In Iran sono ricominciate le proteste che più volte nell’arco degli anni si sono susseguite, apparentemente niente di nuovo sotto il sole. Il caro vita, l’aumento vertiginoso del tasso di cambio, la stagnazione del mercato, la svalutazione della moneta nazionale (Rial) e la conseguente inflazione avrebbero acceso nuovamente la miccia e infiammato ben 108 città.
Nonostante le consuete e brutali repressioni delle forze di sicurezza del regime degli ayatollah: in poche ore 18 manifestanti uccisi – tra cui un quindicenne – e numerosi arresti.
Non solo la crisi economica
La narrazione dei media interni e di quelli internazionali, tende a far passare il messaggio che le rivolte sono dovute unicamente ai problemi economici. Ma quello che sta avvenendo è molto più complesso.
Il fatto che il regime reprima in primis il movimento studentesco e le donne, che ormai da anni sono le protagoniste coraggiose delle proteste, oltre che le più colpite da arresti, torture e uccisioni, indica che tutto quello che sta succedendo in questi giorni non è dovuto semplicemente a problemi “economici”, di cui certamente il Paese soffre; ma che il vero motivo è la volontà del popolo di rovesciare un regime islamico che imperversa da oltre 40 anni.
Coloro che perseguono esclusivamente i propri interessi geopolitici e geoeconomici sono promotori di soluzioni fittizie come la restaurazione monarchica, simulando un’opposizione al regime teocratico, essendo in realtà strumenti al suo servizio con l’obiettivo di spegnere il fuoco della rivolta. Mentre nel frattempo il popolo urla a gran voce: “né lo Scià né i mullah – democrazia e giustizia, libertà libertà – si può e si deve”.
È indubbio che ciò che sta succedendo nelle piazze iraniane è la prosecuzione delle rivolte precedenti sempre soffocate nel sangue e il risultato di oltre 40 anni di lotte da parte dei dissidenti e resistenti iraniani contro il clero sciita dalla rivoluzione islamica di Khomeini il 1° febbraio 1979.
La repressione
Non a caso i Pasdaran irrompono nei dormitori per studenti, li trascinano sui furgoni e li deportano in destinazioni ignote o nelle famigerate carceri del regime con l’obiettivo di interrompere l’attivismo studentesco e femminile che è da sempre la spina nel fianco del regime, che con il pretesto del clima troppo freddo ha fatto chiudere scuole e università.
La vera alternativa al regime teocratico degli ayatollah, che solo nel 2025 ha impiccato alle gru 2.206 dissidenti, di cui 64 donne, e arrestato migliaia di persone, letteralmente fatte scomparire. Tra questi, la maggior parte manifestanti legati alle rivolte precedenti e al CNRI (movimento dei dissidenti).
La vera alternativa
Per l’ennesima volta, come in questi lunghi anni di resistenza, la presidente eletta del CNRI, Maryam Rajavi, ha dichiarato che l’alternativa al regime è il suo rovesciamento e instaurazione di una Repubblica democratica e laica, basata sulla separazione tra Stato e religione.
Unica alternativa in grado di avviare un processo democratico in Iran e garantire la pace, la fine del terrorismo, che il regime teocratico ha finanziato in tutto il mondo, e una convivenza pacifica con gli altri Stati.
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