Cultura

Basta Flottiglie e occupazioni, come affrontare temi divisivi nelle scuole

La proposta di "Linee guida per la didattica della terra di Israele e della Palestina", sul modello delle linee guida dell'ex ministro dell'istruzione Bianchi sulla "Frontiera adriatica"

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Ora che le acque si sono calmate e la sceneggiata flottigliante è terminata, proviamo a riannodare i fili e proporre un passo costruttivo, perché la questione Israele-Palestina è uno snodo cruciale del Novecento e merita un’attenzione vera anche nelle scuole, senza lasciare l’argomento alla mercé di improvvisati esperti o ultrà di parte.

Il precedente della Frontiera Adriatica

C’è un precedente molto interessante: nel settembre 2022 sono state pubblicate le “Linee Guida per la didattica della Frontiera Adriatica: laboratorio di contemporaneità per affrontare le complesse vicende del Confine Orientale”, ancora a firma dell’ex ministro Patrizio Bianchi, esponente del governo Draghi e dal curriculum di spiccata fedeltà Pd. Ebbene, questo documento mostra come sia possibile costruire una piattaforma condivisa di contenuti adeguati alla didattica senza scadere nella semplificazione, tipica invece di certi manuali scolastici (qualunque sia l’argomento affrontato).

Le Linee guida sono uscite assieme ai Quaderni didattici, uno per le scuole medie ed uno per le superiori, in cui sono contenuti suggerimenti operativi adeguati all’età degli studenti. Un “pacchetto completo” che si pone in maniera molto intelligente non solo sul versante storico, ma su quello più ampio dell’educazione civica, spaziando dalla letteratura al cinema alle arti, affinché le vicende della frontiera orientale non si riducano ad una lotta partigiana sulle foibe e sull’italianità o meno delle terre, ma siano “laboratorio di contemporaneità”, come recita il titolo.

Ciò comporta dunque affrontare la questione della Venezia-Giulia, dell’Istria e della Dalmazia dall’età romana alla contemporaneità, considerando così tutti gli apporti che le popolazioni hanno fornito alla ricca vicenda orientale.

L’aspetto migliore, infine, risulta che il problema rimane tale: non è un documento dove si afferma che quelle siano “terre irredente” né che sia corretta la loro avvenuta collocazione nella Slovenia e Croazia. Si pone la questione per farla studiare e comprendere, lasciando a ciascuno – se lo desidera – trarre le conseguenze che ritiene corrette: si tratta, quindi, di un perfetto percorso culturale e scolastico secondo i dettami della Costituzione.

“Queste Linee guida – conclude l’ex ministro nell’introduzione – offrono a docenti e studenti ancoraggio storico, didattico e metodologico per lo studio delle vicende della Frontiera Adriatica, per favorire conoscenza e consapevolezza che solo attraverso sguardi congiunti e visioni plurali si abbattono pregiudizi e fanatismi che alimentano odio e rancore”. Dalla loro pubblicazione, salvo sparute stonature, sembra che si sia sopita la polemica sull’insegnamento delle vicende post belliche. Anzi, da elemento critico è divenuto colonna su cui costruire tutto l’impianto storico italiano, sia per i contenuti sia per le modalità.

Problematizzare la questione Israele-Palestina

Torniamo allora ai drammatici fatti degli ultimi due anni (7 ottobre 2023 – oggi). L’attuale ministro Giuseppe Valditara potrebbe, proprio ora nei momenti più caldi, porsi come obiettivo la stesura  delle “Linee guida per la didattica della terra di Israele e della Palestina”, possibilmente con una mozione parlamentare bipartisan.

In prima battuta, occorre riunire i migliori studiosi della questione delle università almeno italiane; poi condividere il tavolo con rappresentanti israeliani e palestinesi per conoscere anche come si affronta la storia nelle scuole di quelle terre; studiare la questione perlomeno dalla conquista romana, se non anche nei secoli precedenti; mostrare con carte e documenti i dati geografici e demografici; non risolvere la questione, ma problematizzarla; istituire premi, concorsi, borse di studio; legare la questione anche al Giorno della Memoria. Insomma, replicare il buon modello della Frontiera orientale.

Sarebbe un lavoro in linea col pragmatismo realista del ministro Valditara, che ha saputo superare barriere ideologiche senza adeguarsi a visioni settarie dell’istruzione. Risponderebbe a un bisogno urgente di pacificazione e comprensione della scuola italiana, spesso ancora troppo divisa in battaglie politiche.

Mostrerebbe quanto sia importante che la scuola faccia conoscere contenuti, costruisca dibattiti, aiuti a formulare giudizi, legittimi opinioni differenti, affronti temi contemporanei, allarghi lo sguardo al mondo. Infine, forse, sarebbe un piccolo passo che contribuirebbe, almeno simbolicamente, a suggerire un modello pacifico di fronte ai dolori della guerra.

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