Economia

Occhio agli ombrelli che si desiderano: l’intervista di Crosetto e i guai del Btp

Il ministro non ha attaccato l’indipendenza di Bce. Per attivare un vero “ombrello” non basterebbero austerità e riforme. Lo spettro di un nuovo governo tecnico

6k 2

Il ministro della difesa Guido Crosetto ha preso di petto Bce, o almeno così può sembrare.

Crosetto: reazione a caldo

Aveva iniziato il 16 dicembre. All’indomani della decisione di Bce di volere iniziare a vendere Btp (QT – Quatitative Tightening), non contentandosi di aver cessato gli acquisti netti (QE, PEPP) come pure era parso sino a quel giorno. Così Crosetto: “in Usa l’inflazione è da surriscaldamento domanda. In Europa è per buona parte importata per prezzi dell’energia. Non ha senso alzare i tassi. Poi … lanciano il tightening sui titoli di stato? Folli!”.

Una critica rivolta, come si vede, sia al rialzo dei tassi ufficiali, sia alla vendita dei Btp.

Crosetto: l’aggiustamento

Poi, deve essere intervenuta una riflessione, in qualche modo anticipata da Giorgia Meloni, il 29 dicembre nella conferenza stampa di fine anno.

Primo, “quando su qualcosa non si è d’accordo è anche normale dire come la si pensa” … cioè, Crosetto è libero di intervenire. Secondo, “sul tema dell’aumento dei tassi noi, più o meno, c’eravamo messi in sicurezza nella legge di bilancio” … cioè, meglio insistere su aspetti, di ciò che ha deciso Bce, diversi dai tassi.

Terzo, “sarebbe meglio evitare delle scelte peggiorative” … diverse da quelle sui tassi, apparentemente. Quarto, “soprattutto, credo che sarebbe utile gestire bene la comunicazione sulle scelte che si fanno, altrimenti si rischia di generare non panico, ma fluttuazioni sui mercati che vanificano il lavoro che i governi fanno quotidianamente” … espressione quanto mai criptica.

La riflessione deve essere stata comune, perché i quattro punti di Meloni sono riflessi, con ben maggiore dettaglio, in una successiva intervista di Crosetto, pubblicata il 4 gennaio da la Repubblica. E che andiamo a commentare.

Crosetto: un ragionamento economico

Anzitutto, il ministro rivolge la propria critica, non più al rialzo dei tassi ufficiali, bensì solo alla vendita dei Btp: “il rialzo dei tassi può essere anche una scelta comprensibile, ma non intervenire più come prima sulle emissioni di debito pubblico è una cosa più difficile da comprendere e giustificare”.

Non critica il rialzo dei tassi ufficiali poiché si aspetta “un ulteriore aumento dell’inflazione”, in quanto “l’effetto Covid che arriva dalla Cina provocherà dei nuovi blocchi nelle catene di fornitura” ed egli nonostante sappia che “i prezzi del gas stanno calando”. Una analisi opposta a quelle che aveva presentato a dicembre.

Ciò che lamenta, è di non poter attutire tale inflazione spostandone il peso, dalla spesa privata a quella pubblica. Con le sue parole, il governo ha dovuto azzerare lo sconto sulle tasse sui carburanti (dunque alzare l’inflazione) a causa dei vincoli di bilancio: “è stata una necessità … le risorse a disposizione sono poche”.

E non può attutire l’inflazione, precisamente a causa di Bce la quale, il 15 dicembre, ha deciso ciò che ha deciso. Così Crosetto: “non abbiamo la stessa possibilità di indebitamento che hanno avuto Draghi o Conte, né i tassi bassi che ha avuto Renzi”. Al tempo di questi ultimi, “le condizioni esterne – tassi, inflazione, allentamento dei parametri – sono state fantastiche, con la Bce che ha costruito un grandissimo ombrello sulle emissioni dei titoli”.

