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La fine della sinistra

Altro che Cav-Meloni: chi è messo malissimo è la sinistra

Oltre alle tensioni tra Forza Italia e Fratelli d’Italia, è la sinistra a dover fare il conto dei propri dissidi interni

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Diogene Laerzio ci racconta di un altro Diogene, originario di Sinope (nell’attuale Turchia), detto il Cinico, vissuto a cavallo fra il V e il IV secolo avanti Cristo, che se ne andava in giro seminudo per Atene con una lanterna in mano e urlando: “cerco l’uomo”. Ovviamente tutti lo prendevano per pazzo, e forse lo era. Pazzo senza dubbio no, ma spesso cinico nel senso negativo che avrebbe poi assunto il termine, l’intellettuale medio di sinistra è di sinistra non certo per il modo di vivere ma perché, almeno da una trentina d’anni a questa parte, va in giro per le sempre più striminzite piazze di riferimento (ad esempio i giornali di area) cercando la sinistra che non trova, la “vera” sinistra.

L’identità della sinistra

Cosa è? Dove è? Dove va? Queste le domande che, in un autocompiaciuto onanismo intellettuale, va ponendosi, spesso in modo criptico e irrealistico, mentre la sinistra, quella vera, sembra essergli sfuggita. E ovviamente ognuno di loro cerca di essere originale e dice di aver trovato lui la via giusta, e che tutti devono seguirla. È in questo ordine di considerazioni che si inserisce l’ennesimo dibattito fra intellettuali che, uno al giorno, Repubblica fa intervenire sulle sue pagine.

Il rito si svolge sempre uguale da molti anni, soprattutto dopo l’ennesima sconfitta elettorale di quella che non è mai stata una “macchina da guerra” gioiosa. Eppure la compagnia di giro, alquanto triste, è sempre la stessa: sono solo gli spettatori in platea che si assottigliano sempre più, anche se agli attori il fatto non sembra preoccupare più di tanto. Ed ecco sfilare, anche in questi giorni, in perfetto ordine, prevedibilissimo, i soliit baciati dal destino, si fa per dire: Serra, Recalcati, Marzano, saraceno, Valerio, Massini, tutti a dir la loro. E presto arriveranno, statene sicuri, Saviano, Murgia e compagnia cantando.

La sinistra “Ztl”

Il risultato finale sarà sicuramente un libro allegato al giornale che per qualche settimana farà bella mostra di sé nelle vetrine, ma che nessuno comprerà, per poi essere affidato come sempre alla sana critica roditrice dei ratti. Al gioco si prestano anche studiosi seri, che, fedeli ai loro giovani anni, immolano il loro tributo al Dio Repubblica che non c’è più. Ma anche loro non sanno più che inventarsi.

Roberto Esposito, ad esempio, ieri invitava la sinistra a essere parte e a non voler rappresentare il tutto, come fa la destra e lei non farebbe. In verità, la sinistra partigiana lo è fino al collo e rappresenta solo se stessa, la sua ideologia dirittistica e la sua visione del mondo Ztl orientata, non l’interesse nazionale. E casomai vorrebbe farsi tutto, perché l’istinto primordiale a imporre la propria parziale visione del mondo a ognuno, iscritta nel Dna, è sempre forte.

D’altronde, essa si è autoaccreditata Buona, Corretta e Giusta. Comunque sia, lasciando stare gli intellettuali, la sinistra politica un problema di identità lo ha sempre avuto in questi anni, divisa fra chi è rimasto fedele a “terze vie” inesistenti fra marxismo e socialdemocrazia e chi invece prova ad essere riformista.

Il problema serio per il Pd è che però quelle due identità sono oggi espresse da due nuovi partiti, i Cinque Stelle (fra l’altro anche movimentisti e postmoderni alla Mélanchon) e gli Azionisti-Italia vivisti che si definiscono di centro ma sono di sinistra. Stretto come una tenaglia, mai come oggi il Pd, l’erede del partito unico della sinistra, tutto preteso a fare affari e a proteggere le proprie lobby, rischia di sparire. Sarà una dolce morte, forse, ma non saranno in molti a rimpiangerlo, intellettuali a parte.

Corrado Ocone, 20 ottobre 2022