Whatsapp e la privacy: l’ultima trappola dei censori del Web

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Mentre a Donald Trump vengono bloccati i profili social Facebook, Twitter e Instagram, contraddicendo il principio alla base di ogni democrazia (la libertà di espressione), Whatsapp decide di modificare le condizioni di utilizzo del servizio. Ecco quali sono i rischi di questa operazione.

Francesco Giubilei, 9 gennaio 2020

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32 Commenti

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  1. Un Articolo in linea con il moderno modo di communicate: prendere delle affermazioni oggettive, metterle insieme in maniera causale, facendone uscire una versione distorta. A che pro? A cosa e chi serve questo Articolo? A farsi vedere.

    Le piattaforme citate Sono private ( come detto nell’articolo)
    Ognuno di noi sceglie di utilizzarle o meno.
    La ragione per cui le si utilizza é perché Sono facili, popolari e gratuite
    Gli amministratori hanno il diritto di stabilire le regole di accesso Al servizio che loro mettono a disposizione, che ha il solo obbligo di sottostare Alle leggi del Paese in cui l’utente é residente
    Ognuno di noi puô decidere di non utilizzare tali piattaforme.

    Non essendo piattaforme pubbliche, possono decidere a chi dare accesso o meno.

    Personalmente ritengo che le scelte fatte siano una presa di coscienza importante. Perché come emerso Nel “Black Life Matters” non Basta non essere razzisti a casa propria ma bisogna anche avere il coraggio di esprimere la propria opinione a difesa dei principi. E credo che queste piattaforme lo stiano facendo. Possiamo non essere d’accordo ma stanno esprimemdo la loro opinione oscurando ció che a loro sembra non corretto.
    Noi siamo quelli che abbiamo dato potete Alle piattaforme stesse. Ma noi siamo gli utenti e non I detentori.

    Questioni rilrvanti da risolvere:
    Le leggi Della privacy che cambia da nazione a nazione e difficile stabilire I confini Nel web

    L’uso dei dati, e l’etica che sottostà Alla fruibilitá dei servizi

    La parte fiscale: controllare e tassare il mondo del web

    Queste Sono questioni che tutti I Governi stanno affrontando, ognuno a modo loro. L’elaborazione necessita piû di poche righe o minuti. E va affrontato con dati e strumenti ( legali e fiscalia) adeguati.

    Restano aperti

  2. Per Antonio.
    Concordo con le sue osservazioni ma non con le conclusioni che lei trae.
    Nel momento in cui si accetta che un ” commento ” sia da cancellare automanticamente sorge la domanda : a giudizio di chi ?
    Nasce la censura.
    Bisogna combattere su di un altro fronte: quello del ricevente l’ informazione, bisogna dargli gli attrezzi culturali e mentali per valutare con maturità la informazioni che riceve, la strada è più lunga ma più solida .
    Quindi confutare argomentando, portare dati e non slogan, riscuotere la fiducia dell’ interlocutore, dimostrare la inconsistenza delle opinioni ad personam etc etc
    In fondo sono ottimista, non creda che i “cretini ” siano la maggioranza come sembrerebbe frequentando i vari forum, sono solo quelli che fanno più chiasso.

  3. Ormai facebook e altre piattaforme simili sono diventati fonti di fake news a gogo sia veicolate da politici, siti poco trasparenti, organizzazioni improbabili o privati che divulgano vere e proprie balle spaziali.
    Ma il bello e’ che tanti utenti credono a tutto quello che viene veicolato e tanti politici usano tutto questo per fidelizzare a se i piu’ sprovveduti o creduloni, o per attaccare subdolamente gli avversari.
    E per finire lo si usa per insultare, minacciare, sbeffeggiare, tanto tutti dietro una tastiera si sentono intoccabili, e l uso dei social diventa quasi compulsivo e irrefrenabile.
    Con la vicenda trump, che ne paga a torto o a ragione le conseguenze, e’ ormai indispensabile che ci siano regole chiare, perche’ divulgare falsita’, video tarocco, insulti e qualsiasi altra nefandezza di complottisti, negazionisti, nazisti, estremisti di ogni genere deve finire.
    Non si sta’ parlando di limitazione della liberta’ di opinione, ma di riportare tutto nell alveo della corretta e giusta dimensione, non si puo’ pensare che in rete si possono fare i propri porci comodi o dire su questo o quello il c……o che si vuole!
    Per me si stava meglio e la gente era piu’ civile, quando twitter, instagram ecc. non esistevano.

    • > falsita’, video tarocco, insulti e qualsiasi altra nefandezza di complottisti, negazionisti, nazisti, estremisti di ogni genere deve finire.

      Complimenti. In questo modo, ci saranno canali sotterranei dove queste informazioni saranno libere di crescere perché il libero dibattito con altre voci è impedito.

