È impossibile non voler bene agli intellettuali di sinistra. Nessuno come loro descrive un’Italia ucronica. Dall’insediamento di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi abbiamo assistito a sceneggiate di ogni tipo, ma negli ultimi tempi è sempre più in voga la moda della censura (fascista il più delle volte, ovviamente). Cosa significa? In buona sostanza qualche compagno si inventa la minaccia alla libertà di espressione – spesso quando bisogna vendere un libro o promuovere un film – per gettare fango sull’esecutivo in carica. L’ultimo grande protagonista è Zerocalcare, il fumettista pro-Pal in libreria con un nuovo graphic novel.
Ospite di “Che tempo che fa”, Zerocalcare ha tirato fuori il meglio di sè. “Nel nostro Paese c’è un problema con il dissenso da molti anni, non è di adesso ed è andato sempre peggiorando”, il suo j’accuse. Ma non solo. Per il fumettista ormai basta un ragazzino di 16 anni che lancia una latta di vernice sul muro che viene denunciato per associazione a delinquere: “Siamo disabituati alla critica, al metter in discussione quello che arriva dall’alto e fa sì che quando qualcuno lo fa sembra un rompiscatole o un bandito in qualche modo. Invece dovrebbe essere proprio il motore del progresso”. Ma nella sua filippica ha dimenticato qualche dettaglio.
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Franco Lodige, 6 maggio 2024
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