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La guerra in Ucraina

Armi a Kiev, Draghi smentito dagli ucraini

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L’incontro di Draghi con Zelensky non è l’unico ad essere avvenuto in questi giorni, una delegazione del Parlamento di Kiev è infatti stata in visita a Roma incontrando esponenti del Pd e i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati.

Se la versione del Presidente ucraino, battute da tutte le agenzie, dopo il meeting con i leader europei non corrispondeva esattamente con quanto il nostro Premier ha riferito in conferenza stampa riguardo agli argomenti trattati, le affermazioni di Oleksander Korniero, vice presidente della Verkhova Rada d’Ucraina, non lasciano spazio ai dubbi sul tema armi. Durante la visita in Italia la delegazione ucraina ha incontrato vari rappresentanti del Ministero degli Esteri ed il viceministro della Difesa Stefania Pucciarelli “con cui si è parlato di aiuti militari alla luce della strategia russa in questa guerra totale – riporta all’Adnkronos Kornienko – Abbiamo chiesto artiglieria a lungo raggio, armi anti carro, lancia razzi multipli e difesa anti-aerea per bloccare l’avanzata russa. L’Italia ci ha promesso sostegni, ma non posso rivelare cosa”.

Una vera e propria lista della spesa che da Kiev è arrivata direttamente a Roma nelle mani dei ministri competenti, sbugiardando – inevitabilmente – il racconto di Draghi in cui affermava di “non aver parlato di richieste di armi con Zelensky”. “Abbiamo puntato – prosegue la delegazione di Kiev – sullo status di candidato Ue per l’Ucraina, affinché Kiev alla fine della guerra possa avere il suo posto nella famiglia europea”. Quella famiglia – c’è da dire – a cui l’Ucraina non ha mai chiesto di far parte prima del conflitto.

Giorno dopo giorno, è ormai chiaro che la strategia, se così si può definire, di Zelensky e chi per lui, si basi solo ed esclusivamente sulle sfacciate e inesauribili richieste. Nessuna possibilità di mediazione diplomatica, come fanno sapere da Kiev: “Saremo pronti a negoziare solo quando anche la federazione russa dimostrerà di esserlo, smettendo di distruggere il nostro paese e di uccidere il nostro popolo”. Prima le armi, le bombe, le morti, la fame e la povertà, poi – in caso – ne parliamo: un copione già visto e che ci riporta agli accordi di Minsk quando, nella speranza di mettere fine al conflitto interno in Donbass, Kiev decise di non rispettare le vie diplomatiche se non in caso di cessate il fuoco da parte dei separatisti e quindi della Russia. Ciò non accadde all’epoca, ciò non accade adesso: la perfetta prosecuzione di un conflitto che nasce nel silenzio dell’Occidente e prosegue sotto i riflettori del mondo, senza nessun cambiamento – se non in peggio – .

Adesso ci siamo anche noi, però, in prima linea e, a quanto pare, non abbiamo intenzione di defilarci. L’Italia ha promesso altre armi all’Ucraina: armi moderne, pesanti e sempre più tecnologiche. Ma c’è di più: come racconta ancora all’Adnkronos la delegazione ucraina in gita nel nostro paese, ci sarebbe una grande proposta per noi. Un gran bel regalo che Kiev avrebbe deciso di farci: “L’Ucraina è aperta a varie collaborazioni con l’Italia. Il vostro paese potrebbe assumere il patronato della sfera culturale nelle grandi e piccole città”.

Esatto, Kiev ci propone il patronato culturale dell’Ucraina: in cosa consiste? Banalmente nella ricostruzione di ciò che rimarrà del paese di Zelensky dopo la fine del conflitto. “Sappiamo dell’intenzione del governo italiano a far tornare in vita il teatro di Mariupol – spiega Kornienko – Riteniamo che possa contribuire alla ricostruzione di altri teatri, scuole di musica, musei. Alla ricostruzione di città e infrastrutture, come ponti e reti ferroviarie. Le stime degli interventi sono in corso e il programma sarà presentato in occasione della Conferenza di Lugano”.

Ed ecco che, oltre il danno, arriva la beffa. L’Ucraina ci ritiene degni di ricostruire le proprie rovine. E mentre l’Italia cade in pezzi, Draghi&Co, invece di avere una visione e creare gli strumenti per risollevare la nostra economia, si impegnano nella promessa di restituire a Mariupol il teatro distrutto e non solo. Non stupiamoci se tra qualche tempo ci troveremo a dover dire addirittura “grazie” a Zelensky per questa imperdibile occasione.

Bianca Leonardi, 18 giugno 2022