Alitalia, il fallimento ventennale delle élite

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Da una decina d’anni scrivo lo stesso Cameo, sviluppando lo stesso concetto: si faccia fallire Alitalia, secondo il modello Swiss, quindi la si ceda, ristrutturata, alla Lufthansa. Sarebbe stata ed è la soluzione più seria e meno costosa. L’Alitalia è la metafora del fallimento delle élite pubbliche e private italiane, politicamente rappresentate da Pd e da Fi, quindi dall’Establishment romano. Sono quelli che hanno dilapidato gran parte del patrimonio statale (l’hanno chiamata privatizzazione), applicando antiche formulette, senza neppure capire dove stava andando il mondo.

Alitalia è stata, in successione, un’azienda pubblica, semi pubblica, semi privata, privata. E da privata, ricordiamolo sempre, è fallita, pur avendo al vertice, non dei boiardi di stato, ma tre miti del management privato internazionale: Luca Cordero di Montezemolo, James Hogan, Cramer Ball. Si leggano i nomi dei Ceo che si sono succeduti negli ultimi quarant’anni, la crème de la crème delle élite manageriali del paese, eppure tutti hanno fallito. Apro una parentesi: le aziende falliscono solo per colpa dei Ceo e degli azionisti, mai per colpa del mercato, dei sindacati, dei dipendenti. Alitalia è Ceo capitalism in purezza.

Alitalia ha avuto fin dalla nascita un handicap: Roma. Roma è stata la sua culla, Roma sarà il suo Verano. Per la città è stata la maggior produttrice di posti di lavoro pregiati, ben retribuiti seppur spesso inutili, spacciati come “privati”. Incredibile ma vero: tutto l’indotto era ed è romano. Molti anni fa scrissi che la Politica sapeva benissimo che Alitalia era irrecuperabile, ma sapeva pure che non poteva fallire, perché nelle sue viscere c’era un “asset negativo”, che dai bilanci non emergeva. Era l’esercito dei “50.000” (allora, oggi sono come ovvio meno ma sempre troppi) che, o come dipendenti della compagnia o dell’indotto, o del sottobosco politico-professionale, erano tutti concentrati nella capitale. L’avevo chiamata: “Bomba Roma”. Prevedevo fosse impossibile per Roma rinunciare a migliaia di lavoratori e di professionisti ad alta retribuzione (sarebbe lo stesso per la RAI). Così è stato, l’Alitalia è morta, ma gli stipendi e i privilegi di queste “romane cuscute”, sindacati compresi, sono sopravvissuti.

Lo Stato nel frattempo ha bruciato quasi 10 miliardi, ma la bomba Roma (seppur smagrita) è ancora lì. Nessuna grande Compagnia di bandiera ha concentrati tutti gli shareholder, hub compreso, dove c’è la politica. Ricordiamo che l’unico accordo serio, quello con KLM, evaporò proprio quando gli olandesi vollero portare l’hub dove avrebbe dovuto essere, a Milano (Malpensa), capitale economica del Paese. Nessun partito, Lega e FdI compresi, ha il coraggio di dire, a muso duro, agli elettori romani che Alitalia è morta da cuscuta.

Alcuni dicono: ma Romano Prodi era riuscito a venderla. Vero, ma “imbrogliando” Air France. Quando i francesi se ne fossero accorti (facile: la due diligence e tre mesi di gestione), avrebbero fatto esplodere la “Bomba Roma”. (Nota: se sei un politico o un manager serio, e vuoi vendere un’azienda fallita, prima la “ristrutturi”, e la consegni “pulita” al compratore, ti costa meno e non ti torna poi indietro). Prodi non era culturalmente all’altezza per farlo, figuriamoci Silvio Berlusconi. Questi l’affidò a degli incapaci come lui, sebbene tutti privati, che si spacciavano pure per imprenditori, per manager, ma non lo erano. Alcuni avevano già fallito (clamorosamente) nelle imbarazzanti privatizzazioni dell’era Ciampi-Draghi.

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18 Commenti

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  1. Mi pare un articolo scritto da uno che della problematica non capisce nulla . Non si pone mai la domanda più logica…come mai negli altri Stati esistono Compagnie Nazionali che vengono difese?

    • Perchè pur essendo un pò scassate sono difendibili. AZ invece è un cesso planetario, pozzo senza fondo di nostri quattrini, gestita sempre da incapaci e controllata sindacalmente da baroni dell’aria che fanno regolarmente i cxxi loro, auspicando possano usufruire di aiutini statali a nostro carico, per poi andare a volare con compagnie del medioriente, pagati in NERO a Dubai. Alicesso va chiusa, buttata, regalata a qualche paese africano ma NON mantenuta più a tuo e mio carico.

