in

Agguato a Wurzburg: evviva il poliziotto di Termini

Dimensioni testo

Volevate avere una dimostrazione pratica? Ora la avete. Volevate sapere cosa sarebbe potuto succedere alla stazione Termini, qualche giorno fa, se quell’agente della Polfer non avesse sparato alle gambe del sedicente ghanese? Guardatevi le immagini che arrivano da Würzburg, in Baviera. Lì uno straniero di origine somala di 24 anni ha seminato il terrore, ha ucciso tre persone e ne ha ferite altre quindici. Cinque delle quali in modo grave. Una strage, così si chiama, provocata da un uomo che – pare – al grido di “Allah Akbar” ha colorato di rosso sangue un triste pomeriggio di giugno.

I dettagli sono i soliti cui ormai cominciamo ad essere abituati. Uno straniero con presunti problemi psichiatrici. Un coltello che si trasforma in strumento di morte. I video di alcuni passanti che con il cellulare riprendono la scena. Nelle immagini si vede il somalo 24enne lanciare oggetti, forse altri coltelli, contro coraggiosi cittadini che tentano di fermarlo. Poi poco dopo le 17 i blindati delle forze dell’ordine si radunano alla Barbarossa Platz, chiudono le vie di accesso, soccorrono i feriti e “neutralizzano” l’attentatore. Sparandogli alle gambe.

Ecco il punto. Quanto successo a Würzburg, anche a confrontare le immagini disponibili, sembra il secondo tempo di un film già girato pochi giorni prima a Roma. Ricordate? A due passi dalla stazione Termini un ghanese brandiva un coltello. Cercava di colpire gli agenti accorsi per fermarlo. Li minacciava. Ed è stato “neutralizzato” da un bravissimo poliziotto che gli ha sparato all’inguine. L’epilogo non era scontato: nessuno si è fatto male gravemente, neppure il folle aggressore. Ma soprattutto l’intervento della Polfer ha evitato che l’esagitato 44enne potesse sgozzare alcuni passanti, come fatto dal suo collega in Germania.

Oggi dovremmo essere qui a gridare ancora: “Evviva il poliziotto di Termini“. Dovremmo stringerci intorno a lui. E magari erigere un monumento a tutti quelli che rischiano la pelle in divisa per difenderci dai criminali di peggior specie. E invece? Invece in questo strano folle Paese, il giorno dopo l’agente si è ritrovato indagato (“un atto dovuto”, dicono) e dovrà cercarsi un avvocato per provare convincere i pm che si è trattato di un uso legittimo delle armi. Il tutto a sue spese. L’immigrato pregiudicato invece, in quanto nullatenente, avrà diritto al gratuito patrocinio a carico dello Stato (o, meglio, di noi contribuenti). E c’è pure chi – leggi Repubblica – ha provato addirittura a sostenere che “a guardare la sequenza delle immagini” non sembrava che “l’uomo avesse minacciato gli agenti”. Davvero? Allora la prossima volta facciamo così: chiediamo al poliziotto di non sparare, di riporre la pistola, di provare a convincere il pregiudicato armato di coltello con la dolcezza delle parole. Facciamo contenti tutti quelli che “io al suo posto non avrei fatto fuoco”. Poi però non lamentatevi se vi ritrovate a piangere cinque morti innocenti. Come a Würzburg.