Il 7 ottobre 2023, mentre Israele faceva i conti con il brutale attacco terroristico di Hamas, Matteo Salvini pubblicava su X un messaggio di solidarietà: “Tutto il mio sostegno al popolo di Israele, sotto violento e vigliacco attacco da parte di estremisti islamici”. Tra le risposte spuntava quella di Youssef Siher: “Allahu Akbar”, accompagnato dalla stessa espressione in arabo e da tre cuori, verde, nero e rosso. Nessuna parola di condanna per il massacro, almeno in quel commento. Un messaggio che oggi torna a circolare sui social e accende i riflettori sul suo autore. Perché Siher, trentenne italiano di origini marocchine, è l’uomo individuato dagli investigatori come presunta mente della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”, nata all’indomani delle violenze che hanno sconvolto Milano.
Allahu Akbar!❤️🖤💚 الله أكبر
— Youssef Siher | يوسف صيهر (@youssef_siher) October 7, 2023
Un personaggio tutt’altro che improvvisato. Laureato, politologo, conoscitore dell’Islam politico, ex collaboratore dell’Ispi e firma di alcune testate nazionali come Il Fatto Quotidiano. Un curriculum che difficilmente si associa all’immagine del giovane antagonista che organizza le proteste attraverso i social. Eppure, secondo gli investigatori, sarebbe proprio lui l’amministratore della pagina Instagram e del gruppo Telegram attraverso i quali venivano rilanciati proclami e appuntamenti nelle piazze. Siher è ora indagato per istigazione a delinquere aggravata. Un’accusa ancora tutta da verificare, ma sufficiente a portarlo al centro di un’indagine coordinata dalla Procura di Milano.
Dall’università all’Ispi
La sua storia comincia nel Bresciano. Dopo il diploma al liceo Fermi di Salò, Siher si trasferisce a Milano per frequentare l’università. Consegue una laurea triennale in Scienze umanistiche per la comunicazione alla Statale, dove entra anche nel Senato accademico e diventa presidente degli studenti universitari musulmani. Prosegue poi gli studi con una magistrale in Scienze politiche e di governo, concentrandosi soprattutto sulla storia del Nord Africa, del Medio Oriente e sui movimenti islamici.
Nel curriculum compare anche un’esperienza all’Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale. Come si legge nella sua scheda biografica, gli interessi di ricerca riguardano “l’Islam politico, i movimenti politici islamici e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo”. Nella tesi magistrale approfondisce il ruolo dei movimenti islamici in Marocco e i loro rapporti con la monarchia. Madrelingua araba e italiana, parla fluentemente anche inglese e spagnolo. L’Ispi ha però tenuto a precisare che il rapporto professionale si è concluso da tempo: “Youssef Siher ha effettuato uno stage presso Ispi nel 2024. Da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Una puntualizzazione arrivata dopo che il nome del trentenne è finito al centro delle cronache.
Le collaborazioni con il Fatto e il Foglio
Accanto alla formazione accademica, Siher ha costruito un percorso nel giornalismo. Ha svolto uno stage al Fatto Quotidiano, seguito da un periodo di collaborazione interrotto da circa un anno e mezzo. Nel suo passato compare anche il Foglio, per il quale ha pubblicato un solo articolo nel 2022. Non soltanto giornalismo e ricerca, però: il trentenne ha lavorato anche come assistente di biblioteca all’Università Statale di Milano e come rider per Glovo.
È il profilo di un giovane che conosce gli ambienti universitari, ha frequentato istituti di ricerca e possiede gli strumenti culturali per muoversi nel dibattito politico internazionale. Ma accanto all’attività professionale c’è un’altra dimensione, quella dell’attivismo pro-Pal, che emerge con particolare evidenza dalle sue dichiarazioni pubbliche.
L’attivismo pro-Pal e i messaggi sui social
La causa palestinese è una costante del suo impegno politico. Nel luglio del 2025, durante una manifestazione contro il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv, Siher rivendicava il diritto di protestare “contro la complicità nel genocidio a Gaza e in Palestina delle istituzioni italiane, anche locali”.
