in

La satira che non fa ridere

Zelensky, bufera per la vignetta di Vauro - Seconda parte

Un’immagine con il leader ucraino scatena la polemica nella Comunità ebraica

Dimensioni testo

Anche accusare di antisemitismo sulla base di vignette o di articoli è controproducente, esiste grazie a Dio la libertà di pensiero e di parola, e un’accusa di questo tipo va provata e non basta un pensiero, per quanto di basso spessore, o un naso, per quanto pronunciato. Per far dichiarare antisemita un antisemita ci vuole molto di più. Nell’accusare senza prove si scatena poi la querela e in quel caso, soprattutto se il libero pensatore fa parte della cerchia di quelli che non sbagliano mai, è per lui semplice dimostrare che le accuse erano infondate e che l’onore, la rispettabilità, la reputazione e se vogliamo anche la verginità, siano stati ingiustamente macchiati. Macchie che per essere pulite necessitano di soldi, molti soldi, perché si sa che le tariffe delle lavanderie, causa aumento delle bollette elettriche, sono notevolmente aumentate.

Vignette che non fanno ridere

Vauro, ormai lo abbiamo imparato, è fatto così, e quando di tratta di ebrei o di Israele non riesce a trattenersi anche perché esiste un pubblico che ama le sue vignette idiote, e vista la libertà di cui ancora si gode in certi angoli di mondo di cui l’Italia ancora fa parte, nessuno può permettersi di impedirglielo. A lui la libertà di continuare nel suo lavoro e a noi la libertà di pensare a quanto quelle vignette da quattro soldi che ne scaturiscono possono solo dare fastidio come una zanzara in una notte umida. In fondo anche Fedor Michajlovic Dostoevskij disse: “Gli uomini sono fatti in modo da doversi necessariamente tormentare a vicenda.”

Michael Sfaradi, 13 aprile 2022