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“Vite in transito”: Fiumicino diventa luogo di solidarietà

L’aeroporto dal volto umano

L’aeroporto non come luogo di passaggio, parentesi tra un meta e l’altra. Ma come microcosmo, luogo popolato di significati, e di una sua specifica umanità. C’è questo ribaltamento, rispetto al punto di vista canonico su uno spazio che frequentiamo tutti più o meno frettolosamente, alla base dell’accordo, rinnovato per il terzo anno consecutivo, tra la società Aeroporti di Roma del gruppo Atlantia, la Caritas della Diocesi di Porto-Santa Rufina e la Parrocchia di Fiumicino, Santa Maria degli Angeli.

Il progetto si chiama appunto “Vite in transito – Il volto umano di un aeroporto” ed è imperniato su un programma innovativo di assistenza alle persone senza fissa dimora che vivono all’interno dello scalo di Fiumicino. Un programma che al necessario sostegno nell’immediato affianca un lavoro di prospettiva per il reinserimento nella società. L’obiettivo è assistere queste persone a trecentosessanta gradi, affinché possano recuperare la dignità della propria esistenza, e ripristinare, quando possibile, le relazioni familiari e sociali. Il tutto accompagnato dall’attenzione al decoro e alla sicurezza dello scalo, con un’ottica virtuosa sia per gli homeless che per i viaggiatori che usufruiscono della struttura. Concretamente, il progetto prevede la presenza di un alloggio di accoglienza che si chiama Santa Maria degli Angeli per chi è  estremamente povero e per un tempo a medio lungo raggio fino ad un suo reinserimento volontario nella società, nel lavoro e nelle relazioni familiari. La struttura è dotata dei servizi essenziali, che funge anche da punto di riferimento per la Caritas.


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Protagonisti dell’opera di assistenza sono infatti proprio i volontari della Caritas, che hanno maturato una lunga esperienza nell’ambito dei rapporti umani e sociali, affiancati dalle forze di Polizia che monitorano le presenze di quanti transitano e stazionano nell’aeroporto. Vengono coinvolti attivamente anche i Consolati dei Paesi di cui sono originari gli emarginati di nazionalità straniera per fornire, ove possibile, i documenti di identità e rintracciare le famiglie. Le compagnie aeree operanti a Fiumicino, inoltre, si sono messe a disposizione per effettuare viaggi di rientro in patria. È così che nascono storie come quella di Hilmo, brasiliano di origine tedesca, che dopo essere giunto a Roma e aver smarrito tutti i documenti, si era rassegnato a “stabilirsi” al Leonardo Da Vinci.

La collaborazione tra la parrocchia di Santa Maria degli Angeli, i volontari della Caritas e il personale di AdR ha reso possibile contattare il consolato brasiliano, far emettere nuovi documenti d’identità e riservare a Hilmo un biglietto di sola andata per il Brasile. Destinazione: la sua famiglia, la sua casa, una nuova, meritata vita. Come ha dichiarato l’ad di AdR Ugo de Carolis, in occasione della presentazione del rinnovato accordo avvenuta il 9 gennaio (giorno dell’arrivo a Fiumicino, con un volo Alitalia, della Statua raffigurante la Madonna di Loreto che sta compiendo la “Peregrinatio  Mariae” negli  aeroporti nazionali in occasione del Giubileo Lauretano): “Quella delle persone senza fissa dimora in aeroporto è una di quelle situazioni in cui come azienda siamo riusciti ad  intervenire, e quindi a trasformare quello che costituiva un  problema di natura sociale in un’opportunità. Apprendere che 26  persone di loro sono riuscite a reintegrarsi nella società per noi è motivo di grande soddisfazione”.

Per dare qualche altro numero, dietro al quale ci sono poi altrettante esistenze: le persone coinvolte nel progetto finora sono circa 145; gli uomini che attualmente si trovano nella Casa di Santa Maria degli Angeli sono 7; 32 persone, uomini donne e bambini, sono state aiutate a ripartire con l’aereo, il treno e il pullman, a queste si aggiungono alcune persone senza fissa dimora presenti stabilmente in aeroporto, monitorate da Caritas e forze dell’ordine in attesa di un rientro a casa. Sembra solo un elenco, è invece il contrasto fattivo a quella che Papa Francesco chiama “cultura dello scarto”, e non a caso nel 2019 Bergoglio ha voluto visitare personalmente la struttura creata da “Vite in transito”. Che poi, a pensarci, sono le vite di tutti.

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