      Ciò che riteniamo “errato” (che le ricordo, è relativo, specie per questioni di minor conto) si combatte con un dibattito dialettico, non nascondendo la testa sotto la sabbia e facendo finta che non esista.

      • Lei dice che cio’ che “riteniamo errato si combatte con un dibattito dialettico”. Peccato che tante volte, troppe forse, anche in questo sito, come viceversa in altri opposti politicamente, chi dissente, ha idee politiche diverse, non la pensa come la maggioranza di chi ne’ e’ utente e commenta ed espone i propri concetti, tante volte non viene confutato con una contrapposizione dialettica sana e rispettosa, ma solo insultato con epiteti come pidiotta, sinistro, centro sociale, 5 stalle, imbecille, amico dei migranti, stupido, comunistoide, troll e tante altre offese fatte con parole volgari, rivolte sia a chi scrive i commenti che a politici che non sono della tua parte.
        A me per esempio non piace assolutamente salvini, ma mica per questo lo devo insultare dandogli del ladro, delinquente, criminale, ed altro. Io lo combatto politicamente, ma come persona ha tutto il mio rispetto. Cosi’ dovrebbe essere, ma ripeto tanti, anche qui, pensano che la rete ti dia diritto di fare tutto e il contrario di tutto, offendere o anche peggio, come fosse una cosa normale che nel web si puo’ fare tranquillamente.
        I miei mi hanno insegnato il rispetto e io cerco di praticarlo sia nella vita reale che nell uso della rete.

      • Luca Beltrame… naturalmente nell’elenco da lei citato dove manca l’aggettivo “comunista” (o il sostantivo a secondo dei casi), è solo colpa di una dimenticanza vero?

    • “Per me si stava meglio e la gente era piu’ civile, quando twitter, instagram ecc. non esistevano.”
      VEROOOOO
      Ora sono tutti social ma sono ASOCIALI…; connessi h 24 con il mondo virtuale ma SCONNESSI dalla vita REALE…
      E si potrebbe continuare per ore…

  4. Per pura disgrazia, otto/nove anni fa aprii un utente Facebook. Mi resi conto poco tempo dopo dell’errore fatto: credevo fosse come LinkedIn. Nulla di più falso.
    Oggi uso Facebook praticamente solo per contestare la cattiva gestione della Federazione italiana rugby. Tutto il resto gira o su LinkedIn o su Telegram. Conseguenza. In caso di blocco o di cancellazione utente su Facebook/Istagram/Whatsapp la mia risposta sarebbe un’alzata di spalle e un bel vaffan… quello lì.

  5. “Mentre a Donald Trump vengono bloccati i profili social Facebook, Twitter e Instagram, contraddicendo il principio alla base di ogni democrazia ” Ma siete seri? Twitter, FB ed Instagram sono aziende private e possono decidere se erogarti o meno il servizio! Se ritengono che i contenuti postati da chicchessia non siano il linea con le LORO regole ti chiudono il profilo! Punto! Se non ti piace, pazienza, torna a colorare i disegni e cerca di rimanere nei bordi.

    • Il punto è proprio questo: in quanto aziende private, possono fare come dice lei. Ma facendolo si configurano come editori e non possono più beneficiare della protezione legale sui contenuti.

      Invece attualmente essi si dichiarano “platform” cioé la stessa cosa di una compagnia telefonica. In questo modo, sono protette legalmente da qualunque cosa di illegale gli utenti si dicano, ma per la legge USA sono soggetti al 1° Emendamento e non possono operare censura arbitraria (esattamente come la compagnia telefonica non può chiuderle l’utenza perché al telefono insulta Rosi Bindi con suo cugino).

      Capisce dov’è il problema?

      • Bella risposta; ma ai sinistrorsi ignoranti, presuntuosi e illiberali ciò non interessa. Tal vile razza di ipocriti a suo tempo si inventò la par condicio e il divieto di pubblicità politica sulle reti nazionali private per danneggiare Silvio.

        • Ma infatti se FB avesse sede in Italia potrebbe censurare chi gli pare. Qui il 1° Emendamento non esiste e la censura è operata dallo Stato ex lege.

          Certo, qualche anno fa era molto più cattiva, ma i dispositivi che la rendevano possibile non sono mica stati abrogati.

          Siamo anche uno dei pochi Paesi ufficialmente non dittatoriali in cui alle telco è richiesto per legge di tenere a disposizione degli inquirenti la traccia di tutte le telecomunicazioni praticamente ab infinito.

          E in cui *ogni* dispositivo per telecomunicazioni deve essere intercettabile *per legge* da sempre. Ci sono dei telefoni satellitari di cui è illegale *il possesso*.

          L’unico motivo per il quale la crittografia non è illegale (ma è fonte di legitima suspicione in sede giudiziale) è che il legislatore non ha ancora capito bene che cos’è e a cosa serve.

