spero che nessuno di voi ci creda. Nel […]

Giacomo Cambiaso
Giacomo Cambiaso
16 Dicembre 2019 15:10

Chi o cosa si salva? dubito che gli azionisti si salvino, giustamente, mentre gli obbligazionisti forse dovrebbero rimetterci effettivamente, ma non dove il fallimento sia dipeso da fattori che la vigilanza poteva e doveva far modo di evitare. Per finire correntisti e magari una parte della forza lavoro, sacrosanto per i primi, utile per i secondi cosi’ da evitare un ennesimo bagno di sangue sull’occupazione locale gia’ abbastanza provata dalle vicende della vicina Ilva. Ma la questione piu’ rilevante e’ un’altra, mi riferisco a quella dei soldi dei contribuenti che verranno usati per salvare l’ennesima (pare) banca mascalzona. Domanda per gli illuminati che gridano vendetta, ma quando la BCE rattiva il QE ed usa la stampante monetaria per andare a fare shopping sul mercato primario dei bond acquistando obbligazioni della Shell, Daimler ed altri campioni franco-tedesco-olandesi fresche d’emissione chi le paga? Quando si parla di bilancio della BCE, quindi vagonata di titoli di vario genere che include il corporate su larga scala, anche se si parla sempre e solo di titoli sovrani, stiamo mica parlando di soldi dei contribuenti? Chi e’ il terzo contribuente dell’UE? mica quela cicala dell’Italia? Per la cronaca Il 4 novembre scorso, ad esempio, la BCE – stando a calcoli di Craig Rumbelow della M&G Investments – l’Eurotower avrebbe acquistato il 25% (circa 750 milioni di euro di controvalore) dell’ultima emissione… Leggi il resto »

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Le balle di Giuseppi sulla Popolare di Bari - Nicola Porro
16 Dicembre 2019 12:00

[…] Salvano la Popolare di Bari e ci raccontano la seguente dei 900 milioni per il sud. Spero che nessuno di voi ci creda. Nel […]

abj14
abj14
16 Dicembre 2019 3:29

Elisabetta – Rif. sua chiusura : C’est ça la classe !

Sandro Cecconi
Sandro Cecconi
15 Dicembre 2019 20:26

Porro, il sistema bancario nel suo complesso è sottocapitalizzato per circa 100/MLD€. Purtroppo in Italia la c.d. classe dirigente, per me non lo è affatto, agisce all’ultimo momento e nella maggioranza delle volte si trasforma in tragedia.

Mah……