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“Vietiamo i jet privati”. Perché Fratoianni dice fandonie

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“A mettere a terra gli aerei terrieri privati si risolverebbe il problema della carenza di energia e dell’inquinamento: due piccioni con una fava. Anzi, tre.

Il terzo piccione di questa storia è il suo autore Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana e socio di Enrico Letta in questa avventura elettorale. Adesso capisco meglio il perché di un’altra delle sue geniali recenti proposte salva Italia, quando disse “lo psicologo gratis per tutti”. A occhio, era un palese conflitto di interessi per risparmiare su una sua importante voce di spesa personale.

Ma torniamo agli aerei privati di cui Fratoianni ha ieri l’altro chiesto di vietarne l’uso. D’accordo vietiamolo. Ma come? Li confischiamo, li distruggiamo a terra o li abbattiamo in volo? No, meglio venderli. Ovviamente all’estero e vietare il sorvolo del nostro spazio. Macché, dicono che non si può fare. Per permette il divieto di sorvolo dovremmo tenere in volo h24 aerei pubblici: i caccia militari.

Ma Fratoianni vorrebbe abolire pure quelli perché sono armati. Vediamo un po’. Niente esplosivi, niente armi: non ci resta che la fionda. Ecco l’idea: Fratoianni non armato munito di fionda, che scruta i cieli pronto a intervenire tipo Robin Hood con l’arco. Ma non una fionda normale, ma un fiondone grosso, enorme, come le cazzate che spara.

Poi passerebbe a dare la caccia alle macchine ma solo quelle private, sopra i mille di cilindrata (per intenderci la Panda base sarebbe salva) e quindi le barche private, escluso pattini e gommoni. Insomma, basta questo assurdo della proprietà privata, che genera ricchezza e inquina pure. Certo, inquina meno delle mucche – lo dice la scienza – che però al momento Fratoianni lascerebbe vivere sia pure da sorvegliate speciali. Ci penseremo dopo.

La ricchezza, un altro tormentone di Fratoianni, va ridistribuita per legge. Non sa lui che fior di studi economici e sociali hanno già dimostrato che se si prendesse tutta la ricchezza del mondo e la si suddividesse in parti uguali tra tutti gli abitanti, nel giro di dieci anni tornerebbe esattamente nelle mani di prima; ci sarà sempre chi ne saprà fare buon uso e chi la dissiperà o la perderà perché incapace. E gli uni e gli altri saranno sempre gli stessi, non si scappa. Un po’ come l’intelligenza: non si può distribuirla o ridistribuirla per legge. Uno o ce l’ha o non ce l’ha. E Fratoianni – per dirla alla Totò – non la ebbe.”