Esteri

Il modello NJN, “campo largo” del narcotraffico colombiano

Un sistema frammentato e transnazionale, in cui la moltiplicazione dei gruppi e l'integrazione di criminali stranieri sono fattori di resilienza del narcotraffico globale

arresto Dei Meneghetti

Il recente arresto in Colombia di Lorenzo Dei Meneghetti, cittadino italiano di 50 anni originario di Chioggia, segna un passaggio significativo nella strategia di contrasto alle reti criminali transnazionali che operano dal territorio colombiano verso l’Europa.

Chi è Lorenzo Dei Meneghetti

Fermato a Ciénaga, nel dipartimento caraibico di Magdalena, Dei Meneghetti era inserito tra i soggetti più ricercati dalle autorità italiane ed era considerato un obiettivo di alto valore per il suo ruolo nel coordinamento delle rotte del narcotraffico tra America Latina ed Europa.

L’operazione, condotta dalla polizia colombiana in coordinamento con le autorità italiane, è stata annunciata dal direttore generale della polizia William Rincón, che ha definito l’arrestato una figura di primo piano del narcotraffico in Sud America. In passato era già stato condannato dal tribunale di Venezia per traffico di hashish e marijuana.

Secondo gli investigatori, Dei Meneghetti utilizzava documenti rumeni falsi per muoversi tra Colombia, Italia, Spagna e Marocco, mantenendo un profilo apparentemente basso mentre conduceva una vita agiata. Il suo compito era quello di fungere da snodo logistico e di collegamento tra gruppi criminali di matrice italiana, tunisina e albanese, facilitando flussi, contatti e spedizioni lungo le principali rotte della cocaina.

La sua cattura ha consentito alle autorità di ricostruire dinamiche operative, meccanismi di cooperazione internazionale e traiettorie del traffico verso l’Europa, inserendosi in un’offensiva più ampia contro la presenza crescente di criminali stranieri nel Paese.

Pochi giorni prima, a Bello, nell’area metropolitana di Medellín, era stato arrestato Roberto Nastasi, ritenuto un anello di congiunzione tra la ’ndrangheta e il Clan del Golfo, dopo oltre un decennio di ricerche internazionali e nell’ambito di un’indagine per traffico di droga.

Contesto mutato

Questi arresti si collocano in un contesto profondamente mutato rispetto all’epoca dei grandi cartelli. Oggi il narcotraffico colombiano è frammentato in decine di gruppi, con una forte integrazione di criminali stranieri lungo l’intera filiera.

Albanesi, italiani, belgi e reti latinoamericane operano fianco a fianco nei diversi segmenti di produzione, logistica ed esportazione, rendendo il fenomeno più resiliente e difficile da contrastare.

Il modello NJN

In questo quadro si inserisce la cosiddetta Nueva Junta del Narcotráfico, individuata dall’Intelligence colombiana come una struttura transnazionale fluida e decentralizzata. Non esiste una catena di comando verticale né un capo unico. Il sistema funziona come un consiglio orizzontale di figure invisibili in grado di coordinare rotte, prezzi e alleanze su scala globale. Ogni cellula mantiene autonomia operativa, ma condivide contatti finanziari e capacità logistiche.

Per il presidente colombiano Gustavo Petro la NJN rappresenta il principale nemico del Paese, una rete senza volto che controlla ampie porzioni del commercio mondiale di cocaina con ramificazioni in Venezuela, Ecuador e oltre.

Questa architettura garantisce una capacità di adattamento superiore rispetto alle strutture tradizionali. Arresti e sequestri non producono il collasso della rete, che è in grado di rigenerarsi rapidamente.

Settori dell’economia legale come agricoltura, trasporti, sicurezza privata, immobiliare e club sportivi vengono utilizzati come schermi per il riciclaggio di capitali illeciti. I vertici delle organizzazioni non vivono nascosti nella giungla o nei sobborghi urbani, ma dirigono le operazioni da residenze di lusso, in particolare negli Emirati Arabi Uniti.

Dubai e Abu Dhabi sono diventate il perno finanziario di questo sistema grazie a normative permissive, anonimato patrimoniale e sistemi di cooperazione giudiziaria limitata.

Secondo l’intelligence colombiana, tra i presunti leader della NJN figura il narcotrafficante colombiano Julio Lozano Pirateque, noto come Patricia, già detenuto negli Stati Uniti fino al 2016 e successivamente rientrato nel circuito con un raggio d’azione ampliato. Altri nomi indicati come figure chiave sono Jorge Iván González, detto J. la Firma, attivo tra Madrid e Barcellona, e Alejandro Salgado Vega, alias El Tigre, stabilmente a Dubai e considerato un raccordo strategico con le mafie europee.

Le radici della NJN affonderebbero in strutture di riciclaggio attive già negli anni Novanta, capaci di infiltrare settori come il calcio professionistico, l’estrazione di smeraldi e la sicurezza privata. Tra il 2017 e il 2019, con il rientro di narcotrafficanti precedentemente estradati e una riorganizzazione violenta di ruoli e alleanze, questo modello si consolida e si espande in Europa, Medio Oriente, Oceania e Sud America.

In questo scenario l’arresto di Lorenzo Dei Meneghetti colpisce un nodo operativo rilevante, ma si inserisce in un sistema frammentato e transnazionale in cui la moltiplicazione dei gruppi e l’integrazione di criminali stranieri continuano a rappresentare il principale fattore di resilienza del narcotraffico globale.

La NJN si adatta perfettamente alla rete criminale che opera oggi in Colombia, dove i principali clan del narcotraffico sono stati sostituiti da decine di organizzazioni in cui operano criminali provenienti da tutto il mondo: albanesi, italiani, belgi e – ovviamente – latinoamericani, integrati nei diversi anelli della produzione ed esportazione.

Tale frammentazione rappresenta il fallimento di cinquant’anni di politiche antidroga: con oltre cinquanta gruppi coinvolti in segmenti diversi del business, il contrasto al narcotraffico diventa strutturalmente ingestibile.

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