A maggio crollo delle entrate oltre il 27%

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Le ritenute Irpef su redditi dei dipendenti privati e sui compensi dei lavoratori autonomi giù del 26% e del 21%, mentre quelle sui redditi dei dipendenti pubblici hanno addirittura un lieve aumento.

È pari al 27,1% il crollo delle entrate tributarie di maggio 2020, rispetto al corrispondente mese del 2019, che emerge dall’aggiornamento mensile del bollettino delle entrate tributarie, diramato ieri dal Dipartimento delle Finanze del Mef. Un dato che peggiora ulteriormente il già pesante dato che era emerso in relazione al precedente mese di aprile (-22,1%) e porta il “calo medio” del periodo gennaio-maggio 2020, rispetto ai corrispondenti primi 5 mesi del 2019, a un valore pari a -9,3%. Un ”calo medio” meno severo, in ragione del fatto i primi due mesi dell’anno, prima dell’esplosione della crisi epidemiologica da Covid-19, avevano fatto viceversa registrare un aumento delle entrate (+3,1% a gennaio e + 8,1% a febbraio) e il mese di marzo aveva fatto registrare un più contenuto calo del -7,3%, ciascuno rispetto al corrispondente mese del 2019.

La parte preponderante del calo delle entrate è riconducibile alle imposte indirette (-7,46 miliardi di euro su un calo totale di 9,65 miliardi) ed in particolar modo all’Iva (-4,4 miliardi di euro) che, in termini percentuali, è scesa a maggio 2020, mese su mese, del 31,5%. Sul fronte delle imposte dirette, i 2,19 miliardi di euro di calo di entrate rispetto a maggio 2019 sono essenzialmente riconducibili alle ritenute alla fonte Irpef operate sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti erogate ad aprile e sui compensi dei lavoratori autonomi pagati ad aprile. Da questo punto di vista, è interessante notare come il dato delle entrate derivanti da ritenute Irpef operate sui redditi di lavoratori dipendenti pubblici non abbiano registrato flessioni, ma anzi un leggero incremento (+2,8%), mentre le ritenute operate sui redditi di lavoratori dipendenti privati e sui compensi dei lavoratori autonomi sono crollate, rispettivamente, del 26% e del 21,3%.

È importante ricordare che, tanto ai fini dell’Iva, quanto ai fini delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente (da parte di datori di lavoro privati), i versamenti che dovevano essere effettuati nel mese di maggio sono stati “congelati” fino al prossimo settembre dai c.d. “decreti Covid” emanati dal Governo (DL 18/2020, DL 23/2020 e DL 34/2020), con riguardo ai soggetti con perdite di fatturato aprile 2020 su aprile 2019 superiori al 30% (se nel 2019 avevano avuto volume di affari non superiore a 50 milioni di euro) o al 50% (se nel 2019 avevano avuto volume di affari superiore a 50 milioni di euro); così come va ricordato che i medesimi provvedimenti hanno consentito di disapplicare le ritenute sui compensi di lavoro autonomo pagati a soggetti con un volume di affari 2019 non superiore a 400.000 euro.

Ciò non di meno, questi provvedimenti di congelamento e disapplicazione “coprono” una parte assolutamente minoritaria dei significativi cali di entrate fatti registrare dalle corrispondenti voci con riferimento al mese di maggio 2020 (dal – 21,3% delle ritenute Irpef sui compensi di lavoro autonomo, fino al -31,5% di Iva), il cui principale presupposto risiede, evidentemente, nel crollo dei consumi e nel boom delle casse integrazioni che hanno caratterizzato il periodo del lockdown.

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26 Commenti

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  1. …aspettiamo il 31-12-2020 per fare i conti.
    Questi prevedono lo smart working per la PA al 60%
    Il paese si salva solo attraverso un commissariamento stile Portogallo Irlanda Grecia.
    Prima arriva meglio sarà,per tutti.

  2. 1) La UE prevede per l’Italia nel 2020 una diminuzione del PIL dell’11,2%. Sarà il peggior dato tra i Paesi dell’unione.

    2) Indagine della Banca d’Italia: “Un terzo degli intervistati dichiara di disporre di liquidità al massimo per tre mesi per mantenere la propria famiglia”.

    3) ISTAT: “A rischio chiusura piú di un’azienda su tre”.

    4) Romano (PD) dichiara: “Con la Lega al governo il Paese sarebbe in mutande”.
    … … …
    Non c’è niente da fare: i pidioti vivono in una realtà separata.

