Commenti all'articolo Tassa no profit, la gaffe della Castelli

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Giacomo Cambiaso
Giacomo Cambiaso
30 Dicembre 2018 16:05

Porro, te lo dico alla romana, ma che stai addì? Se dai ricavi tolti i costi avanza della trippa, puoi chiamarla come ti pare, ma è un utile. Gli utili si tassano in italia come tutti i redditi. Se la no profit, un qualcosa di cui personalmente ho sempre pensato tutto tranne che siano no profit, alla fine dell’anno ha un utile qualcosa non torna e che utilizzerà questo utile x altre attività no profit nessuno ha alcuna garanzia. Fosse quotata dovrebbe annunciare un dividendo, ma non mi sembra il caso della no profit giusto? Questo giro delle no profit è un affare, ci saranno alcune angeliche eccezioni, ci sarà un’esercito di volontari che partecipa gratis come donazioni date col cuore, ma resta un affare. Il filantropismo non esiste, la natura umana è nota e da sempre dietro questi buoni propositi si celano ragioni di guadagno o altri interessi. Basta pensare alla open society di Soros o guardarso ONLINE i bilanci di medici senza frontiere, non facciamoci prendere x il **** e tu perfavore non metterti a far questi discorsi da chirichetto cattomunista che mi scadi. Tua la gaffe, altro che Castelli!

giorgio
giorgio
29 Dicembre 2018 11:31

Nicola, condivido pienamente il giudizio sulla opportunità di stabilire un livello di spesa al di sotto del quale la gara d’appalto sia evitata. Prima di “mani pulite” esisteva l’istituto della trattativa privata che veniva applicato in tutti i casi nei quali l’ente pubblico poteva assegnare i lavori secondo il criterio della necessità e dell’urgenza entro determinati limiti di spesa (non vorrei sbagliare ma erano allora 100 mln di lire anni ottanta) e non era poi così facile barare perchè il funzionario assegnante era responsabile in prima persona. Poi Von Peter decise che tutto ciò era “male” per cui eccoci alle norme attuali che sono l’evoluzione (???) di quelle di allora.

Francesco Giovanni Saraceno
Francesco Giovanni Saraceno
28 Dicembre 2018 18:30

Con l’incarico diretto un consigliere comunale di maggioranza ha dato l’incarico per la pubblica illuminazione a suo figlio. Purtroppo l’Italia è questa, con il mepa una gara si fa in meno di trenta giorni. Un esempio? i fondi PON per migliorare la qualità degli ambienti di apprendimento, gestiti con gare anche per la progettazione (non deve esistere nel pubblico il professionista di fiducia) direttamente dalle scuole e non dagli enti locali e con lavori tutti realizzati nei tempi.

ezio
ezio
28 Dicembre 2018 16:57

sei un edonista da paura