      • Cullà, apprezzo l’impegno ma Lino Bassi non lo capirà mai dov’è il problema… la programmazione neurale che va avanti da almeno 50 anni, sta avendo i suoi frutti.
        D’altronde nella storia è sempre stato così; sono gli schiavi che creano i tiranni e mai il contrario.

    • @Lino Bassi
      Nell’ambito della legislazione italiana, non é consentito al titolare di un’azienda privata di discriminare la clientela in base alla fede politica. Questo principio é valido anche per i social network. Ecco un articolo molto esplicativo:
      https://www.centromachiavelli.com/2019/09/12/scalea-facebook-censura-casapound/
      Nel caso degli Stati Uniti, vige la regola della differenza tra piattaforme ed editori (come affermato nel commento di Cullà).

      • La fregatura con FB è che tu non sei il cliente. Il cliente è chi compra le analisi e gli aggregati. Tu sei il produttore a titolo gratuito di questi dati.

        È come se mi mettessi a fare fotografie di piazza Castello a diverse ore del giorno con la gente che passa, decidendo quali tenere e quali no (come fanno certi fotografi artistici).
        Il passante ritratto in una foto scartata non potrebbe appellarsi a quella legge, nemmeno se io dicessi esplicitamente che lo scarto perché è leghista o del PD. Soprattutto se le foto non le vendo a lui.

        Non sono così sicuro che non riuscirebbero a spuntarla in questo modo in un Tribunale italiano.

  6. Installatevi Telegram, io non ho il profilo fb ma quando mi arriverà il famoso messaggio sull’accettazione delle nuove regole rifiuterò ugualmente. Mi sono stancato di questa gente che fa il bello e il cattivo tempo dei nostri dati e al tempo stesso fa il moralizzatore mondiale. Qualcuno dirà che Telegram è russo ecc ecc. Tranquilli, i russi non mordono.

  7. Consiglio a tutti di dare per scontato che tutto ciò che scriviamo o guardiamo sul web è oggetto di valutazione, schedatura, chiamatela come vi pare, il fatto poi che le piattaforme si scambino i nostri dati e ne facciano commercio è assolutamente pacifico. Altra faccenda è quella accennata nel titolo, che però mi pare c’entri poco col succo del video, ovvero la censura, la novella Santa Inquisizione pilotata da alcuni riccastri americani che tengono il mondo per le palle. Dicono i tg che, da parte dei gestori dei social media, è partita la crociata pro-vaccini mediante oscuramento dei siti che svolgono attività antivax. Allora oscurino il sito del Resto del Carlino, che oggi racconta dell’ospedale di Pesaro, ove una trentina di medici e infermieri rifiutano di vaccinarsi.

    • Il riportare una notizia in merito ad alcuni scellerati che rifiutano di vaccinarsi non significa proporre teorie complottistiche antivax! Ma voi siete proprio così o vi ci fanno diventare?

      • @lino bassi, intanto non sono alcuni scellerati ma mezzo ospedale e il fatto che siano addetti ai lavori, quelli che ci raccontano essere i “soggetti a rischio”, rende la notizia ancor più clamorosa. Lo stesso, detto fra noi, sta succedendo più o meno ovunque. Anche questo post è a rischio censura, non ha ancora capito che aria tira?

        • Ancora non capisco cosa vuol dire quando riporta queste notizie.

          E’ felice? Io personalmente sono preoccupato. Non voglio obbligare nessuno, ma questo la dice lunga sul livello di informazione che gira tra gli addetti ai lavori.

          Non che mi stupisca, vedendo quanto è burocratizzata la sanità.

          • Vabbè, diamoci del lei anche se siamo colleghi, di forum. Non sono felice, sono scettico, sono nato scettico e non credo a nulla, men che meno sono disposto, alla mia età, di farmi imporre obblighi vaccinali, che è il punto cui vogliono arrivare. E siccome sono in buona compagnia, lo sottolineo. La saluto.

  8. Non sono utente dei social network tuttavia, per pura curiosità, a seguito delle recenti notizie e polemiche ho provato ad installare Parler sul telefono senza riuscirci.
    Per contro, sempre per curiosità ammetto mista a polemica, dato che non sono utente di Facebook, ho provato a disinstallarlo. In questo caso non si riesce a fare completamente. Tre app di Facebook non sono rimovibili dal telefono. Verificando su internet ho scoperto che non si tratta di miei limiti nella gestione del telefono. E proprio così per decisione altrui. Un social è proibito ed un altro è obbligatorio.
    Non sono due situazioni analoghe e opposte?

    • Non so che telefono abbia ma FB non è obbligatorio su Android stock (a differenza di tutta la robaccia di Google), salvo il produttore del cellulare non lo abbia installato come app di sistema.