  2. Dopo aver letto i vari commenti, specialmente quelli ampiamente documentati di Elisabetta, con la quale mi congratulo per la loro estrema chiarezza, sento il bisogno di esprimere la mia opinione.
    In un paese normale il Governo pone delle regole precise per controllare la propria Compagnia Aerea di Bandiera, al fine di non farla diventare un oligopolio o addirittura un monopolio economico, che abbia un potere condizionante le eventuali altre compagnie aeree. Questo garantisce un giusto equilibrio tra potere pubblico e privato. Sempre in un paese normale si risale facilmente al responsabile di una cattiva gestione di una Società; quindi, provata la sua colpevolezza, ne paga le conseguenze. Quindi se la società Alitalia S.pA è in dissesto con un irrimediabile enorme inarrestabile deficit, deve fallire e il responsabile pagarne le conseguenze. Come mai questo non succede? Evidentemente le Autorità politiche non si sono limitate, come di norma, a emanare delle Leggi, che regolamentino il corretto comportamento dell’Alitalia S.p.A., ma hanno voluto intromettersi nella sua Amministrazione. Il risultato è stato un enorme irrimediabile cumulo di scorrettezze gestionali, politiche e amministrative, senza la possibilità di individuare precise responsabilità e risolvere il problema, iniziando la procedura di fallimento. Desidererei sentire la vostra opinione in merito.

    • Preciserei solo che gli unici asset redditizi di alitalia riguardano appunto qualche monopolio o simili, come gli slot ad essa riservata.
      Per avere un minimo di concorrenza sulla Milano-Roma, ad esempio, c’è voluto il treno, altrimenti potevano continuare a fare i prezzi che volevano, a danno degli utenti, grazie ad un monopolio de facto.
      Quindi, in questo caso, è precisamente il pubblico ad aver creato e a voler sostenere una posizione monopolista per la compagnia di bandiera, per ridurne artificiosamente le perdite.

      • Mi ha fatto piacere la sua precisazione, con la quale concordo ben volentieri. torno a dire che l’Italia non è un paese normale; infatti ribadisco che in un paese normale si regolamenta la compagnia aerea di bandiera per impedire che diventi un monopolio. In Italia non solo la si è fatta diventare di fatto un monopolio, che ha imposto i prezzi che voleva, rendendo impossibile la concorrenza, ma anche si è intromessa nella sua gestione causando il crescente enorme deficit. Così stando le cose non si riesce ad individuarne con chiarezza le responsabilità e reisolvere il problema, secondo me, con una sollecita procedura di fallimento. Sarei contento se un esperto legale mi suggerisse cosa si dovrebbe fare.

    • Egregio Dott. Lanza, nonostante quello che LEI, e molti prima di lei, sotto avete detto, è comprensibile, ma ci dimentichiamo un fatto molto rilevante per chi (mis)governa il paese.

      Cos’è il valore del voto Alitalia, ex- Ilva ecc. per i nostri politici?

      Quello che non capisco ancora, che in Italia non mi sembra ci sia una norma “chiara” su chi è il “resposabile” quando qualche cosa non ha esito positivo, sia nel privato o publico. Non credo che si arriverà a dare la colpa ad un semplice soldato per la disfatta in una battaglia, ma chi è il fautore?
      Una chiarificazione mi potrebbe essere utile per capire.

  3. Complimenti, articolo azzeccato. Sono dirigente in pensione dopo 43 anni di aeroporti/gestori/vettori. in giro per il mondo. Un particolare vorrei aggiungere come contributo: la supponenza dei dirigenti Alitalia (romani) e la loro povera “negotiation skill” . Può sembrare marginale, ma anche questo aspetto fa perdere competivita’ nella fornitura dei servizi di handling, catering, manutenzione, gestione security, safety, training, human resources, commercial, etc

    • Bravo Enrico.
      Io aggiungerei anche la supponenza del personale Alitalia, a iniziare dalle hostess imbellettate e dagli steward piacioni e provoloni che si vede lontano un miglio che ci provano con 10 donne per trombarsene una. Molti di loro sono esempi di una mentalità romana fallita, vetusta, dannosa e raccapricciante. Senza Alitalia, Rai, Fs e ministeri vari Roma sarebbe peggio di Taranto. Non hanno mentalità imprenditoriale, non hanno spirito di sacrificio, non hanno decoro, non hanno buon gusto, non hanno umiltà. Per questo motivo Alitalia con hub a Roma è uno scandalo bell’e buono che solo la bonarietà e la tranquillità dei nordisti può sopportare.
      Spero che l’azienda affondi e che i dipendenti – molti dei quali non hanno colpa – siano costretti a lavorare seriamente per mantenersi.

