Politica

Vicofaro: finisce l’era dell’accoglienza senza regole?

Dietro l'ordinanza di chiusura del centro di accoglienza "informale" di Don Biancalani un segnale politico e culturale. Il vento sta cambiando anche nella Chiesa post-Francesco?

Don Biancalani (TVL) Don Massimo Biancalani

Il Comune di Pistoia ha ordinato la chiusura immediata del centro di accoglienza informale gestito da don Massimo Biancalani nei locali della parrocchia di Vicofaro. Le motivazioni sono precise e inequivocabili: gravi criticità igienico-sanitarie, mancanza di sicurezza strutturale, presenza incontrollata di persone, locali fatiscenti, condizioni definite “degradanti”.

Ma dietro l’ordinanza, firmata dal sindaco, c’è molto più di una questione tecnica. Si tratta di un segnale politico e culturale: il sistema dell’accoglienza a ogni costo – che per anni ha goduto di una protezione quasi ideologica da parte dei vertici ecclesiastici – sembra essere arrivato al capolinea.

Per anni, infatti, l’esperienza di Vicofaro è stata al centro di una narrazione protettiva e indulgente, sostenuta con forza dalla Chiesa di Papa Francesco. In nome di un’accoglienza totale e incondizionata, molte realtà come quella di don Biancalani sono state difese anche quando i segnali di allarme erano evidenti: insicurezza crescente nel quartiere, episodi di microcriminalità, degrado urbano e tensione sociale.

Il messaggio era chiaro: ogni forma di accoglienza, anche fuori dai parametri legali e sanitari, doveva essere tutelata in quanto espressione della carità cristiana. Un principio nobile, ma che ha spesso lasciato le comunità locali sole a gestire le conseguenze.

Vicofaro, in questo senso, è diventato un simbolo di quanto l’eccessiva solidarietà possa generare effetti distorsivi. Nel nome di un ideale, si è spesso chiuso un occhio – o entrambi – su situazioni che mettevano in pericolo la coesione sociale e la vivibilità di un intero quartiere.

I cittadini hanno segnalato per anni disagi, paure, abbandono. Ma ogni critica veniva bollata come razzista o disumana. È servita un’ordinanza drastica per ristabilire un principio elementare: accogliere non può significare abdicare al rispetto delle regole, né lasciare che interi pezzi di città si trasformino in zone franche.

Don Biancalani ha reagito parlando di persecuzione e accusa il Comune di voler smantellare un presidio umanitario. Ma le foto dei bagni rotti, delle muffe sui muri, dei letti ammassati in locali senza aerazione raccontano un’altra verità: quella di un’accoglienza trasformata in emergenza cronica, dove il confine tra solidarietà e abbandono è stato superato da tempo.

Il vento sta cambiando. Anche dentro la Chiesa, dove si percepisce un graduale ripensamento del modello francescano dell’accoglienza senza filtri. La carità resta un pilastro irrinunciabile, ma inizia a farsi largo una nuova consapevolezza: l’aiuto non può prescindere dalla responsabilità, e la tutela dei più deboli non può ignorare i diritti delle comunità ospitanti.

Lo sgombero di Vicofaro non è solo la fine di una struttura. È la fine di un paradigma. E l’inizio, forse, di un nuovo equilibrio tra accoglienza e legalità.

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L'inferno è pieno di buone intenzioni