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Vaccini: l’Italia primeggia, ma gridano ai no vax

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Sono lontani i tempi delle velleità di Conte e soprattutto Arcuri con le sue primule e le sue gabole, oggi la militare efficienza del generale Figliuolo fa marciare i vaccini come treni e così il New York Times ha pubblicato una classifica che vede la misera Italia primeggiare: partita disastrosamente, a furia di colpi di reni ha affiancato e poi superato Paesi europei in fama di efficienza, come la Germania, la Francia; in Giappone hanno i loro guai perché sono indietro e devono organizzare Olimpiadi, peraltro già rinviate, come funerali, e altri Stati piccini piccini quali Islanda, Malta, Emirati, hanno i loro problemi. Insomma, nelle Olimpiadi della immunizzazione, siamo ben medagliati e qui, va ripetuto sempre ad uso del cretino, non si discute della sacra formula, non si prende posizione pro o no vax, qui si parte da un dato di fatto, la gioiosa macchina da guerra vaccinale, per introdurre un problema: se siamo così ben messi, e lo siamo, che senso ha questo terrorismo sanitario rifiorito più rigoglioso che mai?

La caccia agli indecisi del vaccino

A che pro accanirsi con accenti carogneschi, isterici, contro i dubbiosi, gli incerti, gli scettici, tutti rubricati come novax, che poi negli intendimenti di Burioni sono sorci e in quelli di chi gli va dietro sono sottouomini, untermenschen come i nazisti definivano gli ebrei? Perfino la indiscutibile senatrice a vita Liliana Segre, non perde occasione per delirare come vuole il Pd, suo partito di riferimento: “Follia paragonare i vaccini alla shoah, se uno vuol vedere il complottismo ovunque, beh, resti a casa. Non esca. Non vada nel mondo. Non danneggi gli altri. Poi, lo so, chi si comporta così non si preoccupa degli altri”.

Veramente, cara senatrice, qui la furia di stampo razzista sembra travolgere tutti quelli che non aderiscono acriticamente al sacro elisir, la pozione magica. “Novax” è diventato un termine di paragone per il disprezzo, intendendosi i malati di mente, i diversi, i difettosi, i maligni, gli infami. E davvero non si capisce tanto sforzo, considerando che i novax in senso stretto sono pochi come lo sono le frange fanatiche fisiologiche in ogni società evoluta, si fa per dire. Gli altri sono, appunto, incerti, gente che vorrebbe saperne di più e non si orienta e non può orientarsi perché intorno sente solo esaltati che, a zanne scoperte, si scagliano gli uni contro gli altri. Un cafarnao, una giostra fuori controllo di propagande, di complotti, di deliri in un senso e nell’altro. Ormai non ci si chiede più come stai, che fai ma ti sei vaccinato, il che significa come la pensi, chi voti. E cascano come foglie d’autunno amicizie consolidate, ingiallite dal reciproco sospetto. Le manifestazioni dei giorni scorsi sono state frettolosamente derubricate a raduni di pochi novax e invece c’erano, e ci saranno, migliaia e migliaia di persone e fra queste molti che novax non lo sono per niente anzi si sono pure vaccinati, il che aggiunge credibilità a una protesta che non è sull’inoculazione ma sul green pass, che fuori dalla formula alla vasellina è un lasciapassare, qualcosa che limita la libertà personale e ha l’aria di essere solo un viatico, un presupposto per quello che verrà dopo.

Cosa nasconde l’uso del green pass

A che serve imporre un lasciapassare se stiamo tra i più immunizzati al mondo? Se i numeri non giustificano l’isteria? Se gli ospedali sono sotto controllo e i reparti di terapia intensiva molto sotto il livello di guardia? È evidente che la criminalizzazione nasconde altri intenti, che poi sono sempre i soliti: la voglia di continuare a comandare senza legittimazione popolare; il terrore di perdere visibilità, potere e vantaggi, anche economici, che ne derivano; il timore che i soldi dall’Europa non arrivino poi in tutto il loro splendore, e ancora i favoleggiati ristori sono poco più o poco meno di una chimera; il tentativo di rimodellare la società italiana secondo dettami che rispondono ad una sorta di neomarxismo di risacca, tutto statalizzato, tutto controllato; l’intento etico che porta i cittadini a dipendere anche moralmente da chi li governa; l’incapacità di intervenire sui colli di bottiglia, quali la burocrazia parassitaria, l’adeguamento delle strutture ospedaliere, di quelle scolastiche, di un trasporto pubblico in grado di funzionare, possibilmente in sinergia con la controparte privata; eccetera. Tanti, troppi eccetera. In due parole, chi al potere ha scoperto che è molto facile controllare gli italiani, basta terrorizzarli: e non intende rinunciarci, anzi se possibile vuole applicare la strategia in ogni stagione e per ogni questione.