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Ultimo secondo a Sanremo, Italia ultima in Europa

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Il problema non è Ultimo che è arrivato secondo a Sanremo, ma l’Italia che è ultima in Europa. Possiamo anche distrarci con le canzoni ma faremmo meglio a capire che ci sta per cadere addosso il mondo che non è una canzonetta. Ancora un passo avanti e crolla il mondo beat  – diceva una canzone di molti secoli fa –  sei come una meteora che passa e se ne va.

Il governo degli ultimi che sono diventati primi facendoci diventare ultimi se la canta e se la suona, ma tutti sanno che o la musica cambia o tutti – imprese, famiglie, chi ha e chi non ha, ricchi e poveri, Beatles e Rolling Stones – saremo suonati. Il guaio è che il governo dei musicisti senza talento sta in piedi perché non c’è un’alternativa praticabile. Il guaio ancora peggiore è che lo stesso consenso di cui gode il governo Conte-Salvini-Di Maio – più simile alle Sorelle che ai Fratelli Bandiera –  è il frutto di un metodo sondaggistico e non una reale corrispondenza di amorosi sensi tra elettorato ed esecutivo (o popolo e stato, come piace dire ai sovranisti con i soldi degli altri).

Detto in due parole: la squadra del Capitano e dello Statista, che hanno il maggiordomo di palazzo a Palazzo Chigi, vince perché gioca da sola ma i suoi consensi calerebbero subito se “scendesse in campo” un’altra squadra capace di mettere la palla al centro: il lavoro produttivo.

La strada sulla quale cammina il governo è la via della recessione. Fino a quando Matteo Salvini potrà continuare a camminare come se nulla fosse su questa corda tesa nel vuoto? La domanda ce la poniamo noi ma anche Silvio Berlusconi che crede ancora nella validità del centrodestra unito in omaggio al realismo politico del quale è stato ed è tuttora il maggior interprete. L’ex leader dell’ex centrodestra sa bene, infatti, che la forza politica e sociale del ministro dell’Interno è legata a doppio filo all’elettorato settentrionale che con la destra produce e con la sinistra paga il reddito di cittadinanza; che da un lato lavora e dall’altro lato è supertassato. La “questione settentrionale” rappresentata da Salvini e la “questione meridionale” rappresentata da Di Maio oggi trova una composizione sulle spalle degli italiani e il fallimento dell’Italia. E, allora, camminando con piglio sicuro e perfino arrogante sulla via della recessione  – così simile alla “via della schiavitù” del socialismo irreale – fino a quando reggerà il patto, ora detto ora taciuto, tra il Capitano e il Nord?

Più il tempo passa, meno si potrà evitare la domanda. Salvini potrà anche non rispondere ma sarà la realtà dei fatti a rispondere perché i fatti – quei fatti che sono sempre duri a morire, come amava ripetere Popper ai demagoghi e ai parolai – non si fanno distrarre né da una barca in mezzo al mare, né da un festival canoro in cui Ultimo non è primo, proprio come gli italiani che sono ultimi in Europa con il triumvirato o, meglio, il trio Conte-Salvini-Di Maio che voleva abolire la povertà e sta abolendo la ricchezza italiana.

Giabcristiano Desiderio, 10 febbraio 2019