L’Italia dispone di uno dei sistemi di welfare più avanzati d’Europa ma, perché possa reggere all’impatto di fattori quali l’invecchiamento della popolazione, il Paese deve trovare 176 miliardi addizionali entro il 2030. In caso contrario tanti dei servizi oggi assicurati ai cittadini diverranno insostenibili; a partire dal sistema sanitario e previdenziale. A fare i conti è l’ultima edizione de Think Tank “Welfare, Italia”, sostenuto da Unipol Gruppo e curato da The European House – Ambrosetti. Prima dei numeri, una premessa: la filiera estesa del welfare italiano, composta da oltre 425mila enti, dà lavoro a oltre 4,3 milioni di persone per un valore della produzione che supera i 200 miliardi.
Il sistema manca di lungimiranza
Analizzando il bilancio pubblico emerge che la quasi totalità della spesa per il welfare (78,9%) è assorbita dalla “gestione del presente” contro il 21,1% lasciato alla “costruzione del futuro”, ovvero rivolto alle nuove generazioni. Anzi appena l’8% della spesa sanitaria pubblica è destinato alla prevenzione. Una situazione peraltro distante dalla stessa media europea, dove le spese correnti si fermano 6,1 punti percentuali sotto il livello record italiano e quelle per il futuro si attestano attorno al 27%. Il nostro Paese è inoltre chiamato a reclutare tra 250mila e 440mila tra infermieri, medici e docenti per stare al passo con i tempi e la digitalizzazione.
L’investimento migliore è quello nella prevenzione
Ogni euro investito in prevenzione genera un ritorno di 14 euro sull’intera filiera socio-assistenziale del Paese, calcola il Think Tank “Welfare, Italia” sostenuto dal gruppo assicurativo presieduto da Carlo Cimbri. Proprio la prevenzione rappresenta quindi una leva fondamentale per invertire l’attuale situazione che vede l’Italia essere il primo Paese tra i Big-4 europei per incidenza della spesa in previdenza sul Pil (16,2% vs 12,3%). Al contrario, la Penisola è ultima sia per le risorse destinate all’istruzione (4,1% del Pil, rispetto al 4,6% medio dell’Eurozona) sia nelle politiche sociali (rispettivamente 5,7% e 7,3%) e penultima per la sanità (7,1% e 7,9%). Una “parsimonia”, quella verso l’istruzione, che non può certo aiutare la cronica carenza di manodopera specializzata, di tecnici e di esperti Stem denunciata dalle nostre imprese.

Il welfare assorbe più della metà della spesa pubblica
In particolare, in Italia il welfare (inteso come Sanità, Politiche Sociali, Previdenza e Istruzione) ha rappresentato la principale voce di spesa pubblica con 662,7 miliardi di euro (57,9% del totale) nel 2023. La spesa previdenziale assorbe la metà delle risorse (50,9%), quella sanitaria il 20,9%, quella in politiche sociali il 16,1% e quella in istruzione il 12,1%. Una tendenza confermata al 2030, quando si prevedono risorse aggiuntive così ripartite: 60,6 miliardi di spesa previdenziale, 19,8 miliardi per la sanità, 6,8 miliardi per le politiche sociali, 7,6 miliardi per l’istruzione.
Si allarga il divario tra Nord e Sud
Il fattore del welfare è strategico, anche per rispondere a un divario tra le diverse aree del Paese che si sta allargando. L’amministrazione territoriale con il punteggio più elevato nel Welfare Italia Index 2023 è la Provincia autonoma di Trento, seguita dall’Emilia Romagna e dalla Provincia autonoma di Bolzano; in coda al ranking invece la Basilicata, la Campania e ultima la Calabria. Non solo si è polarizzato il divario ormai pari a 23,6 punti, tra le regioni al top e in fondo alla classifica. Uno degli effetti immediati è la migrazione sanitaria da Sud verso Nord alla ricerca di cura migliori.
Tre mosse necessarie per colmare il gap
Da qui le tre priorità per il Paese tracciate dal Think Tank “Welfare, Italia” supportato da Unipol. Punto primo: introdurre una normativa nell’ambito della Long-Term Care che la renda di tipo mutualistico collegata ai Fondi pensione o a quelli di sanità integrativa; occorrono a tale scopo una polizza di base obbligatoria, maggiori agevolazioni Irpef e incentivi per le imprese. Punto secondo: definire un piano strategico sulla formazione delle competenze del welfare che focalizzi il cambiamento indotto dall’evoluzione tecnologica e digitale. Punto terzo: creare un punto di accesso unico digitale per i servizi di welfare come obiettivo di digitalizzazione del Paese.

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Il Presidente del Gruppo Unipol, Carlo Cimbri