  3. Dice il sig. Kim: “Posti di lavoro creati per decreto”. Sono curiosa di sapere come intenda sia possibile, nel concreto, fare ciò. Immagino che, a parte i proclami, Lei abbia in mente anche le soluzioni. Sono tutta orecchi…

  4. Vorrei fare una considerazione sui dipendenti pubblici. Sono circa tre milioni, per cui è possibile che in famiglia ce ne sia uno.
    Un ingegnere magari ha come coniuge un insegnante, un avvocato essere sposato con un ministeriale. In periodi di incertezza, avere in famiglia uno stipendio sicuro pemette di tirare aventi. Nei periodi di espansione magari il libero professionista guadagna cinque volte tanto.
    Quindi non mi pare né utile né politicamente conveniente scardinare le garanzie di stabilità del dipendente pubblico. Invece, come avevo già proposto in un criticatissimo intervento di qualche giorno fa, se le entrate diminuiscono, nella stessa proporzione deve ridursi la massa complessiva delle spese per gli emolumenti pagati con queste entrate: stipendi, pensioni, indennità, appannaggi… TUTTI, senza eccezioni.
    Per creare meno disagi possibili, la riduzione deve essere progressiva a scaglioni, come le imposte, ma il totale dev’essere almeno il 20% in meno.
    Il vantaggio di una simile riduzione è di costituire un risparmio costante, mentre altre forme di imposizione, magari una-tantum, hanno un pesante effetto recessivo.
    Ricordate il catastrofico governo Monti: al cinque per cento della crisi del 2008, se ne era aggiunto un altro cinque per cento in meno per le misure di quel governo.

    • Taglio orizzontale del 20% degli stipendi pubblici è sacrosanto.
      Andava fatto 10 anni fa, oggi più che mai.
      Il fatto che tutti abbiano in casa un dipendente pubblico no, perchè per molti non è così.

      • Stipendi, emolumenti, indennità e pensioni.
        TUTTI gli stipendi ed emolumenti.
        TUTTE le pensioni.
        Le esclusioni finirebbero per provocare l’effetto ciliegia: una tira l’altra.
        Alla fine toccherebbero pochissime situazioni, insignificanti economicamente, che magari riavrebbero quello perso con ricorsi vari.
        Ecco la necessità di una riduzione progressiva a scaglioni: piccolo emolumento, minima riduzione. E quindi minimo disagio.

        • Su pensioni e simili, come ricorda pozzato, il discorso è molto diverso: si taglia la differenza tra montante realmente costruito coi contributi e quanto si riceve come pensione.
          Si taglia per tutti nella stessa misura.
          Non c’è di certo margine per maggiore progressività, che non fa altro che appiattire le pensioni di chi ha pagato molti contributi (ed imposte) sul livello di chi le sta letteralmente rubando (processo già in atto con la mancata indicizzazione), come i baby pensionati.
          Anche le stesse pensioni medie o medio basse, possono essere, a parità di livello, molto diverse quanto a contributi versati.
          Il regalo in questo senso ricevuto mediamente dai dipendenti pubblici è circa il doppio che nel caso dei privati.
          https://www.lavoce.info/archives/27225/il-regalo-del-retributivo/
          (tabella 2)

          • Ed ecco i soliti distinguo che finiscono per lasciare le cose come stanno.
            Io ho pagato molti contributi, quello no, eccetera.
            I baby pensionati hanno sfruttato legittimamente la normativa esistente, come chi ha ricorso alle pensioni di anzianità. Poi esistono normative ad hoc per militari, forze dell’ordine e lavori usuranti.
            Idem i prepensionamenti dei bancari, e tante altre crisi aziendali risolte ricorrendo all’aiuto pubblico.
            Se diamo ascolto a questo discorso, non ne usciamo più.
            No, il taglio deve essere parametrato al netto di quanto percepito dal pensionato ADESSO.

          • Non si capisce perchè uno che ha versato 37 anni di contributi come Pozzato, ed un baby pensionato che ne ha versati 15, e che oggi prendono per ipotesi la stessa pensione, debbano essere trattati allo stesso modo.

            E’ sostanza, non “distinguo”: la parte coperta dai contributi sono risparmi inequivocabilmente del contribuente, il resto è un regalo (furto se preferisce) da parte della collettività.

            Fare di tutto lo stesso calderone vuol dire trattare allo stesso modo privilegio a spese altrui e proprietà privata.
            Quello che ci serve è il contrario: toccare il parassitismo e non il legittimo frutto del lavoro delle persone. E’ questo il principio alla base di tutto il suo stesso ragionamento (che condivido).

