Non dimentico le due standing ovation, una a Milano l’altra al Petruzzelli, a Bari, quando mi ripresentai alla Ripartenza in corso di malattia: si alzavano per salutarmi, perché ero ancora vivo. La presi con ironia ma fu un attimo fuggente e devastante insieme, lo sapevo che erano affettuosi, che non c’era malizia, ma io mi sentii lo stesso morire.
D’altra parte, certi, molti non mi perdonano d’essere rimasto in questa valle sempre più di lacrime a rompere i coglioni: avrei “tradito” il vaccino per averlo denunciato come causa del mio cancro una volta assunto. “Beh? Hai il cancro? Ma turbo? Beh, perché sei ancora qui?”. Ma io non ho mai detto a nessuno cosa fare, se mai avevo denunciato immediatamente l’intollerabile, ma tollerata, svolta repressiva non sul vaccino in sé ma sull’averlo reso obbligatorio a pena di punizioni corporali o altrimenti concrete che, come disse il viceministro Sileri, come dicevano in tantissimi, erano tese a “rendere la vita un inferno” negando il lavoro, il pane, perfino l’aria che respiravamo.
Furono ignobili quelle violazioni, erano fuorilegge, ma il nostro Capo dello Stato, infallibile, flautava “non si invochi la libertà per non sottoporsi a vaccinazione”. Adesso, per bocca dell’ex capo di Aifa, l’istituzione tenuta a vigilare sull’efficacia dei farmaci nonché sulla non pericolosità degli stessi, abbiamo la conferma che quel farmaco particolare, quel vaccino che poi era un siero genico, dove l’rMNA messaggero arriva a creare mutazioni del DNA, dove la proteina spike gira in eterno nell’organismo a caccia di patologie latenti da accendere, da scatenare, adesso abbiamo la conferma che quel farmaco non bloccava il contagio.
Ma non era solo inutile, peggio, era velenoso, era letale. “La trasmissione del virus non è bloccata. Di quanto si riduce? Di un po’. Bon, mi fermo qui”. Bon, come a dire non rompetemi più i coglioni, che vi ho già dedicato troppo tempo. E lo dice, il Magrini, con la ruvida sbrigatività di chi si ritiene sempre potente, bon, per dire non è importante, non fatela lunga, che sarà mai?
Sarà che, come dice Nicola nella Zuppa, allora quella narrazione provvidenzialistica, fondata sullo stato di necessità, “l’idea di vaccinare tutti per fermare la trasmissione del virus e costruire l’immunità di gregge forse era una stronzata”. Non solo una stronzata, dalle ammissioni sfuggite a Magrini esce per una gigantesca truffa del potere nel suo complesso sulla pelle di 60 milioni di creature messe in cattività, impazzite, rinchiuse come quei poveri maiali il cui muso si vede spuntare sui camion in autostrada, dirette al macello. E al macello già eravamo stati indotti quando, sorridenti, sciamavamo a farci vaccinare confidando di salvarci. Mentre “loro” sapevano che era tutto inutile e però rovinoso.
Lo sapevano e più lo sapevano più coprivano, mentivano. Ho un archivio sul quale costruisco i miei libri di denuncia e ritrovo alcuni titoli di giornale in sequenza: “Vaccino Covid: protetti dalla prima dose”; “Adesso c’è la conferma: la doppia dose di vaccino protegge dalla malattia”; “L’Ema: la terza dose di vaccino dopo tre mesi è sicura ed efficace”; “Covid, over 60 in fila per la quarta dose: troppi contagi, è necessaria”. Il giornale è Repubblica, ti pareva, e molti di quegli over 60 non ci sono più o ci sono a stento, me compreso. E non mi ero vaccinato per allegria ma per disperazione, non potevo più lavorare, operare, badare a una madre con demenza totale, io me li ricordo quei giorni, quegli anni d’abisso, che, per quanto mi riguarda, preparavano altri anni di un abisso ancora più fondo. E sapevo che l’avrei pagata, ma come fare altrimenti? Su questo ricatto lo Stato ha deciso come schiacciarci e di che morte farci morire, ciascuno in ragione delle sue scelte. Ma era un gioco a somma negativa, comunque non ti salvavi.
