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Anche la destra precipita nel “pandemicamente corretto”

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E pensare che stavo per inviare a questo blog un pezzo per raccontare come la nuova ideologia della sinistra oggi sia il pandemicamente corretto, che spinge a imbavagliare chi nega la pericolosità del sacro Covid, secondo una sorta di «antifascismo sanitario». Meno male che non l’ho fatto, avrei rimediato una figura barbina.

Perché chi si è spinto ad invocare una legge per mettere in galera i «negazionisti» del Covid paragonati addirittura ai «negazionisti» della Shoa? Speranza? De Luca? Il povero Sala, che vuole far arrestare Pappalardo? No, è il governatore del Veneto, Zaia. In questo modo, in due battute, egli ha superato a sinistra tutta la sinistra più forcaiola e pandemicamente giustizialista. Va bene che i giornaloni è da settimane che lo presentano come l’anti Salvini, quello della Lega moderata, pragmatica ed europeista, ma che serve all’establishment un clone del Pd più forcaiolo?

Ricordo di aver letto da qualche parte Zaia dire di essere più uomo del «fare» che di chiacchiere. In realtà egli, politico fin da ragazzino, la parola la sa usare perfettamente e quanto ha detto è da ritenersi meditato e pensato. Ed è per questo che è preoccupante. Infatti l’uscita è tattica in direzione politicista e al tempo stesso rivela la visione del mondo di Zaia ma soprattutto di un certo leghismo del Nord.

L’elemento tattico è evidente: è legato alla manifestazione dei gilet arancioni del genere Pappalardo. I quali hanno sostenuto una grande corbelleria, cioè che il virus non sarebbe mai esistito. Ma a una corbelleria non si risponde con la galera, anche perché poche ore dopo il professor Zangrillo ha affermato che il virus «clinicamente» non esiste più (attenzione all’avverbio) e lo stesso Zaia ha dato ragione all’ex medico nonché ex parlamentare di Berlusconi. Dimostrazione che su questi temi meno si inforca l’ascia e meglio è.

In realtà, di fronte all’imbarazzo di una piazza non più di Salvini, che da due anni ne era il grande mattatore, i dirigenti della Lega hanno reagito in due modi: in silenzio quasi tutti, tranne appunto Zaia che si è augurato di vedere in carcere i gilet arancioni, come un Sala qualsiasi, Con la differenza che la constituency elettorale di Sala e del Pd nulla a che vedere con chi va in piazza, anche per le ragioni sbagliate. Mentre è assai probabile che in quella dei gilet arancioni ci siano non pochi elettori leghisti. Di fronte ai giornaloni che hanno invitato a usare il manganello contro i pappalardiani, Zaia ha dato implicitamente il suo assenso.

Ma questi sono giochi politeistici, che non condanniamo perché i politici quelli fanno (sarebbe come chiedere ai lupi di non inseguire le pecore). Quello che ci spaventa, è la concezione del mondo utilizzata per coprire le manovre, In questo caso, una visione forcaiola e giustizialista che purtroppo la Lega originaria fa fatica a perdere, cosi, quando meno te l’aspetti, ti torna alla mente l’immagine di Luca Leoni Orsenigo e del suo cappio agitato in parlamento. Da Tangentopoli a Sanitopoli, è un passo e molti sono gli elementi comuni alle due visioni del mondo; intolleranza, caccia all’untore, uso della delazione, minaccia di sbattere in galera.