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Vi spiego perché sul sofagate ha ragione Erdogan

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Non capisco tutta questa stizza – non so se internazionale, ma sicuramente italiana da femministe pidiote – per la Ursula Von der Leyen trattata, a dire delle medesime, a pesci in faccia da Erdogan. Le donne che hanno protestato testimoniano inequivocabilmente la superiorità femminile e l’esigenza irrinunciabile, per la democrazia e la civiltà tutta, delle quote rosa.  E chi sollevasse dubbi in proposito, verrebbe immediatamente zittito dall’esistenza degli uomini femministi. Alla Draghi, per esempio, che con indomito coraggio e raffinato parlare ha, per i fatti in parola, apostrofato Erdogan un “dittatore”. Beccandosi così la patente di raffinatissimo statista dal chiocciare della stampa progressista ed europea.

Ordunque, erano in quattro: due host – Erdogan e il suo Ministro agli Affari Esteri, col secondo subordinato al primo – e due guest – il Presidente della Ue (Charles Michel) e la Presidenta della Commissione medesima (Ursula), con la seconda subordinata al primo. E sulla posizione reciproca dei ruoli non ci piove. Molto attenti all’etichetta, i Turchi avevano predisposto le bandiere della Ue e della Turchia, davanti alle quali hanno disposto due – un po’ scomode a dire il vero – sedie-poltrone e due comodi divani. Le distanze pandemiche erano rispettate. Accanto a ogni sedia e a ogni divano v’era, su una piccola piantana, un microfono. Chiunque, dotato di normale quoziente intellettivo, avrebbe indovinato quale posto occupare. Ed erano posti bloccati, senza possibilità di dubbio alcuno. Erdogan davanti alla bandiera turca, Michel davanti a quella Ue, il Ministro degli Esteri turco alla sinistra di Erdogan, Ursula alla destra di Michel.