          • Se guardiamo veramente ai contributi versati alla pensione percepita, credo che nessuno o pochissimi abbiano versato quanto fosse necessario a coprire la totalità delle pensioni da percepire per gli anni che rimanevano da vivere.
            Siccome TUTTI, o quasi tutti, hanno usufruito delle normative generosissime del passato, è inutile fare distinguo e calcoli capziosi, che poi ciascuno tirerebbe dalla sua parte.
            Si prende il NETTO, di quanto percepito, e si riduce in base ad una tabella semplice, con un taglio progressivo a scaglioni. Esempio: fino a 500 euro non si toglie niente. Dai 500 ai 1000 si toglie il 10%. Nello scaglione dai 1000 ai 2000 si toglie il 20%, e così via.

          • Che tutti o quasi abbiano usufruito delle generose normative del passato è vero.
            Che le normative siano state generose nella stessa misura, però, proprio no.
            Non sono calcoli capziosi per nulla: fare il baby pensionato con 20 anni di contributi (o ricevere un vitalizio da parlamentare, da consigliere regionale, ecc.) significa aver usufruito di una “generosità” molto ma molto più ampia di chi è andato in pensione con 37 anni di contributi.
            Sono differenze mostruose.
            Come mostra chiaramente l’articolo della voce del 2011 linkato in precedenza, col vecchio sistema i dipendenti pubblici hanno ricevuto *in media* circa 2.6 volte quanto versato.
            I dipendenti privati 1.7 volte.
            Quindi la “generosità” è pari a 1.6 volte i contributi vs 0.7 (e figuriamoci i baby pensionati ed altre differenze tra i diversi casi, dati ad esempio dalla progressione di carriera, con gli ultimi “magici” salti gli ultimissimi anni proprio per godere della pensione calcolata su questi). Generosità spesso ampia proprio per gli importi bassi e medio bassi.
            Non sono nè dettagli nè calcoli capziosi, ma fondamentale sostanza della questione.
            Si intervenga per tutti nella stessa misura su tale “generosità” non coperta da contributi, e non altro, od il risultato sarà tagliare la pensione di chi ha versato 37 anni di contributi molto più che quella dei baby pensionati, aggravando la situazione.

        • Certo, cornuti e bastonati alcuni premiati in misura minore gli altri.
          Dopo 39 anni di contributi versati (e non 20) per andare in pensione ho dovuto rinunciare a tutti gli anni di ricalcolo del sistema retributivo.
          Facciamo che mi venga liquidato tutti ciò che ho versato negli anni e poi ci penso io a mantenermi con i miei soldi.
          Oggi sembra che il problema lo abbiano creato chi usufruisce della quota 100 o del progetto donna che fissano un limite di età anagrafica a 62 anni (quota 100) e 58 per progetto donna.
          Sbaglio o in passato ne bastavano 40 (addirittura 35 per le donne con figli) se si aveva il privilegio di lavorare per lo Stato?
          E ora per le pensioni minime è stata liquidata anche la 14a (ma son minime perché l’INPS è cattivo o perché i contributi versati erano minimi.)? C’è gente che percepisce pensioni da almeno 40 anni. C’è ne rendiamo conto?
          Per anni per alcune realtà industriali si è pagata cig (non mesi) a gente che mentre la percepiva lavorava in nero.
          Si abbia il coraggio di riformare quel pozzo nero che è lo Stato, si rendano uguali le condizioni di lavoro e i privilegi degli statali ai dipendenti del settore privato (quando dico statali non penso agli addetti del comparto sanitario o forze dell’ordine), facciamogli provare il brivido di dover bussare a qualche porta per trovare il lavoro, oppure di fare impresa.
          Invece li teniamo a lavorare a casa al calduccio per non farli ammalare, poveri. Gli altri potevano anche morire in piena pandemia.

          Nina o

    • La mia pensione INPS ( ne ho altre due con Unicredit) non è pagata con le tasse, ma con i MIEI contributi versati in 37 anni.

  5. Urge patrimoniale sugli immobili dalle seconde case in poi. Tassazione sui patrimoni oltre 80000 euro. Tetto stipendi ai manager. Tassa sulle auto oltre la prima a nucleo famigliare. Posti di lavoro creati per decreto. Contratto a tempo indeterminato senza job act quale unica forma di lavoro dipendente . Scala mobile per i nuovi assunti e indennità di perequazione per tutti i lavoratori dipendenti per recuperare l’effetto passaggio all’euro. Altrimenti si prendono altre strade…

