Si assiste con una certa sorpresa alla continua esaltazione del “diritto internazionale”, entità quanto mai evanescente e dai confini incerti, la quale però viene lodata e invocata da politici talora di tendenza opposta per superare le strettoie del dibattito e acquisire benemerenze presso l’opinione pubblica.
Lo si è visto nel nostro Parlamento dove rappresentanti del governo e dell’opposizione hanno fatto a gara proclamando, per l’appunto, la fedeltà al diritto internazionale e la volontà di non farsi coinvolgere in una guerra cui nessuno, in Italia, vuole partecipare.
Intenti senza dubbio lodevoli ma che andrebbero declinati, quanto meno, con maggiore serietà. Occorre chiedersi, infatti, sino a che punto il diritto internazionale davvero esista al di là delle enunciazioni di principio. Al che vien fatto di rispondere che, se qualcosa di simile davvero esistesse, sarebbe già stato utilizzato a piene mani, mentre i tanti conflitti oggi presenti in giro per il mondo e la loro mancata soluzione lasciano purtroppo capire che non è questo il caso.
In realtà il suddetto diritto internazionale è un corpus (non molto preciso e strutturato) di norme riconosciute dagli Stati come vincoli per le loro relazioni reciproche, ivi inclusi i loro rapporti con le organizzazioni internazionali. Il diritto internazionale è dunque incorporato negli accordi tra Stati sovrani, o nei derivati da tali accordi.
Esso trova le sue fonti principalmente in accordi internazionali o convenzioni, oltre a una serie di regole e principi comunemente riconosciuti, che non devono essere necessariamente riferiti in modo esplicito a un accordo. Gli accordi internazionali possono essere bilaterali (cioè tra due Stati sovrani) o multilaterali (cioè tra più di due Stati). Molto spesso, essi vengono preparati e negoziati nell’ambito di un’organizzazione internazionale come l’Onu e molte altre.
Una fonte importante del diritto internazionale è anche la giurisprudenza degli organi giurisdizionali internazionali. Qui però il discorso si ferma perché nessuno sa con certezza a chi spetti far rispettare il diritto internazionale. Ancora una volta si vorrebbe dire l’Onu, ma questa organizzazione ha dato innumerevoli prove di non saper essere davvero “super partes”. Il Consiglio di sicurezza è formato da potenze ognuna delle quali difende soltanto – o quasi – i propri interessi o quelli dei suoi alleati.
Basti citare il caso più recente. Quale diritto internazionale è stato in grado di difendere i cittadini iraniani scesi in piazza per protestare contro il regime venendo uccisi senza pietà, e quale diritto internazionale li difende ora dai minacciosi messaggi di vendetta che lo stesso regime invia loro tramite i cellulari?
La verità è che qualsiasi governo tirannico e totalitario ignora tranquillamente un diritto internazionale di cui non si conoscono con esattezza neppure i confini, e proseguirà senza timori la sua opera di repressione interna.
E tutto questo per un semplice motivo. Qualsiasi corpus di leggi, per essere efficace, dev’essere accompagnato da strumenti concreti che ne garantiscano l’applicazione, altrimenti si fanno discorsi vuoti. Com’è per l’appunto accaduto in questi giorni nel Parlamento italiano.
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La Corte internazionale di giustizia dell'Onu


