Commenti all'articolo L’importanza dei confini (fisici e culturali) e i danni dello Stato “terapeuta”
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14 Commenti
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Gianfranco Benetti Longhini
27 Novembre 2024, 16:38 16:38
Leggendo i commenti di Furedi, è difficile per noi che abbiamo vissuto in tanti Paesi diversi per molti anni, a non essere d’accordo con LUI. Ovunque vivivo, e nonostante che mi integravo bene, compreso le lingue locali, sapevamo che si poteva sempre ritornare in Patria se fosse necessario.
Flavio Pantarotto
27 Novembre 2024, 15:56 15:56
Confini fisici e culturali. Etnici.
Spesso non coincidono con i confini politici. Perciò gli Stati creano artificiosamente paure e bisogni che spingano gli individui a sentirsi parte delle fittizie tribù ideate a tavolino da diplomatici, tiranni o militari.
Flavio Pantarotto
27 Novembre 2024, 15:55 15:55
Le multinazionali -per questo si chiamano così- producono negli Stati ove costa poco, vendono dove si può chiedere molto, hanno sede fiscale negli Stati ove non si paga nulla. L’individuo non lo può fare. Può emigrare; di qui i sotterfugi per legarlo al suo Stato quanto al suo “status”.
Flavio Pantarotto
27 Novembre 2024, 15:55 15:55
Convincendolo anche a considerare una forma di tutela certe intrusioni nel privato; una forma di difesa i fili spinati (fisici o burocratici) che ne limitano la libertà. È solo questione di fisco, di tassa sul macinato o Jus prima noctis. Siamo ancora lì.
Flavio Pantarotto
27 Novembre 2024, 15:54 15:54
Spiacente, non vedo confini da difendere se valgono solo per “Tutti i Cittadini…” ma non per “Tutti gli individui sul territorio…”. Da rileggere certi tratti del Diritto Romano. E la Costituzione della Serenissima Republica di Venezia, che ispirò quella degli Stati Uniti.
Marino Chiarentin
27 Novembre 2024, 10:25 10:25
Füredi é una mente brillante, direttore della sezione periferica di Bruxelles del Mathias Corvinus Collegium, MCC, uno dei piú importanti think tank ungheresi (diretto da Orbán Balázs), assieme al Századvég e all’Alapjogokért Központ di Szánthó Miklós. Budapest vero e proprio hub accademico CEE.
Leggendo i commenti di Furedi, è difficile per noi che abbiamo vissuto in tanti Paesi diversi per molti anni, a non essere d’accordo con LUI. Ovunque vivivo, e nonostante che mi integravo bene, compreso le lingue locali, sapevamo che si poteva sempre ritornare in Patria se fosse necessario.
Confini fisici e culturali. Etnici.
Spesso non coincidono con i confini politici. Perciò gli Stati creano artificiosamente paure e bisogni che spingano gli individui a sentirsi parte delle fittizie tribù ideate a tavolino da diplomatici, tiranni o militari.
Le multinazionali -per questo si chiamano così- producono negli Stati ove costa poco, vendono dove si può chiedere molto, hanno sede fiscale negli Stati ove non si paga nulla. L’individuo non lo può fare. Può emigrare; di qui i sotterfugi per legarlo al suo Stato quanto al suo “status”.
Convincendolo anche a considerare una forma di tutela certe intrusioni nel privato; una forma di difesa i fili spinati (fisici o burocratici) che ne limitano la libertà. È solo questione di fisco, di tassa sul macinato o Jus prima noctis. Siamo ancora lì.
Spiacente, non vedo confini da difendere se valgono solo per “Tutti i Cittadini…” ma non per “Tutti gli individui sul territorio…”. Da rileggere certi tratti del Diritto Romano. E la Costituzione della Serenissima Republica di Venezia, che ispirò quella degli Stati Uniti.
Füredi é una mente brillante, direttore della sezione periferica di Bruxelles del Mathias Corvinus Collegium, MCC, uno dei piú importanti think tank ungheresi (diretto da Orbán Balázs), assieme al Századvég e all’Alapjogokért Központ di Szánthó Miklós. Budapest vero e proprio hub accademico CEE.