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Tassa no profit, la gaffe della Castelli

Zuppa di Porro: rassegna stampa del 28 dicembre 2018.

00:00 Pressione fiscale, nel 2019 le tasse saranno di più.

01:01 Le bestialità della Castelli sulla tassa no profit.

02:30 Decreto per i truffati dalle banche, è normale che un azionista venga aiutato da tutti i contribuenti?

04:27 L’intervista a Cantone sulla norma sacrosanta che liberalizza gli appalti fino a 150mila €.

06:33 Travaglio sfotte la Madia ma usa lo stesso criterio secondo cui viene attaccato Di Maio.

07:39 I rifiuti romani e la follia della gestione dell’Ama.

09:24 Tifoso ucciso, tutti fenomeni il giorno dopo.

10:30 La pubblicità della LUISS sul Corriere, se potete evitatela.

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9 Commenti

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  1. Porro, te lo dico alla romana, ma che stai addì? Se dai ricavi tolti i costi avanza della trippa, puoi chiamarla come ti pare, ma è un utile. Gli utili si tassano in italia come tutti i redditi. Se la no profit, un qualcosa di cui personalmente ho sempre pensato tutto tranne che siano no profit, alla fine dell’anno ha un utile qualcosa non torna e che utilizzerà questo utile x altre attività no profit nessuno ha alcuna garanzia. Fosse quotata dovrebbe annunciare un dividendo, ma non mi sembra il caso della no profit giusto? Questo giro delle no profit è un affare, ci saranno alcune angeliche eccezioni, ci sarà un’esercito di volontari che partecipa gratis come donazioni date col cuore, ma resta un affare. Il filantropismo non esiste, la natura umana è nota e da sempre dietro questi buoni propositi si celano ragioni di guadagno o altri interessi. Basta pensare alla open society di Soros o guardarso ONLINE i bilanci di medici senza frontiere, non facciamoci prendere x il culo e tu perfavore non metterti a far questi discorsi da chirichetto cattomunista che mi scadi. Tua la gaffe, altro che Castelli!

  2. Nicola, condivido pienamente il giudizio sulla opportunità di stabilire un livello di spesa al di sotto del quale la gara d’appalto sia evitata. Prima di “mani pulite” esisteva l’istituto della trattativa privata che veniva applicato in tutti i casi nei quali l’ente pubblico poteva assegnare i lavori secondo il criterio della necessità e dell’urgenza entro determinati limiti di spesa (non vorrei sbagliare ma erano allora 100 mln di lire anni ottanta) e non era poi così facile barare perchè il funzionario assegnante era responsabile in prima persona. Poi Von Peter decise che tutto ciò era “male” per cui eccoci alle norme attuali che sono l’evoluzione (???) di quelle di allora.

  3. Con l’incarico diretto un consigliere comunale di maggioranza ha dato l’incarico per la pubblica illuminazione a suo figlio. Purtroppo l’Italia è questa, con il mepa una gara si fa in meno di trenta giorni. Un esempio? i fondi PON per migliorare la qualità degli ambienti di apprendimento, gestiti con gare anche per la progettazione (non deve esistere nel pubblico il professionista di fiducia) direttamente dalle scuole e non dagli enti locali e con lavori tutti realizzati nei tempi.

  4. …… “è normale che un azionista venga aiutato da tutti i contribuenti” ? No non è normale …. !!! Anche io ho perduto danaro in tante situazioni analoghe (ricordo in particolare nel 1981, 1000 azioni dell’allora Credito Romagnolo poi acquisito da Unicredit, da me acquistate a Lit.60.000 su insistenza dei funzionari dello stessa banca, poi crollate a Lit. 12.000), ma mai mi sono sognato di andare a chiedere il rimborso allo stato !!!

  5. Caro Porro, perdoni il tono confidenziale, volevo solo porre il mio pensiero sui fatti accaduti a San Siro. Non sono interista, neppure Napoletano, ma ho dei dubbi. Tralascio il mio pensiero sul comportamento arbitrale, volevo soffermarmi sugli “insulti razzisti”. Quando sono rivolti direttamente alla persona di colore perché negra li trovo aberranti, ma se in tutte le squadre italiane c’è almeno un giocatore di colore, come si fa a definire razzista l’insulto e non semplicemente alla persona? Voglio dire ci sono anche insulti gravissimi, rivolti a calciatori bianchi, molto pesanti, eppure in questi casi non si dice nulla, perché se invece sono rivolti ad un calciatore nero, allora ci si scandalizza? Non dovrebbero essere condannati gli insulti semper, a prescindere dal colore della pelle? È questo il dubbio, non è che c’è un moralismo eccessivo sul colore della pelle ed invece DEVE essere condannato l’insulto in toto?
    Grazie

    • C’è del vero, oppure del condivisibile, in quello che hai detto. L’ episodio, per quanto deprecabile, ha dato parola a gente che non vedeva l’ora di cavalcare l’onda emotiva spacciando per moralismo quello che per loro è soltanto un modo come un altro per avere voce e righe da stampare.

  6. Ecco, invece, come il terzo settore potrebbe essere valorizzato
    Pensionato&volontario.
    Dopo 30/35 anni di contributi al lavoratore viene data la possibilità di “lasciare” il posto di lavoro e diventare un “pensionato&volontario”, sottoscrivendo un impegno a prestare 15/20 ore a settimana di servizio per la collettività e il territorio, per un periodo minimo che va dal momento della cessazione del rapporto lavorativo all’età pensionabile.
    La regolamentazione.
    L’attività del “pensionato&volontario” (pe&vol.) è svolta in specifici settori stabiliti per legge e regolamentati con decreto interministeriale, con la successiva stipula di convenzioni tra Inps, Regioni, Enti locali territoriali ed enti no-profit vincitori di appositi bandi pubblici, presso i quali il pe.vol. si troverebbe ad essere inquadrato stabilmente.
    La copertura finanziaria.
    Il pe&vol. è impiegato in servizi socio-assistenziali e in presidi territoriali in subordine e sotto il coordinamento degli Enti locali territoriali. La spesa sostenuta dallo Stato per il pagamento delle pensioni è compensata dal risparmio di spesa per i servizi pubblici demandati agli enti no-profit, i quali possono impiegare i pe&vol. anche in progetti finanziati con fondi europei.
    Occupazione e pil.
    Al posto del pe&vol., anche con incentivi alle imprese, viene assunto un giovane disoccupato o in cerca di prima occupazione. Sia il pe&vol. che il giovane lavoratore, essendo soggetti ad alta propensione al consumo, reimmettono gran parte della pensione e dello stipendio nel mercato interno, acquistando beni e servizi, con effetti positivi sul pil.

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