Un Paese alle prese con il metodo “pecora”

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Il metodo della pecora, non quello scientifico, è quello a cui dovremo abituarci. Esso consiste in un paradigma semplice quanto folle: quando c’è un problema complesso da risolvere, prima lo si nega, poi lo si affronta con soluzioni semplici che affondino le proprie radici in un passato idealizzato e antico.

Il metodo della pecora è quello adottato dalla giunta Raggi a Roma, per cui la situazione devastante del verde pubblico si può risolvere introducendo nei parchi delle bestiole che svolgano il loro mestiere. Brucando. Il nostro, che sarebbe pensare, non conta. Tanto che, invece di seppellire in una gigantesca risata la soluzione, siamo a discuterne, con Coldiretti a favore, animalisti contro e cosiddetti esperti alla ricerca di soluzioni, cioè bestie, alternative.

Il metodo della pecora, più che il Nimby, compare qua e là nel programma di governo gialloverde. È un impasto di retorica verde e localismo, che prospera sotto il grande cappello dell’antimodernità e dell’antiscentismo. Come si può pensare di combinare No Vax con istruzione: la seconda non esiste se si mette in discussione la scienza, che reputa il No Vax una bufala. Altro animale rivalutato.

Come si può conciliare una grande fabbrica come l’Ilva con ipotetiche riconversioni bucoliche? Come si può immaginare un Paese senza infrastrutture su cui il programma chiede di fare ancora discussioni? I confini economici hanno lasciato spazio ad una geografia che è basata sulle reti e noi siamo ancora a discutere se fare un buco tra Liguria e Lombardia.

Abbiamo ancora il coraggio di questionare su un tubo di 8 chilometri e per di più interrato che ci darebbe un’alternativa al gas del Nord. Il rischio è che nei prossimi anni la battaglia politica in Italia sarà tra il modello digitale e il modello della pecora. Secondo un recente sondaggio Swg, commissionato dall’Osservatorio infrastrutture, il 65% degli italiani e il 51% dei pugliesi sono a favore della Tap. Il bicchiere resta mezzo vuoto.

Come è possibile che in un Paese scolarizzato e in un popolo così industrioso come quello pugliese, ci siano ancora così tanti cittadini contrari al sotterramento di un tubo?

È il metodo pecora, che non vuole tubi, non vuole acciaio, non vuole rifiuti e, nel frattempo, non vuole termovalorizzatori, non vuole vaccini e non vuole strade ferrate, odia trivelle, ogm e olio di palma e sogna appunto le pecorelle. E a forza di contarle ci addormenteremo. Per sempre.

Nicola Porro, Il Giornale 19 maggio 2018


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5 Commenti

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  1. Si sono situazioni incredibili, il presidente della regione Puglia mi è sembrato una persona seria, e quindi non capisco le sue assurde prese di posizione, solo per ascoltare quattro scalmanati contrari a tutto???

  2. Ma qualcuno si è chiesto quante zecche porteranno le pecore ai “nostri piccoli amici a 4 zampe”? ed anche a noi uomini e donne?. Ma sanno quanti pericoli questo cpmporta? Forse le pecore le hanno viste solo nei cartoni animati .
    DILETTANTI allo sbaraglio

  3. No tav, no tap, no vax, no Ilva, no rigassificatori, no ogm, no mose, no voucher scolastici, no kids, si invece banda larga, rete per pc tablet e cellulari, riscaldamento e climatizzazione, car sharing, pos, home banking, cibi bio vegani, lavorare meno lavorare tutti… la realtà ci può insegnare qualcosa?

  4. Sfortunatamente i limiti della democrazia proporzionale ci imporranno le conseguenze disastrose del vangelo del NO a tutto, nella maggior parte NO a ciò che è ragionevole, utile e/o addirittura necessario.

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