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La guerra in Ucraina

“Zelensky non mi ha ascoltato”. La rivelazione di Biden sulla guerra

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108 giorni di guerra e il conflitto russo-ucraino sembra destinato a continuare. Se inizialmente l’attacco russo ha sconvolto l’intero stato di Zelensky, adesso la guerra si è spostato nell’oggetto del desiderio russo: il Donbass. Quella fetta di territorio a sud est, confinante con la Russia, nella quale lo scontro tra separatisti russi e ucraini nazionalisti continua da 8 anni. Adesso è sotto i riflettori dell’Europa e del mondo, però.

Se la posizione del presidente Zelensky si è dimostrata sempre lineare e si è tradotta in una continua e asfissiante richiesta di armi nei confronti di Europa e Usa, che fin da subito hanno appoggiato il volere ucraino in difesa dei russi, oggi – soprattutto la linea americana – sembra presentare le prime crepe. Dall’America arrivano infatti rivelazioni inaspettate che scompigliano l’opinione pubblica e gettano sicuramente nell’insicurezza quell’assetto pro-ucraina cucito addosso a tutti noi. “Zelensky non volle ascoltare”, afferma infatti il presidente americano Biden. “Putin avrebbe superato la frontiera, non c’era alcun dubbio ma il presidente ucraino, e insieme a lui molte altre persone, non ascoltò gli avvertimenti americani prima dell’invasione. Lo so che molti pensavano che stessi esagerando – ha continuato Biden – ma sapevo che avevamo le informazioni a sostegno dell’analisi”.

Cambio di rotta per gli Stati Uniti? Così sembrerebbe dalle affermazioni di Biden che punta il dito oggi contro Zelensky per aver sottovalutato gli allarmi arrivati dall’America di un imminente attacco di parte di Putin. “Avevamo informazioni che stava per accadere: Putin stava per attraversare il confine”, ha spiegato ancora durante un’iniziativa a Los Angeles. Una denuncia da parte della Casa Bianca che si traduce in un attacco al presidente ucraino, rimasto immobile nonostante – sembrerebbe – fosse stato avvertito di quanto stava per succedere. Un’America che, alla luce di questi mesi di sanguinosa guerra, sembra cambiare prospettiva e per la prima volta fa sapere al mondo di un atteggiamento a tutti i costi combattivo da parte dell’Ucraina che, pur sapendo, non ha dato retta a chi – poi – non ha fatto altro che chiedere aiuto ed armi.

E continua a farlo: Zelensky infatti, non commentando le dichiarazioni americane, si è limitato nel chiedere ancora artiglieria pesante: “Continuiamo a combattere fin quando ci saranno armi pesanti e artiglieria moderna: tutto ciò che abbiamo chiesto e continuiamo a chiedere ai nostri partner” e aggiunge il vice capo dell’intelligence militare ucraina Vadym Skibitsky: “Al fronte stiamo perdendo, le munizioni scarseggiano. Ormai le sorti della guerra si giocano sul fronte e qui dipende tutto dalle armi che l’Occidente ci fornirà”.

Se nel Donbass i combattimenti continuano ad essere ferocissimi, fonti separatiste fanno sapere: “Tra un po’ chiuderemo il Donbass e a quel punto o scoppierà la terza guerra mondiale oppure l’Europa dovrà svegliarsi e trattare”. Zelensky sedotto e abbandonato? Qualcosa sembra cambiato: lo confermano le parole del portavoce di Zelensky, Sergei Nikiforovanche, il quale – rispondendo a Biden – ha spiegato che “il presidente ucraino invitò i partner a introdurre un pacchetto di sanzioni preventive per spingere la Russia a ritirare le truppe e ridurre la tensione. E in questo caso possiamo dire che i nostri partner non vollero sentirci“. Per ora, comunque, Kiev può continuare a contare sul supporto americano ed europeo. Ma fino a quanto, ancora?

Bianca Leonardi, 11 giugno 2022