Al contrario, oggi Bce non compra più nulla, anzi vende, e tali “decisioni provocano effetti negativi perché amplificano la crisi”. Particolarmente in Italia: “rischia di avere un effetto particolarmente negativo su di noi”.

Insomma, quando Crosetto dice “oggi non c’era alcuna ragione per una stretta”, non si riferisce affatto alla stretta sui tassi ufficiali … bensì alla vendita dei Btp. Ciò che lui vuole, è che Bce si rimetta a comprare Btp.

Crosetto: un ragionamento “politico”

A tale ragionamento economico, egli accompagna un “ragionamento politico” circa la capacità di incidere di Bce, maggiore rispetto a quella della Commissione e dei governi nazionali. Non specifica su chi o cosa o in che modo Bruxelles dovrebbe incidere, ma già sappiamo ciò che lui vuole: che Bce si rimetta a comprare Btp.

L’indipendenza di Bce non è in questione, in quanto è la banca stessa ad aver indipendentemente deciso di legarsi le mani. Infatti, i due programmi ombrello per il Btp rimasti a disposizione di Bce sono entrambi subordinati a condizioni fiscali: il nuovo TPI ad una ferrea obbedienza alle regole fiscali e di riforme dettate dalla Ue, il vecchio OMT pure ad un programma del MES (aka Troika).

Sicché, per decisione indipendente di Bce, ora taluni suoi interventi monetari sono subordinati agli obiettivi e decisioni fiscali di Bruxelles. Sino a rendere impossibile definire tali due programmi come meri strumenti monetari.

Poi, Crosetto commette l’errore veniale di estendere il complimento al QE (che era uno strumento monetario per combattere la deflazione), da lui definito come “ombrello sulle emissioni dei titoli”. Ma lo si può scusare: invero, egli parla del QE solo come riferimento esemplificativo e solo per proporre qualcos’altro.

Lo ha poi sottolineato sostenendo di non aver “parlato degli strumenti usati per combattere l’inflazione ma di un’altra decisione, quella degli interventi sui titoli” … laddove, QE e QT sono precisamente strumenti usati per combattere l’inflazione, mentre TPI ed OMT lo sono solo parzialmente.

Crosetto: tra TPI e OMT

Al TPI Crosetto si tiene pronto: “il governo ha fatto una manovra con un messaggio chiaro per i mercati e per l’Europa: serietà, nessuna demagogia”. Né gli si può dar torto, visto che la manovra è indubbiamente restrittiva, piace a Cottarelli, a Pietro Garibaldi, persino alla moglie di Bini Smaghi.

Certo, qui non parla delle riforme strutturali ma, in una successiva intervista, pubblicata il 6 gennaio dal Corriere, aggiungerà: “se non modernizziamo il Paese, se non facciamo una rivoluzione che lo renda efficiente … affondiamo tutti, non un governo, ma la nazione”. Si tiene pronto.

Solo, egli annota che il TPI “non è sufficiente”. Certamente non riferendosi all’importo, che è “not restricted ex ante”. Bensì, interpretiamo, riferendosi alla non immediata disponibilità: è il mero annuncio del programma a non essere sufficiente, è l’attivazione subordinata a gravi sconquassi di mercato a non essere sufficiente. Il TPI sarebbe sufficiente solo se venisse attivato adesso-subito, se all’annuncio seguissero i soldi.

Dopodiché, non fatichiamo ad immaginarlo ben conscio del rischio che Bce risponda picche e contro-proponga di attivare lo OMT.

OMT al quale nell’intervista non vien fatto cenno e conosciamo il perché: l’attivazione è subordinata ad un programma del MES (aka Troika), che (secondo il Nuovo Trattato) includerebbe una mega-patrimoniale sui conti correnti e/o una ristrutturazione del Btp, cioè il fallimento delle banche, cioè un bailin di massa.

Crosetto: lo statuto di Bce

Infine, Crosetto accenna pure ad un vaghissimo programma di riforma dello Statuto di Bce: “ritengo utile farsi domande, ad esempio, sul fatto che si possa continuare a considerare solo l’inflazione come il nodo cruciale sul quale agire e non, ad esempio, anche il tema occupazionale”.

Riferimento contenuto nella citata successiva intervista al Corriere e, forse, in un diverso tweet. Ma tale riforma è notoriamente impossibile, dunque non sono parole rilevanti. Lo saprà anche lui.

Insomma, con l’intervista Crosetto non ha attaccato l’indipendenza di Bce, non ne ha chiesto la riforma, ma ne ha criticato la lentezza a dar seguito al nuovo programma ombrello che essa stessa indipendentemente ha annunciato.

Le critiche delle opposizioni

Molto curiosamente, l’intervista ha subito la critica delle opposizioni … le quali invece, dal loro punto di vista €rista, avrebbero dovuto applaudirla. Magari prendendo a prestito le parole della Tocci: “è singolare che un governo costituito da partiti che, in passato, hanno assunto posizioni marcatamente euroscettiche oggi (giustamente) reclama soluzioni europee alle sfide maggiori del Paese”.

Invece niente, la ragione polemica ha offuscato la ragione politica. Vediamolo.

Benedetto Della Vedova

Primo Benedetto Della Vedova, deputato di +Europa, con la superficialità a lui consueta. Secondo lui, il ministro “attacca in modo deciso l’indipendenza della Bce”. Gli risponde Crosetto facendogli notare l’evidente equivoco. Insiste Della Vedova con lo stesso sterile argomento ed ottiene eguale risposta. Insiste di nuovo, ma stavolta non guadagna manco una replica.

Perciò, secondo lui, Crosetto ha fatto male a criticare Bce … perché non si può.

Carlo Cottarelli: va tutto bene

Per Carlo Cottarelli, senatore del Pd, Bce fa benissimo sia ad alzare i tassi che a vendere Btp.

Solo che, per lui, non c’è nessuna crisi finanziaria in vista. Oggi, grazie all’inflazione, che è superiore ai nuovi tassi ufficiali ed ai tassi del Btp. E questo passi, ma poi esagera: nemmeno domani, quando l’inflazione sarà inferiore ai nuovi tassi ufficiali e del Btp.

Perciò, secondo lui, Crosetto ha fatto male a criticare Bce … non perché non si possa … ma perché non ce n’è bisogno.

Luigi Marattin: posizioni sbagliate e pericolose

Luigi Marattin, deputato di Azione-Iv, risponde con una analisi delle cause dell’inflazione che sembra una critica al primo intervento di Crosetto: “aumentare i tassi di interesse a seguito di un aumento dell’inflazione non è sadismo di una banca centrale: è il suo dovere, sancito da decenni di teoria e pratica economica. Anche se – come accade in Europa – lo shock origina dal lato dell’offerta (e non della domanda)”.

Ma già sappiamo che il ministro non critica più il rialzo dei tassi ufficiali … dunque, nulla quaestio.

Aggiunge una spiegazione del perché le parole di Crosetto sarebbero “pericolose”: “dire che vabbè se vuoi i tassi alzali pure ma continua a comprare debito, tradisce la vera anima populista: quella di chi vuole fare tutto il deficit che vuole, tanto c’è la Banca centrale che stampa moneta e se lo compra”.

Ma già sappiamo che il ministro vanta una manovra finanziaria ortodossa e non si oppone affatto ad una ferrea obbedienza alle regole fiscali e di riforma strutturale dettate dalla Ue, sicché gli viene facile la replica: “ho detto che vorrei che la Bce garantisse gli acquisti per poter fare più debito? No! Per avere tassi sostenibili”.

Alché, Marattin scopre le carte: “il tasso di interesse, per chi emette debito è il prezzo del debito stesso; ne deriva quindi che ad un prezzo minore corrisponda una quantità di fondi domandata maggiore”. