Non ci posso credere. Anzi ci credo benissimo. Sarò malfidato, ma vatte un po’ a fidà. Sarà che li conosco, questi qua. Eccaallà. Lo sai quanto li pagherebbero i lavoratori impegnati nella serie “Due spicci” tratta dai disegnini della testa di ponte, o d’ariete, o di quel che volete, Zerocalcare, su Netflix, ultraliberismo megacapitalista però buono, woke? Due spicci, li pagherebbero, stando ad alcune denunce social poi scomparse e chissà se sono vere. E dire che il capolavoro ha preso 3 milioni dal Minculpop grazie al tax credit. Eh, c’è il fascismo, “le destre” contro l’arte, la cultura. “Due spicci” è tutto un programma fin dal titolo e da chi la produce, la “Movimenti Production”, da pronunciare rigorosamente con l’ascella all’aroma afghano, il pugno chiuso e la lagna di Elisa. Dice chi protesta: “Ma non si può, ti fanno aprire partita IVA e poi ti danno 6 euro l’ora”.
“Ih! Ma non saranno troppi?”, ghignerebbe Alberto Sordi, che però era un fascio pure lui. Attento fascio, che a chi dice male de Calcare gli ho già sputatonfaccia. No ma lui che ne sapeva, porello, lui porta avanti le lotte. È un artista. È una testa di matita. Sveglia le coscienze. Flotilla, FripalestaI, i movimenti. Quasi quasi ce credo. E come se ce credo.
Voglio ce credo che no vabbah è vero ma Zerocalcare nun ne sapeva gnente. Pure se la cosa circolava da un po’ e il sindacato Unita, senza accento, e senza apostrofo, protestava e il compagno Marco Giusti spifferava. Che cosa? Accuse pesanti come il turboliberismo: il carico di lavoro aumentava, nella più pura tradizione ottocentesca: meno soldi, più impegno, la partita IVA serve a mascherare un rapporto di dipendenza, pure le ferie ad agosto gli avrebbero levato, pure le ferie, ah infami. E se finivi prima, subito ti mettevano alla catena, non solo di montaggio, per un altro progetto, perché Calcare è creativo, produce sempre, è un imprenditore, un industriale dell’immaginifico.
Anvedi, sti capitalisti demmerda, ah, Zerocalca? Ma sei un eroe, proprio nun te fai scappà gnente tu con la coscienza rivoluzzionaria. No ma tutta colpa de Netflix, sti americani sfruttatori. Ah dice che non c’entrano niente con la Production, che loro hanno solo comperato i diritti? Eh, lo vedi allora che vengono qua a sfruttare, che coi dollari se pijano tutto? Ecco perché c’è sta rapina, se restava tutto autarchico, autoprodotto, autodistribuito, vedi come magnavano le maestranze. Attento fascio a dì male de Zerocalcare che te sputonfaccia. Te sprango, te sfascio, ah fascio. Dice anzi denuncia uno della serie di denuncia: “Ci hanno sfruttato fino all’osso, con ritmi disumani. Poi ci hanno avvertito che avrebbero aggiunto due episodi ma la consegna restava la stessa, quindi il carico di lavoro è aumentato ma la paga no e ci hanno negato le vacanze”. Anvedi sto stronzo, ma chi lo paga? Meloni? Ma ndo abita sto fascio?
Ovviamente i diretti interessati negano tutto. Negano sempre. Ve la spiattello così come trasmessa alle agenzie: “In queste ore ci stiamo trovando davanti a un attacco inaccettabile, partito da Unita, un collettivo di persone che non rappresentano una realtà sindacale e si celano dietro l’anonimato di una pagina sui social media, attraverso la pubblicazione di una serie di accuse prive di alcuna attendibilità e che respingiamo con forza”, ha scritto in una energica nota la produzione. “Tanto Movimenti Production quanto DogHead Animation tutelano da sempre il lavoro e i lavoratori del mondo dell’animazione e non hanno mai proposto condizioni contrattuali fuori legge, né hanno mai posto in essere condotte di sfruttamento del lavoro. Entrambe le società si sono sempre comportate nel pieno rispetto della normativa applicabile, dei diritti e della dignità delle persone coinvolte nelle proprie produzioni, adottando comportamenti coerenti con i principi di correttezza, legalità e responsabilità professionale”. Già me so messo ritto a pugno chiuso, rosso di rabbia come la rivoluzione d’ottobre. E accuso chi accusa: dichiarazioni non verificate, mancato contatto dell’azienda, zero lamentele ricevute “attraverso le associazioni di categoria, istituzionalmente riconosciute e alle quali ogni artista ha la possibilità di rivolgersi e con le quali continuiamo a essere in costante e aperto dialogo”. Insomma: querela sia, o almeno così annunciano. E dubitiamo che in questo caso l’Ordine o Ranucci urleranno allo scandalo della censura tramite denuncia temeraria. Sa tanto di resa dei conti tra compagni, stile centro sociale.
Ma io gnente gnente ce credo. Ce ‘o sai perché? Perché gnente gnente un po’ ce crede pure Calcare, a quanto pare: “Mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie: vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora la produzione. Non ho proprio accesso a quelle informazioni, sul budget, sui contratti”. Imprenditore ma non troppo, lui crea, del resto non s’impiccia, come la signorina rimasta incinta “ma appena appena”. “Le due o tre volte che ho incontrato qualcuno allo studio loro, nessuno ha mai esposto una lamentela o detto che stava lavorando in una situazione critica. È ovvio che nei settori dove ti fanno i contratti per un progetto alla volta è molto difficile far valere i propri diritti e organizzare vertenze o mobilitazioni, perché giustamente uno c’ha paura che se passa per quello che pianta le grane dopo non lo richiamano a lavorare al progetto dopo. Ma proprio per questo, scusate, a me pare assurdo, se è vera tutta la situazione descritta nelle stories, che nessuno ha mai pensato di scrivermi e di chiedermi una mano”.
Se è vera… Diavolo di un Rech, che pure da questo ce spreme l’impegno e ci tira fuori una serie. Oliver Twist du spicci me cost. Ovviamente su Netflix. Nun se butta via gnente, ogni occasione è buona: Rech rivendica il proprio percorso nelle battaglie sociali e respinge ogni sospetto di fare il paraculo: “Mi sono accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c’è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mo’ figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome mio. Dopodiché io forse sono del 900, ma per me funziona che facciamo una riunione, mi spieghi e poi decidiamo come agire. Se adesso io mi trovo una mattina a commentare una serie di accuse da un carosello di stories anonime su Instagram mai sentite prima” con “il tutto strumentalizzato dagli sciacalli che la accollano a me” e “così possono fare cento articoli che mi rompono il cazzo e con Gasparri che fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo, ma come cazzo si fa così?”
Bravo compagno, così si parla: pane al pane e pene al pene. E soprattutto si butta tutto a mucchio, gli sciacalli, gli armadilli, Gasparri, il salario minimo. Solo che non funziona così, “facciamo una riunione e poi mi spieghi”, così la puoi mettere nel mondo dei fumetti. E Michele s’è scottato e quasi quasi dubita ovvero forse ci crede e se ci crede lui, come faccio a non crederci io?
Anche per vita vissuta, non da graphic novel, sai quante volte mi è successo che più erano di sinistra e più sfruttavano? Sai quanti in 35 anni che scrivo? Uno, dico uno che non m’abbia solato. Parlano, parlano, e più parlano più ti strizzano. E quelli della musica ribelle che poi scappavano con la cassa. E quella a sinistra dei centri sociali, che si sballava nei cessi e ndo coio coio, e poi me cojonava con la spending review, “non possiamo pagarti”. E l’antimafia con le stimmate, che poi erano macchie di vino, e siamo tutti nella stessa barca contro questo capitalismo assassino e mafioso. E non vi dico poi di certi giri antiglobalisti che meglio perderli che trovarli: “Ah, non ti paghiamo, noi non paghiamo nessuno, è una scelta politica“.
Du spicci. Le maestranze. I migranti. I dannati della terra. Gaza. Aska. Propal. L’armadillo. La Fotilla. Sti cazzo de ebbrei sionisti rabbini. Il salario minimo. Gasparri. No ma cazzo voi vedetevela Due spicci, è ‘n gesto politico, è kultura. È ‘n kolossal, ah Sergio! 400 lavoratori (prrr!). Mescola la denuncia fumettista all’attualità. Le avanguardie. Ce sta tutto in Due spicci, ncè manca mica gnente. Il fumetto militante. La resistenza. La resilienza. Kobane calling. Kojima. L’impegno. La denuncia. Sempre schierarsi. Non siamo mica De Gregori. No alla censura cioè no agli editori fascisti e muti Enrico Ruggeri, De Luca Erri, De Luca Vincenzo, Venezi Beatrice, Povia e Pucci (“Fanculo te e Puccio, ma chi è ‘sto Puccio”?) . Lo sfruttamento. Il capitalismo disumanizzante. Il figlio sano del patriarcato. Sto un po’ così. Sono in fase crepuscolare. Non smetto di lottare. Ci stanno discriminando. Noi artisti senza voce. Grazie, signor Presidente. Se non ci fosse lei, sire Presidente. Come sarebbe bello un mondo solo Voi, Maestà, noi, arte pura, e il resto sterminato. Il successo non mi ha cambiato. Non è una questione di soldi. Ste serie costano. Du spicci. Sarà vero che pagavano 6 euro l’ora? Pure lorde, pure lorde. Le battaglie. Le lotte. Nunmerompercà. Nuntereggaepiù. O’ sapete che c’è? Channatevelatuttequantapijanderculo!
Max Del Papa, 2 giugno 2026
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