Esteri

La Corte Suprema dà ragione ai genitori: stop all’indottrinamento gender a scuola

Storica sentenza negli Usa. Il dibattito è aperto, ma i giudici sono stati chiari: la prima educazione spetta alla famiglia, non allo Stato. In teoria sarebbe così anche in Italia...

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Silenzio tombale sui grandi media, ma negli Stati Uniti è accaduto qualcosa che potrebbe fare scuola anche in Europa. La Corte Suprema ha riconosciuto ai genitori il diritto di opporsi all’educazione “arcobaleno” imposta ai figli nelle scuole pubbliche. Niente più libretti con coppie omosessuali o cani travestiti per celebrare il Pride, se mamma e papà non danno il consenso.

Il caso

Il caso è esploso nella contea di Montgomery, nel Maryland, dove alcune famiglie cristiane e musulmane avevano chiesto semplicemente di essere avvisate prima che i figli leggessero certi testi a scuola. Le autorità scolastiche avevano risposto picche: tutto obbligatorio, niente deroghe. Ma la Corte ha ribaltato il tavolo, difendendo la libertà educativa dei genitori.

Il giudice

Tra gli estensori della sentenza c’è Samuel Alito, uno dei giudici più influenti e conservatori della Corte Suprema, in carica dal 2006 su nomina dell’allora presidente George W. Bush. Alito è noto per le sue posizioni ferme in difesa dei valori tradizionali, della libertà religiosa e contro le derive ideologiche. Secondo lui, quei libretti scolastici non sono favole innocue, ma strumenti per trasmettere un’ideologia, e non possono essere imposti senza il consenso delle famiglie.

La Corte

Va ricordato che negli Stati Uniti la Corte Suprema ha un potere enorme: composta da nove giudici nominati a vita, può influenzare la vita quotidiana dei cittadini più delle leggi votate in Parlamento. A differenza dell’Italia, dove la magistratura è divisa in diversi gradi e organi con in cima la Corte di Cassazione – che è un organismo ormai chiaramente politicizzato anche quello, con buona pace delle anime candide che ancora propugnano il contrario – lì la Corte Suprema è politicizzata da statuto, le sue statuizioni fanno il paio con le indicazioni dei governi per dare un indirizzo di continuità alla società che lo esprime con il voto, ed ha l’ultima parola su tutto, anche sull’educazione dei figli.

La famiglia

La decisione ha fatto infuriare la sinistra americana, che parla di “scuola sotto ricatto” e teme il moltiplicarsi dei casi in cui i genitori possano dire no a certe letture. Domanda lecita: e se un giorno un genitore vorrà dire no anche a Dante o a Leopardi? Il dibattito è aperto, ma la sentenza è chiara: la prima educazione spetta alla famiglia, non allo Stato. E in tempi di confusione identitaria, teorie gender obbligatorie, qualcuno osa ancora dirlo ad alta voce.

Tradotto: se tuo figlio va a scuola, non vuol dire che lo Stato può insegnargli tutto quello che vuole, teoricamente sarebbe già così anche in Italia.

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