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Supereroe o vandalo? Perché Fleximan è così popolare

Come chiamare chi ci ha ridotti schiavi di multe, tasse e città lumaca? I contribuenti sono stanchi di pagare pagare pagare e avere in cambio solo divieti

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Autovelox (Antenna3)

Fleximan, vandalo o supereroe? Apologia di reato o sfinimento amministrativo? La cosa bella – in senso retorico – è che c’è sempre un procuratore che deve richiamare all’ordine, anzi alla legge, con quel sano terrorismo giudiziario tipico di certa magistratura requirente, il cittadino italiano, che per sua indole è naturalmente anarchico.

Dodici autovelox, ad oggi, abbattuti nella notte, non si sa se per opera di una mano o di emuli entusiasti. Però dobbiamo dirlo: se la gente sta dalla sua parte c’è un motivo: è esausta.

Disobbedienza

Sarebbe forse più opportuno incasellare il fatto, o il fenomeno, più che in un’apologia di reato in quella disobbedienza civile che porta i cittadini a disapplicare o anche a violare le leggi che ritiene ingiuste.

Scomodiamo anche Winston Churchill e il suo cartello “vietato fumare”: se due persone fumano sotto il cartello “divieto di fumare” gli fai la multa, se le persone sono venti chiedi loro di spostarsi, ma se a fumare sotto il cartello sono 200 persone, togli il cartello. E così hanno fatto con gli autovelox, hanno rimosso quelle che vengono percepite come sanguisughe fotoelettriche, armi dei comuni che, dichiaratamente, li usano per fare cassa.

Ciò su cui ci si dovrebbe interrogare, non è tanto l’inclinazione a delinquere dell’italiano medio o la fascinazione per l’eroe senza volto, per il criminale alla Robin Hood, segare autovelox per non far pagare multe salate ai poveri automobilisti, quanto valutare una certa propensione diffusa a non obbedire del tutto allo Stato guardiano, fare la pecora nera insomma, se non direttamente Lupo Alberto. Che in verità è il sintomo di una democrazia sana, boccheggiante ma ancora viva, che resiste.

Si dovrebbe sempre affrontare la legge con spirito critico, e invece in Italia l’ignoranza spesso crea fazioni l’un contro l’altra armate: quelli sempre perfetti e ligi che moralizzano e bacchettano e puniscono e quelli che nelle regole, specialmente se percepite come sbagliate o nocive, ci stanno stretti e le mettono in discussione, cercano alternative e soluzioni.

Multe folli

È apologia di reato desiderare di potersi muovere più velocemente da un luogo all’altro senza dover incorrere in sanzioni eccessive e ad oggi ormai spropositate, ridicole, folli, rispetto al potere d’acquisto e allo stipendio di una famiglia media, magari monoreddito?

È contrario a norme imperative desiderare di segare inutili semafori pedonali a chiamata che paralizzano interi quartieri della capitale – chi vive a Roma lo sa – quando si potrebbe ripristinare l’onda verde di alemanniana memoria e far attraversare i pedoni consentendo la massima velocità di percorrenza, magari utilizzando l’Intelligenza Artificiale e togliere loro il potere del pulsante, imparando a rispettare anche la circolazione stradale?

Sarebbe così socialmente disdicevole mantenere i limiti di velocità di 50 all’ora in città invece di doversi fermare ad uno stop o un attraversamento pedonale ogni cento metri? Ah, già, gli incidenti per eccesso di velocità. Eppure, gli studi dicono che i danni maggiori li fa la guida al telefono. Ovvio che la vita umana ha la priorità, meglio ribadirlo per chi non ci arriva e ama ribadire l’ovvio.

In tutta la Germania ci sono meno della metà degli 11 mila e passa autovelox che abbiamo in Italia e il limite di velocità in alcuni tratti non esiste. Avete letto bene: non esiste.

Tagliare la spesa

Ma non è che questa ideologia green delle città a 30 all’ora sia la stessa che negli anni, complici amministrazioni ideologizzate (sempre a sinistra, ci si può quasi scommettere…) ha piazzato autovelox dovunque? Dobbiamo andare piano per motivi di sicurezza o perché i comuni devono fare cassa? E se invece cominciassimo a ribaltare il concetto, per cui, forse, le amministrazioni locali sono mal gestite e costano troppo?

Se invece di limitare la libertà di movimento e il diritto ad una qualità della vita che non ci costringa a prendere i mezzi pubblici e metterci il triplo per recarci al lavoro tagliassimo un po’ di costi pubblici, ivi compresa l’installazione di telemetrie varie, magari facenti capo a qualche lobby come è stata quella dei monopattini? (e abbiamo visto che fine hanno fatto, Parigi li ha addirittura vietati, mentre a Roma sfrecciano ancora di notte persino sulle strade extraurbane guidati perlopiù contromano da extracomunitari che il codice della strada non lo hanno mai nemmeno sfogliato).

Non per fare di tutta l’erba un fascio, ma nemmeno si dovrebbe fare di tutta la stanchezza un’apologia di reato, se i contribuenti sono stanchi di pagare pagare pagare senza avere in cambio i servizi promessi. Un anno per un passaporto, sei mesi per una carta di identità, cavalcavia fatiscenti, autostrade in concessione che costano ogni anno di più e il cui costo erode persino gli stipendi di chi l’autostrada deve prenderla per forza per poter lavorare. E però devi andare piano, punto. Pagare e muto, suddito.

Fleximan non è un eroe, tecnicamente è un vandalo, ma che nome dare a chi ci ha ridotti schiavi di multe e tasse, debiti – pubblici e privati – rendendoci prigionieri di città lumaca?

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