I toni diventano ancora più duri nei mesi successivi. Il 22 settembre 2025, in occasione delle proteste pro-Pal alla Stazione Centrale di Milano, scriveva su Instagram: “Arriverà il giorno in cui romperemo quel muro di vetro dietro il quale vi nascondete”. In altri interventi ribadiva: “Non smetteremo di combattere finché non recupereremo ogni centimetro della nostra terra e finché tutti non torneranno a casa”. Fino a un’altra dichiarazione particolarmente significativa per i toni utilizzati: “Non ci arrendiamo, vinceremo o moriremo”.
Quando vi dicono che il "palestinismo" ha tratti comuni con la sindrome ossessivo-compulsiva... credeteci!#youssefsiher#movimento17ottobre pic.twitter.com/vAQNfPCXzo
— Antonino Monteleone (@a_monteleone) October 24, 2026
Parole che restituiscono il profilo di un militante politicamente radicale, almeno nella retorica delle sue pubblicazioni. Il commento a Salvini del 7 ottobre 2023 si inserisce in questo percorso. L’espressione “Allahu Akbar”, che significa “Dio è grande” ed è comunemente utilizzata dai musulmani in contesti religiosi e quotidiani, non rappresenta di per sé un sostegno al terrorismo. Ma la scelta di utilizzarla proprio sotto un messaggio di solidarietà a Israele, nel giorno dell’attacco di Hamas, è inevitabilmente destinata a far discutere.
Il suo interesse politico, del resto, non si limita alla Palestina. Nel settembre scorso, intervenendo sulle proteste della cosiddetta Generazione Z in Marocco, aveva sostenuto che le difficoltà della sanità e dell’istruzione fossero soltanto i sintomi di un problema più profondo. Nel mirino, a suo giudizio, un sistema politico ed economico dominato da una classe dirigente e da grandi capitali che agiscono come oligarchi.
L’indagine sul Movimento 17 ottobre
Poi arriva il capitolo milanese. Il “Movimento 17 ottobre” compare dopo gli scontri della scorsa settimana, promettendo nuove mobilitazioni e mantenendo inizialmente anonima la propria struttura. “Non siamo una sigla, siamo un processo”, spiegavano gli organizzatori. Secondo quanto ricostruito dal Giornale, gli investigatori della Digos e della Polizia postale, coordinati dalla Procura di Milano con la pm Francesca Crupi, hanno individuato in Siher uno dei riferimenti della macchina organizzativa. Il trentenne sarebbe stato incaricato di gestire i canali social e le comunicazioni relative agli appuntamenti in piazza. Tra le indicazioni emerse figurerebbero anche i tre possibili punti di concentramento nel centro di Milano: Duomo-Galleria Vittorio Emanuele, San Babila e l’area tra Cordusio e via Orefici.
Nella mattinata di ieri Siher è stato sottoposto a un fermo preventivo temporaneo per ragioni di ordine pubblico. Gli investigatori hanno effettuato perquisizioni e acquisito copie dei contenuti di telefoni e computer, alla ricerca di elementi utili a chiarire il suo ruolo. Secondo il quotidiano, sarebbero emersi anche messaggi dal contenuto minaccioso. Quando è stato individuato, in compagnia di altri attivisti, non avrebbe opposto resistenza. E avrebbe pronunciato una frase per spiegare la propria presenza: “Io sono un giornalista”. Successivamente è stato ascoltato negli uffici della Polizia postale alla presenza del suo avvocato.
Intanto emerge una biografia che intreccia università, ricerca sull’Islam politico, giornalismo e militanza. E torna d’attualità quel messaggio scritto il 7 ottobre 2023, nel giorno più sanguinoso della storia recente di Israele. Tre anni dopo, Youssef Siher non è più soltanto il nome di un account che risponde a Matteo Salvini. È il volto di un’indagine che cerca di capire chi ci sia dietro la nuova mobilitazione antagonista milanese. Una cosa sembra chiara: non si può parlare semplicemente di studenti, dietro c’è molto, molto di più.
Massimo Balsamo, 25 ottobre 2026
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