Difendere i confini non è di destra o di sinistra, difendere i confini è il più banale dovere di uno Stato per garantire la convivenza civile. Questa la summa della lettera congiunta della premier Mette Frederiksen, capo dei socialdemocratici danesi, e Giorgia Meloni. Un inno all’onestà intellettuale e ad un approccio politico con la P maiuscola, quello di chi si occupa del proprio Paese guardando all’interesse dei cittadini e considerando le altre compagini come soggetti politici con cui dibattere sui temi e con i quali si può anche convergere.
Meloni e Frederiksen sono le uniche due donne premier nell’Ue; riconoscono la loro diversa estrazione politica, l’appartenenza a culture differenti, rivendicano le loro identità, ma soprattutto riconoscono la necessità comune di difendere i confini dell’Europa. Condannano gli effetti dell’immigrazione illegale a partire dagli impatti negativi sulle società in termini di microcriminalità, di pressione insostenibile sui servizi pubblici essenziali, di impatto sul welfare, di sicurezza pubblica e di degrado urbano e sociale dovuto alla contaminazione incontrollata di chi arriva in Europa illegalmente e rifiutando con orgoglio il nostro background valoriale. E soprattutto non accettano che i propri Paesi siano terra di conquista, vittime dell’immigrazione incontrollata che tanti buoni samaritani senza voti in patria hanno caldeggiato per anni al fine di racimolare qualche milione di nuovi elettori regalando cittadinanze a destra e a manca. Giorgia e Mette rivendicano la cultura occidentale di matrice cristiana e sottolineano che il rispetto della legge debba andare di pari passo col rispetto dei valori europei. La soluzione che promuovono non è altro che la linea Meloni sui centri in Albania: l’implementazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi, accelerare le procedure per i rimpatri dei clandestini, cooperazione con i Paesi d’origine. “This is the right path to protect Europe and our common values”, chiosano, indicando la strada per proteggere l’Europa e il suo bagaglio culturale.
E questa è soprattutto una lezione di metodo per certa sinistra nostrana che l’opposizione la intende come scontro aprioristico e meramente ideologico, non dibattito costruttivo (che spesso è condivisione) sui temi importanti. Fosse per loro, sull’onda del fanatismo globalista del mondo senza frontiere, sull’onda santificatrice di Merz che pretende di sfollare i suoi migranti mandandoli in Italia, sull’onda della truffa retorica che scambia per “fratellanza universale” la nuova forma di schiavismo che loro definiscono “inclusività”, sull’onda dell’idolatria Shancheziana che si inventa dall’oggi al domani milioni di regolarizzazioni ed è il responsabile numero uno del disastro Ceuta, semplicemente saremmo invasi.
Il pragmatismo scandinavo, la sinistra mediterranea se lo sogna: status di rifugiato temporaneo, obiettivo “zero asilo” per gli arrivi irregolari, leggi anti-ghetto per ridurre le concentrazioni di stranieri in un unico quartiere. Queste le misure simbolo del pugno duro degli ultimi tempi sull’immigrazione da parte dei socialdemocratici al governo in Danimarca partito dall’analisi dei dati sulla criminalità: indici legati ai flussi migratori che evidenziano come i discendenti maschi da paesi non occidentali siano sovrarappresentati nelle statistiche riguardo fattispecie criminose rispetto alla dimensione del gruppo di popolazione, per circa il 160%. Chi glielo spiega a Schlein, Conte e alla sinistra italiana centrosocialara che in Italia i numeri sono anche peggiori? I cittadini stranieri residenti sono circa il 9% della popolazione ma commettono il 35% dei reati (percentuale che sale al 50% per rapine e furti) e rappresentano il 32% dei detenuti negli istituti di pena. E i dati, ovviamente, sottolineano che oltre il 70% dei reati imputati a stranieri vengono commessi da clandestini in posizione di irregolarità sul territorio nazionale.
È da studiare sociologicamente questa differenza d’approccio tra la sinistra del Sud e quella del Nord Europa. Saremmo felici se quella meridionale iniziasse a seguire i suoi analoghi più saggi e a fargli le spese.
Francesco Catera, 10 agosto 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


