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Un decreto liquidità senza soldi

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Assistiamo al teatro dell’assurdo con una narrazione svincolata dai canoni della razionalità che si esibisce in forme di acrobazia logico-consequenziale. Come valutare l’intemerata diretta televisiva del presidente del Consiglio Giuseppe Conte contro Salvini e la Meloni, pur condividendo con loro il “no” aprioristico al Mes, se non in una struttura drammaturgica che rinuncia al nesso logico? Come non reputare schizofreniche le critiche della sinistra, la stessa sinistra che nel momento di insorgenza del virus sottovalutava gli appelli alla prudenza e con frivolezza incoraggiava gli aperitivi affollati, alla volontà di apertura in sicurezza manifestata dal governatore della Lombardia Attilio Fontana.

Il governo e i suoi esponenti politici dopo aver con dissennatezza sottovalutato l’esordio del fenomeno epidemico, minimizzandone il pericolo per agitare l’estrosa denuncia di un’emergenza xenofoba, reiterano le omissioni sul versante dell’infezione economico-sociale che si trasmette dalle aziende ai fornitori e da questi ai professionisti in una escalation recessiva che gli organismi internazionali stimano in una perdita del Pil di 10 punti.

Il premier Conte partecipa al Consiglio europeo violando la legge n. 234 del 2012, che lo obbliga ad informare le Camere e ad accoglierne gli indirizzi in riferimento alle decisioni da assumere in ambito europeo, ed usurpando le prerogative parlamentari con la complicità di quei partiti che a sinistra si sono appropriati per usucapione del titolo di “democratico” pur profanando la grammatica della democrazia. L’avvocato di Volturara Appula è stato persino bocciato dal giurista ed ex membro della Corte costituzionale Sabino Cassese che ne ha stroncato i decreti adottati per gestire l’emergenza sanitaria, definiti “frutto di poteri illegittimi”.

Il decreto Liquidità del 6 aprile scorso, annunciato con enfasi per la potenza di fuoco che avrebbe generato, si sta rivelando un bluff. Nell’intenzione del governo la garanzia pubblica alle banche per erogare prestiti alle imprese avrebbe dovuto mobilitare 400 miliardi, ma dalla relazione tecnica allegata al decreto si evince una leva finanziaria di 2,7 miliardi che è insufficiente ad originare il volume di credito proclamato da Conte. Abbiamo, dunque, un decreto Liquidità senza liquidità, asciutto, inaridito e prosciugato nelle fonti necessarie ad idratare le attività economiche.

Il 23 aprile i Capi di Stato e di governo si riuniranno per negoziare gli strumenti finanziari funzionali ad “arruolare” almeno 1000 miliardi in sostegno della ripresa economica. Il governo parteciperà senza un indirizzo deliberato dalle Camere e Conte tenterà, con la sponda dei paesi del sud e della Francia, di incassare dei risultati spendibili sul fronte interno per neutralizzare il processo di surrogazione con Mario Draghi.