Esteri

Nuovi sospetti su Karim Khan: chi è il giudice che voleva arrestare Netanyahu

Le accuse a Netanyahu e Gallant su spinta del Qatar, che avrebbe garantito la sua protezione al procuratore. Un'ombra sull'intera Corte penale internazionale

Karim Khan (screenshot Cnn)

Karim Khan, il giudice della Corte penale dell’Aia che sentenziò una condanna imbecille e assurda contro Benjamin Netanyahu e Yoav Galan con relativi mandati di arresto, era stato portato in trionfo dai pro-palestinazi, da tutta la sinistra woke antisemita e dalla stampa filo-islamista politicamente corretta.

La denuncia per abusi sessuali

Poi capitò che questo signore fosse denunciato per gravi reati sessuali, abusi, violenze, ricatti e maltrattamenti a danno di una sua collaboratrice. Britannico ma figlio di un islamico pakistano, Khan non aveva mai nascosto le proprie avversioni contro Israele.

Sempre difeso dalla congrega di magistrati dell’Aia e dai media accondiscendenti, si è trovato però contro i risultati dell’indagine condotta dall’Ufficio dei servizi di controllo interno delle Nazioni Unite, che ha raccolto prove, tra l’altro, secondo cui Khan avrebbe avuto “contatti sessuali non consensuali (con una collaboratrice) nel suo ufficio, nella sua residenza privata e durante le missioni”.

In seguito Khan è stato denunciato anche per aver tenuto un comportamento “di natura ritorsiva” nei confronti di altri membri femminili dello staff, e ancora per abusi sessuali. Quindi questo magistrato aveva già molte grane serie, tanto che gli Stati Uniti hanno emesso sanzioni a suo carico, togliendogli gli accessi alle e-mail ufficiali, congelandogli i conti bancari personali, e spiccando un mandato di arresto contro di lui e tutti i membri del suo staff se entrano in territorio statunitense.

A seguito di ciò molte istituzioni internazionali, tra cui Microsoft, e ong per diritti umani hanno interrotto i loro rapporti con la Corte penale internazionale – ormai totalmente screditata –, mentre vari Paesi membri si sono rifiutati di applicare i mandati di arresto da essa emessi.

La “promessa” del Qatar

Adesso però contro il giudice Khan si aggiunge una denuncia assai più grave, giacché riguarda proprio il merito delle sue incriminazioni contro Israele: Khan avrebbe accusato il primo ministro e il ministro della difesa israeliani su istigazione del Qatar. Ricordiamo che il Qatar è citato come il principale finanziatore dell’organizzazione terroristica dei Fratelli Musulmani e quindi dei suoi bracci armati, tra cui Hamas.

Il 3 maggio scorso, il Centro legale Shurat HaDin-Israel ha presentato denuncia penale alla Corte penale internazionale dell’Aia e al procuratore generale di Israele, sostenendo che, in relazione ai mandati di arresto emessi contro funzionari israeliani, il procuratore della CPI Karim Khan abbia agito su influenza del Qatar.

Il Qatar avrebbe offerto a Khan assistenza e protezione – e chissà cos’altro: gli agenti qatarioti “si sarebbero presi cura di lui” – se avesse emesso i mandati di arresto contro il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della difesa Yoav Gallant. Le accuse si baserebbero su un’inchiesta del Wall Street Journal, su una dichiarazione giurata presentata all’FBI e su registrazioni audio.

Nella denuncia si evidenzia anche il ruolo di strutture private britanniche di Intelligence che avrebbero condotto attività di sorveglianza e pressione sulle testimoni a carico di Khan, nonché interferito e tentato di manipolare le indagini sui crimini sessuali di cui il giudice è accusato. Nella nuova denuncia contro Kahn si prospetta anche il reato, secondo le leggi israeliane, di sostegno ad Hamas da parte del giudice. Ora siete ancora fan di questo giudice?

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