      • Alitalia va boicottata, e bisogna tenere sempre presente che tutte le lamentele dei suoi dipendenti, dai dirigenti ai piloti, passando per hostess, steward e quant’altro, sono fuori da ogni logica, e volte solamente a mantenere privilegi senza senso come un tempo.

        Visto che spesso parliamo male dell’Europa, vale la pena ricordare come dobbiamo all’Europa l’imposizione di un mercato concorrenziale, a livello europeo, in questo settore; e proprio a questo dobbiamo la fortissima riduzione di prezzi ed il fortissimo sviluppo, di cui tutti beneficiamo, verificatosi negli ultimissimi decenni.

  4. Tutto giusto tranne che la bomba Roma. Fiumicino se ben organizzato sarebbe funzionale anche per l’Alitalia – Lufthansa. Il problema di Fiumicino è che la ferrovia non ci arriva come passante di una gronda dell’AV Napoli – Milano. I sindacato c’entrano eccome. Finiamola poi di regalare aeroporti e servizi alle low-cost. Il dramma inizia da lì. Ci illudiamo di risparmiare sul biglietto ma ne paghiamo in costi indiretti molti di più.

    • Caro Mauro, a Fiumicino potrai pure metterci un treno gratuito con le bigliettaie in topless ma non servirà mai alle esigenze di trasporto di chi abita a nord di Arezzo. Per 3 motivi:
      – il 70% del traffico internazionale in arrivo e in partenza dall’Italia vola sopra le Alpi. E che senso ha scendere a Roma per poi da lì andare oltre le Alpi?
      – a Roma c’è molto traffico incoming e poco outgoing. A Malpensa c’è sia l’incoming sia l’outgoing
      – A Malpensa c’è molto traffico business. Ossia di clienti che pagano biglietti costosi e che contribuiscono all’utile delle compagnie. A Roma ce n’è molto meno.

      Colaninno e Sabelli – ex presidente e CEO di CAI – sapevano bene queste cose. Ma sapevano anche che portare a Malpensa tutto il traffico Alitalia avrebbe significato spostare migliaia di persone, spesso romanacci burini che mai sarebbero andati a nord del Po. E tutti con alle spalle sindacati fortissimi che avrebbero dissotterrato l’ascia di guerra.
      Un’ultima cosa: nessuno regala aeroporti alle low cost. Viviamo in un “libero” mercato e queste vanno dove c’è margine di guadagno.
      Un’ultima considerazione marginale: la Lombardia e il Veneto dovrebbero essere autonome o almeno indipendenti e utilizzare i soldi prodotti in loco per detassare le imprese, incluse quelle aeronautiche.

  5. Contento di leggere un bell’articolo in cui si afferma che le gestioni/aziende inadeguate devono fallire, e cedere il passo a chi fa meglio.
    Questa non è “ideologia”. E’ un sano principio di mercato.
    Indispensabile.

    • @Davide, come sempre hai aggiunto la ciliegina alla torta.

      Le tue “perle” rallegrano la serata. Ma quanti hanno studiato come funziona “veramente il libero mercato”?

      Alla tua prossima, e saluti

      • Pochissimi, purtroppo.
        La mia “ciliegina” era in realtà anche leggermente polemica verso l’autore, e qui mi fermo ;).

        • @Davide V8, do I detect a saddness in your recent comments? though they appear valid comments?

          Personalmente, quando una attività non riesce vivere con i conti in attivo e con tantissime “cime” che hanno fallito cambiare la sua sorte, bisognerebbe chiuderla, vendendo quello che è vendibile.

          E da quì rivedere come ricominciare, solo se vale la pena.

          La tua opinione sarà apprezzata!

          • Certamente sono triste per l’ignoranza diffusa sul funzionamento del sistema economico in cui viviamo, e sul funzionamento del mercato, ormai relegato nemmeno ai libri di testo – che lo omettono volontariamente, ma solo a una minoranza di studiosi, intellettuali ed appassionati, che portano avanti la cultura e la conoscenza nonostante il criminale ostracismo del sistema.
            Certamente Alitalia deve fallire, dopo decenni di ridicoli tentativi che servono solo a prolungare la rapina a danno dei contribuenti.

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