  6. Il fatto che le entrate da IRPEF sui privati crollino di più del 20% e che quelle sui dipendenti pubblici addirittura aumentino, la dice lunga sulla follia totale di questo Paese. Ma la gente si rende conto di cosa significa?? Pazzesco.
    Autonomi e dipendenti privati, cioè chi crea ricchezza reale e tiene in piedi il baraccone, annaspano pesantemente per la crisi e vedono il loro reddito ridursi sensibilmente, magari sono pure a rischio fallimento o licenziamento, in molti casi non dormono la notte perché non sanno a che santo votarsi per andare avanti.
    Dall’altra parte gli statali non hanno la minima conseguenza, la crisi non li tange nemmeno, proprio non gliene po’ frega de’ meno, loro continuano a prendere il loro bello stipendio (su cui pagano tasse virtuali, in quanto semplici partite di giro…) fino all’ultimo cent, se non addirittura in leggero aumento!
    E questo stipendio che prendono cos’è, da dove viene?? Da tasse sui privati, ovvero altro non è che reddito sottratto agli autonomi e ai dipendenti privati, cioè quelli che stanno subendo pesantemente la crisi!!
    In questo Paese in pratica esistono due classi sociali:
    Una classe, il Privato, che vive nel mondo reale e crea ricchezza lavorando e producendo, ha sempre rogne di ogni tipo e subisce le conseguenze di tutto quello che accade;
    L’altra classe, il Pubblico, campa di quella ricchezza prodotta da altri ed è sempre a postissimo, vive in un mondo dei balocchi chiamato “impiego pubblico”, stragarantito e stratutelato fino alla morte.
    E senza neanche contare che, segreto di pulcinella, in una grande parte dei casi i lavoratori pubblici “lavorano“…per modo di dire.
    Come si fa a continuare a tollerare una ingiustizia così gigantesca?!

  7. Vogliamo dire che abbiamo assistito ad un enorme spostamento di ricchezza tra classi di lavoratori ed in particolar modo tra la classe dei garantiti a prescindere e quella dei non tutelati a prescindere oppure è troppo politicamente e sindacalmente scorretto ???!!!!!

    • La risposta è:
      “Troppo politicamente scorretto. Troppo sindacalmente scorretto. Lei è licenziato in tronco. Fine della risposta”.

      • Immagino che di TFR non se ne parla neanche, di quota 100 non pervenuta, per il reddito di cittadinanza non ho l’ISEE, non mi resta che provare nel primo settore, ovvero in agricoltura, sperando che non aderiscano troppi Teresina boys alla regolarizzazione rosso pomodoro.

  8. Il Conte del Grillo.
    L’Italia “è stata fermata” completamente per due mesi (marzo, aprile) e poi avviata a ripartenza lenta e parziale per altri tre (maggio, giugno, luglio). La pubblica amministrazione è ancora in felice letargo remunerato a casa, salvo eccezioni. La scuola è chiusa da marzo. Riparte forse a metà settembre, commissario Arcuri (quello delle mascherine e delle mascherate, della app Immuni di cui non si fida nessuno) permettendo. Tribunali chiusi. Agenzia delle Entrate chiuse. Turismo crollato. Aeroporti deserti.
    Agosto è agosto.
    Piombiamo a settembre con un Paese sgovernato, con commissari ridicoli e falliti che dovrebbero dare impulso alla ripartenza. Figurarsi!
    Le attività chiuse hanno fermato e ridotto al lumicino tutto l’indotto: bar, caffetterie, ristoranti, cinema, teatri, cartolibrerie, abbigliamento.
    Le entrate tributarie sono ridotte del 27%.
    Perché, dovevano crescere?
    E adesso volete “spremerci” peggio di un limone per recuperare entrate mentre non avete portato a casa 1 solo euro dalle chiacchiere infinite in Europa?
    Succo non ce n’è più.
    Al voto.

  9. Purtroppo si sono fatti anestetizzare dalla propaganda sui media di regime e sui media dei vecchi fifoni.
    Da un lato incutevano terrore quotidiano, dall’altro promettevano fantastiliardi di manna dal cielo, per cui tutte le categorie stavano zitte e ferme.
    Mentre in altri paesi i produttori di beni e servizi si facevano sentire per ridurre al minimo le chiusure, da noi si mettevano in fila davanti ad uno sportello per riscuotere l’obolo di chiusura.
    Ma cosa si aspettavano di diverso?
    Ora arrivano, una dopo l’altra, le cifre della catastrofe che qualcuno sognava fosse una bazzecola.

  10. È la “decrescita felice” anelata dai grillini, dai verdi, dai gretini, dai pidioti, dai boldrini.

    Anzi, decrescita infelice. Infelice per noi, volgari lavoratori popolani con le ascelle sudate (copyright Gianrico Carofiglio, fighetto radical chic).

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