Lo scontro tra Friedrich Merz e Alternative für Deutschland non si ferma alle porte del Bundestag. L’Afd ha annunciato di voler denunciare il cancelliere tedesco per diffamazione dopo le parole pronunciate in Parlamento sulla “remigrazione”, uno dei concetti al centro della politica migratoria del partito. Merz l’ha equiparata a una forma di “pulizia etnica”. Un’accusa che il principale partito d’opposizione tedesco considera inaccettabile e sulla quale ha deciso di passare al contrattacco giudiziario.
Ad annunciare l’iniziativa è stato Stephan Brandner, esponente del gruppo parlamentare dell’Afd. In un video pubblicato su X, Brandner ha definito le dichiarazioni del cancelliere “penalmente perseguibili” e “totalmente inaccettabili”, spiegando che il partito intende procedere per “ingiuria diffamatoria”. La questione non è soltanto politica. L’articolo 46 della Legge fondamentale tedesca stabilisce infatti che i membri del Bundestag non possano essere chiamati a rispondere davanti alla giustizia per le dichiarazioni rese in Parlamento o nelle commissioni. La stessa norma, però, contiene un’eccezione per le ingiurie diffamatorie. È proprio su questo passaggio che l’Afd intende fare leva nel tentativo di portare il caso fuori dall’aula parlamentare.
Le parole finite nel mirino sono arrivate durante una seduta particolarmente accesa del Bundestag. Merz ha attaccato frontalmente l’Afd, definendola “una forza distruttiva” e accusandola di assumere posizioni troppo vicine alla Russia. Il cancelliere ha contestato al partito anche il silenzio sul tentativo di attentato all’aeroporto di Lipsia e sulle campagne di disinformazione attribuite a Mosca. “Il popolo tedesco non seguirà questa strada”, ha affermato il leader della Cdu.
Poi l’affondo direttamente ad Alice Weidel. Merz ha ricordato alla leader dell’Afd che il suo partito non è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta in Sassonia-Anhalt: “Da nessuna parte in Germania otterrete la maggioranza con questa politica”. Il cancelliere ha quindi accusato il partito di essere caratterizzato dal “disprezzo per le nostre istituzioni democratiche e dalla costante denigrazione personale dei rappresentanti del nostro Stato”.
Un voto che ha reso ancora più evidente una tendenza che ormai non riguarda soltanto l’Est della Germania. Anche a livello nazionale l’AfD continua infatti a crescere. Alle elezioni federali del febbraio 2025 aveva ottenuto il 20,8 per cento, arrivando seconda alle spalle della Cdu/Csu, ferma allora al 28,5 per cento. A poco più di un anno e mezzo di distanza, i rapporti di forza fotografati dai sondaggi si sono rovesciati.
Le rilevazioni più recenti raccolte da Wahlrecht collocano infatti l’Afd stabilmente tra il 27 e il 29 per cento, mentre Cdu e Csu oscillano tra il 19,5 e il 22,5 per cento. Nell’ultima rilevazione Insa pubblicata l’8 settembre il partito di Weidel raggiunge il 29 per cento, contro il 19,5 dell’Unione. Il sondaggio Forsa dello stesso giorno assegna invece all’Afd il 28 per cento e alla Cdu/Csu il 21. Anche Infratest dimap registra un vantaggio analogo: 27 per cento contro 21.
Numeri che spiegano anche perché lo scontro tra Merz e l’AfD sia diventato uno dei principali fronti della politica tedesca. In Sassonia-Anhalt il voto ha rappresentato un colpo particolarmente pesante per il cancelliere: secondo un’analisi della Forschungsgruppe Wahlen, il 75 per cento degli elettori del Land considera lo stesso Merz tra i responsabili del risultato elettorale, mentre l’87 per cento si è dichiarato insoddisfatto del governo federale.
Leggi anche:
Il tutto mentre attorno all’Afdcontinua a svilupparsi anche il dibattito sull’eventuale messa al bando del partito. Proprio mercoledì Merz aveva frenato su questa ipotesi. Il cancelliere si era detto “scettico” sulla possibilità che una procedura del genere possa avere successo e aveva sostenuto che la priorità debba essere quella di affrontare politicamente l’Afd e provare a riportare i suoi elettori verso il centro.
Due giorni dopo, però, lo scontro in Parlamento ha raggiunto nuovi livelli. Il punto di rottura è stato proprio il termine “remigrazione”, utilizzato dall’Afd per indicare politiche di rimpatrio e allontanamento degli immigrati che non abbiano diritto a restare nel Paese. Merz ha sostenuto che dietro quel concetto si nasconda in realtà una forma di “pulizia etnica”.
Per l’Afd l’accostamento supera il confine della normale battaglia politica e assume un carattere diffamatorio. Da qui la decisione di rivolgersi alla magistratura. La battaglia tra il cancelliere e il partito di Weidel si trasferisce così dal Bundestag alle aule giudiziarie proprio nel momento in cui, tra sondaggi nazionali e risultati regionali, l’Afd registra i numeri più alti dalla sua fondazione.
Massimo Balsamo, 11 settembre 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