      Si può cancellare lo stesso, ma in modo più macchinoso.

      • Huawei. Vedo che anche Samsung ha lo stesso problema. Qui di I costruttori privati di telefoni decidono che FB deve avere le sua app di base.
        Non che sia un problema, in non ho FB. Però cosa fanno? Sono li ferme?
        Così come tante altre di huawey e Google.
        Comunque il mio post non vuole essere tecnico sulle procedure. È che mi pare attuale vista la situazione.
        Ci poniamo spesso domande sull’invasivita del nostro stato o di quello cinese sul 5G mentre oggi è evidente che soggetti privati, chissà in base a quali criteri di interesse economico o politico, decidono chi può parlare chi deve tacere, che app installer e o meno. Gli stessi che hanno tutte le nostre informazioni private, gli account, le telefonate. Magari gli stessi che gestiscono i server su cui girano i dati degli scrutini. Insomma non mi pare bello.

        • Sotto quel “privati” bisognerebbe scavare un po’ più a fondo.

          Facebook, Google, Twitter, Whatsapp, Instagram e via discorrendo (Amazon è una cosa diversa perché *vende* in modo tradizionale) sono stati messi in piedi con i soldi della stamperia federale attraverso le cosidette operazioni di “venture capital”.
          Sono profondamente e fin dalle origini connesse con i vari “servizi” USA (NSA, NSC, CIA e tutti gli acronimi che le vengono in mente) e finanziate, in pratica, con il riciclaggio di stato.

          Twitter ad oggi nonostante una cosa come 2MLD di investimenti non ha un business model ed un revenue model chiari. In pratica non è chiaro se e come pensi di fare dei soldi. Eppure continua a crescere di valore in borsa (a parte il tonfo del 4% after hour di poche ore fa).

          Tutto questo con la normale impresa privata non c’entra nulla. Ma cosa siano esattamente non è chiarissimo.

          Non sono semplici agenzie governative di spionaggio, non sono normali aziende, non sono normali espedienti per fare politiche monetarie aggressive, non sono normali strumenti di spionaggio industriale, non sono normali strumenti di controllo dell’opinione.
          Penso che non capiremo cosa sono realmente finché non ci scoppieranno in faccia.

  9. Mi sembra che il discorso non sia molto chiaro.
    Da quello che ho capito c’è questo rischio: scrivo su WhatsApp ad un’azienda e mi compariranno sue pubblicità in bacheca su FB, perché WhatsApp appartiene a FB. Al netto del fatto che ormai da anni non ho più FB e che quindi poco me ne importa, ma non mi è chiaro comunque come farebbe FB ad associare il mio numero telefonico di WhatsApp al mio ipotetico profilo FB. Su FB si può mettere il proprio numero, ma è facoltativo. In ogni caso, FB è una piattaforma gratuita e non mi pare così scandaloso che metta delle pubblicità.

    Sulla seconda parte del discorso sono d’accordo: ormai è chiaro che FB, twitter, ecc. abbiano un orientamento politico. Ma non capisco come questo sia collegato al discorso principale.

    • Su FB il numero è diventato obbligatorio da qualche anno.

      Il rischio poi è più complesso: WP non può solo far pubblicare sulla sua bacheca FB ma vendere i dati delle sue interazioni con un azienda (per ora) e con tutti (in futuro) a terzi. Che poi ci fanno quel che gli pare, mica solo scriverle su FB.

      • Non è vero che è obbligatorio. Come ben noto, non ci si può veramente cancellare da FB: si può disattivare l’account, ma quando ci si rilogga, lo si ritrova esattamente uguale a prima. Il che è una “furbata” di FB per disincentivare l’abbandono della piattaforma, perché molti magari si vogliono cancellare, ma poi ci “ricascano”. Io quindi cancellai ogni contenuto del mio profilo, rendendolo “vergine”, come nuovo. Ed è lì, attivo, vuoto e inutilizzato. E il mio numero lì non c’è.

        Ma anche se fosse come dici, basta far a meno di FB. Si può tranquillamente fare e ci si può solo guadagnare.

        • Infatti io ne faccio a meno, come per tutti gli altri social. Dal 2014.

          Da fb ci si può cancellare, bisogna fare richiesta di cancellazione e non loggarsi per 90 giorni dalla data in cui diventa operativa. Conviene anche inoltrare una richiesta di eliminazione dei dati in archivio in base al diritto all’oblio sancito dal GDPR.

          Se lei provasse ad entrare ora nel suo account, dopo poco (in genere, un paio di operazioni) le verrebbe bloccato per ragioni di sicurezza e verrebbe richiesto di inserire un cellulare per sbloccarlo.

  10. Si ma quella z romagnola è fastidiosa assai: ragasso mio, o un corso di disione oppure meglio che li scrivi gli articoli, sciorbole

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