Politica

Valditara, un generale senza esercito. Che fare?

Agli sforzi di cambiamento del ministro non corrisponde un'aria culturale nuova nelle scuole. Qualche suggerimento per sostenere docenti e famiglie che desiderano provare a cambiare la situazione

Valditara scuola

Era il 25 settembre di tre anni fa quando le elezioni consegnarono all’Italia il primo governo di destra della sua storia. È tempo di iniziare a valutarne l’azione e a guardare l’orizzonte del prossimo biennio.

Un cambio di passo

C’è un ministro che fin dall’inizio ha lavorato con serietà e metodo, senza passi falsi e con una visione chiara: Giuseppe Valditara, subito oggetto di critiche per il cambio del nome del dicastero, non più solo “Ministero dell’Istruzione”, ma anche “del Merito”. Un richiamo chiaro all’articolo 34 della Costituzione, ma anche un deciso cambio di passo nella visione della scuola, che senza perdere accoglienza e inclusione, vuole insieme stimolare ciascuno a dare il meglio di sé, premiando l’impegno, la dedizione e la fatica.

Fin da subito, dunque, non c’è stato giorno senza che Valditara sia stato oggetto di critiche da parte delle opposizioni: nuove linee guida per le scuole dall’infanzia alle medie, nuovo esame di stato, protocolli d’intesa con le associazioni partigiane e con le associazioni contro la violenza sulle donne, concorsi docenti, rinnovo dell’impostazione dell’educazione civica, nuova configurazione degli istituti tecnici, aumento degli insegnanti di italiano per stranieri…

Eppure, senza arretrare di un passo, ma sempre dialogando, il ministro sta tentando di rimodulare la scuola italiana attraverso indicazioni chiare, che permettono di costruire realtà nuove, moderne, sfidanti e capaci di rispondere alle esigenze attuali, senza perdere nulla dell’esemplare tradizione della scuola italiana.

Scarsi consensi

A fronte di una situazione di questo tipo, ci si sarebbe aspettata un’onda di consenso straordinaria anche tra i docenti, che – vedi il Corriere della Sera del 27 settembre 2022 – hanno votato per quasi il 29 per cento Fratelli d’Italia. Invece, lo scenario è piuttosto deludente.

Non vi sono stati significativi sommovimenti culturali o politici nel mondo quotidiano della scuola: ad esempio, continuano ad essere diffusi nei progetti e nei libri i discorsi sul genere, o la visione unilaterale di violenza di genere, nonché l’ideologia gretina o una visione storicistica di impianto marxista.

Neppure le recenti elezioni dei rappresentanti sindacali hanno mostrato un reale cambiamento, continuando a consegnare maggioranze significative alla triade dei sindacati confederali, oltre agli autonomi, comunque compattamente schierati contro le riforme del ministro. Solo gli scioperi hanno mostrato una scarsa adesione.

Tre suggerimenti

Dunque, che fare? Come sostenere quei docenti e quelle famiglie che hanno desiderio di provare a cambiare la situazione? In che modo permettere che aria nuova entri nelle scuole? Tre possibili iniziative che i partiti della maggioranza potrebbero (dovrebbero) attivare, se desiderano costruire una forte presenza culturale:

– creare reti tra docenti simpatizzanti, così da permettere conoscenza, scambio di idee, iniziative comuni, sostegno;

– motivare i genitori che hanno idee alternative a partecipare alla vita scolastica, entrando nei consigli di classe e d’istituto, facendo sentire la propria voce sulla scelta di progetti e libri di testo;

– trovare sponda con sindacati meno ideologizzati e sostenerne la visibilità.

Ci sarebbe poi la battaglia delle battaglie, quella della libertà di scelta della scuola per le famiglie, che andrebbe attuata – forse – con una riforma costituzionale. Ma merita un discorso a sé e richiede ancora più coraggio e capacità di sognare.

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