Politica

Italia irriformabile: l’ideologia più forte della realtà

Una "fine della storia" in salsa tutta italiana: un Paese costruito su assiomi culturali errati, alla prova dei fatti, eppure le forze della conservazione hanno respinto tutti i tentativi di riforma

aula Camera (Rai)
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Gli ultimi decenni della storia d’Italia ci hanno consegnato la rappresentazione di un Paese nel quale la maggior parte dei cittadini è arroccata su posizioni politiche, economiche e, più in generale, ideologiche che non è disposta ad abbandonare, nonostante l’esperienza concreta abbia sollecitato più volte la necessità di radicali cambiamenti.

Il colpo d’occhio sul Bel Paese ci lascia impressa l’immagine di una società costruita su determinati assiomi culturali che sebbene si siano rivelati, alla prova dei fatti, errati o non sufficientemente efficaci nella loro applicazione pratica, la nazione non è disposta a riformare.

Le forze della conservazione, in altre parole, hanno sconfitto più e più volte quelle della innovazione e ciò che è rimasto, in definitiva, è l’idea che l’Italia abbia costruito il migliore dei mondi possibili, la perfezione di una costruzione sociale che ha raggiunto già l’apice e che l’esperienza umana non è degna di potere migliorare.

La Costituzione feticcio

La Costituzione repubblicana rappresenta, allo stesso tempo, la causa e lo specchio di questa singolare “fine della storia” tutta in salsa italiana. Più che una carta costituzionale essa è divenuta un feticcio intoccabile, una Bibbia universale valida al di là del tempo e della storia stessa.

I tentativi di riformarla organicamente, infatti, sono più volte miseramente falliti; dal che si può dedurre sia che le forze che drenano rendite di posizione dalla Carta sono prevalenti rispetto a quelle che subiscono un assetto sociale che ritengono oramai inadeguato, sia che una certa propaganda che invoca ad ogni piè sospinto la sovversione dell’ordine sacro costituto ha sempre una presa efficace.

Riforme fallite

Ciò che dovrebbe fare riflettere, in una prospettiva più ampia che va oltre l’esempio appena fatto della riforma della Costituzione, è che i dati concreti dell’esperienza che dimostrano il fallimento di alcune politiche fondate su assiomi ideologici non riescono a fare da propulsore a favore delle riforme e dei cambiamenti.

Il che è come dire che un medico continuerebbe a somministrare sempre la medesima medicina nonostante la terapia si sia rivelata perennemente inefficace.

In Italia non c’è stato verso di ridurre le tasse, nonostante questa riforma sarebbe più che auspicabile e sebbene l’esperienza dimostri che da un cambiamento del genere ci sarebbe solo da guadagnare.

L’esperienza ha dimostrato la profonda iniquità dei trasferimenti finanziari da alcune regioni italiane ad altre, ma non c’è verso di invertire la rotta; qualsiasi idea di riforma viene bollata come un attentato alle leggi sacre della convivenza.

Le politiche di assistenzialismo del sud si sono rivelate disastrose e ciononostante non è stato possibile ancora cambiare rotta. Ogni tentativo di responsabilizzare intere comunità che beneficiano di ingenti trasferimenti viene bollato alla stregua di una indegna violazione della solidarietà nazionale.

La magistratura ha preso il sopravvento da decenni su ogni altro Potere dell’ordinamento giuridico, ma ancora di recente non è stato possibile modificare questo squilibrio. Qualsiasi dibattito sul tema si trasforma nell’accusa a presunti banditi che intendono trasformare la vera democrazia in una dittatura.

L’ordinamento penale italiano si regge su alcune acquisizioni la cui applicazione ha dimostrato limiti ed inefficienze. L’esperienza quotidiana ha dimostrato, senza tema di smentita, che alcune posizioni culturali devono essere rivedute. Non appena, però, si prova a mettere in discussione ciò che non funziona si scatena il coro che abbaia al ritorno alla barbarie. E si potrebbe continuare all’infinito.

Non si può pensare alcun cambiamento, alcuna innovazione. Non si può tendere l’orecchio alla vita reale perché il rimprovero diventa quello del sovvertimento delle sacre scritture.

Coloro che hanno costruito a tavolino l’ordine sociale ritengono di essere stati infallibili, che la storia sia giunta al termine. Non c’è nulla da modificare o innovare, è tutto perfetto così come è stato pensato dalla élite. Anzi si deve fare di più nel solco disastroso già tracciato. L’esperienza quando contrasta con le idee costruttiviste deve essere semplicemente ignorata. La storia è finita, avrebbe detto qualcuno.

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