Il governo reprimeva, il Colle avallava, la magistratura garantiva, per diretta, postuma ammissione. E tutto era inutile, deleterio, e fuorilegge. Oggi chi è malato e irreversibilmente malato, chi sa che non guarirà, non ottiene nessuna dignità, nessuna giustizia, tanto meno in forma di risarcimento.
Quanti, dopo avere assunto plurime dosi, si ritrovano in carrozzina o in stampelle, o, come il sottoscritto, costretto a trascinarsi dopo due anni sempre al braccio di qualcuno, sentendosi disfare giorno dopo giorno per mille cause, mille effetti conseguenti, perché la chemio per far vivere ti uccide, lentamente ma ti uccide, quanti dicevo ridotti in simili e peggiori condizioni si sentono irridere, insultare, minacciare, perfino definire assassini. Proprio loro, vittime di un olocausto di Stato. L’ex ministro Speranza, quando gliene chiedono conto, risponde con insofferenza: non sono più ministro da tre anni, andatevene. O se ne va lui senza rispondere.
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Che dirà adesso? Che dovrebbe dire Mattarella, insieme ad ogni personaggio della politica, della cosiddetta scienza, dell’informazione, del gossip, del circo narcisista di fronte alle rivelazioni, in effetti conferme, di Magrini di fronte alla commissione Covid? Dovrebbero solo chiedere scusa e sparire. Tutti. Invece non diranno niente. Piuttosto insistono, più rabbiosi, più canaglieschi che mai. Nessuno ha mai tradito l’ombra di uno scrupolo.
Molti contestano apertamente quella commissione con argomentazioni di stampo mafioso, teorizzando l’omertà di un inganno tradotto in una strage diffusa i cui effetti, già spaventosi, siamo ancora lontani dal poter valutare nella loro allucinante completezza: malati e vittime cresceranno inesorabilmente negli anni, come alcuni scienziati, autentici, avevano correttamente avvertito.
Come si spiegano altrimenti le migliaia di ricerche che confermano, da tutto il mondo, l’esplosione, tra le altre patologie, di tutte le forme tumorali negli ultimi 4-5 anni? Cosa pensare se nelle sole, piccole Marche, nelle quali sopravvivo, si registrano 11mila nuovi casi di cancro ogni anno, in progressione esplosa dal 2021? Cosa, se io personalmente nel corso di una seduta di chemio mi sentii dire da un sanitario “certo che da 3 anni voi leucemici, voi oncologici del sangue non sappiamo più dove mettervi”? Eh, già, chissà che era successo.
Dalla mia esperienza ho tratto un monologo teatrale nel quale leggo sia i messaggi dei miei compagni di malattia, molti dei quali nel frattempo scomparsi, sia quelli di odio disumano, la banalità del male totalitario, ricevuti in quel tempo atroce. Centinaia di messaggi vergognosi citati per nome, cognome e professione. Sono dieci minuti devastanti per me che li leggo come per chi li ascolta e non c’è volta in cui il pubblico non crolli in un pianto corale, senza freni, senza ritegno, tutti, anche uomini maturi: cosa ci hanno fatto, come hanno potuto arrivare a tanto? E a terrorizzare è la strisciante sensazione che tutto potrebbe tornare, che potrebbe ripetersi anche peggio di allora.
Io sconto l’ostinazione nel restare vivo, ma a carissimo prezzo: ho perso collaborazioni, per ogni data che riesco a concludere dieci saltano, nessuna amministrazione, nessuna associazione vogliono sentir parlare ancora di quella vergogna che coinvolse molti. Meglio rimuovere.
A maggior ragione oggi che la narrazione si è dimostrata “una stronzata” che poi era un atrocissimo inganno, una miserabile bugia. Ma se lo dici saltano fuori gli stessi provocatori di allora, di sempre, “Iiih. Dove sono le prove. Hai preso le goccine?”. Le goccine le ho prese in una siringa e se le avete prese anche voi non dubitate, presto o tardi lo saprete; se no, se avete fatto solo finta, siete due volte vigliacchi. “La trasmissione del virus non è bloccata. Di quanto si riduce? Di un po’. Bon, mi fermo qui”. Bon, e per le vostre menzogne, esimio Magrini, io sto morendo?
Max Del Papa
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