Otto mesi dopo la guerriglia urbana che mise a ferro e fuoco Torino, per gli antagonisti di Askatasuna arriva un nuovo capitolo giudiziario. Dalle prime ore di questa mattina, 9 ottobre, la Digos sta eseguendo 14 perquisizioni domiciliari in diverse parti d’Italia nei confronti di militanti dell’area antagonista. La Procura torinese ha inoltre chiesto 19 misure cautelari per i reati che sarebbero stati commessi, a vario titolo, durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero del centro sociale.
Per capire il significato dell’operazione bisogna tornare a quel sabato di gennaio. Migliaia di manifestanti erano arrivati a Torino per protestare contro la chiusura della storica sede di Askatasuna, sgomberata il 18 dicembre precedente. Il corteo era degenerato quando un gruppo di circa mille antagonisti, molti dei quali incappucciati, si era separato dagli altri manifestanti raggiungendo corso Regina Margherita. Da quel momento, per circa due ore, la città era diventata teatro di violenti scontri con le forze dell’ordine. Pietre, bottiglie, fuochi d’artificio, barricate e aggressioni agli agenti. Il bilancio riportato successivamente in Parlamento parlava di oltre cento appartenenti alle forze di polizia feriti.
“Nella circostanza – scrive la polizia nel suo comunicato – oltre mille manifestanti, la maggior parte dei quali completamente travisati e vestiti di nero, dopo aver deviato dal percorso preavvisato, si sono diretti verso lo stabile sito al civico 47 di corso Regina Margherita, attaccando per circa due ore la forza pubblica dislocata a protezione dell’immobile con il lancio di pietre, bottiglie, artifizi esplodenti e altri oggetti contundenti, creando anche barricate infuocate per impedire l’avanzata dei contingenti, causando il ferimento di 103 appartenenti alle Forze dell’Ordine, con prognosi fino a 100 giorni. I manifestanti hanno altresì incendiato un mezzo del Reparto Mobile di Torino, a bordo del quale si trovava un agente di Polizia, e aggredito con calci e colpi di martello un altro operatore dopo avergli sottratto il casco e lo scudo in dotazione. Nel corso delle azioni violente, sono stati inoltre danneggiati numerosi esercizi commerciali, condomini, autovetture private e banche, nonché arredi urbani e cassonetti”.
Tra le immagini più impressionanti di quella giornata c’era stata proprio l’aggressione a un poliziotto rimasto isolato durante gli scontri, colpito da più persone a martellate mentre si trovava a terra. Un episodio che aveva suscitato indignazione e acceso il confronto politico sulla violenza dei gruppi antagonisti. Giorgia Meloni si era recata a Torino per visitare gli agenti feriti. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, intervenendo al Senato il 4 febbraio, aveva ricostruito la preparazione della manifestazione e denunciato il carattere organizzato delle violenze.
Ed eccoci a oggi. L’operazione della polizia conferma che gli accertamenti su quella giornata non si sono fermati alle immagini degli scontri e agli interventi immediati. Gli investigatori hanno proseguito il lavoro per individuare le eventuali responsabilità personali. Le 14 perquisizioni disposte dall’autorità giudiziaria e le 19 misure cautelari richieste dalla Procura rappresentano un ulteriore passaggio dell’inchiesta. Resta naturalmente al giudice valutare le richieste dei magistrati, mentre agli indagati spettano tutte le garanzie previste dalla legge.
Per anni Askatasuna è stata al centro di polemiche politiche e istituzionali sul rapporto tra movimenti antagonisti, occupazioni e legalità. Lo sgombero della sede torinese aveva riacceso lo scontro. La manifestazione del 31 gennaio lo aveva portato nelle strade, con conseguenze pesantissime per l’ordine pubblico. Ora la vicenda torna nelle aule giudiziarie.
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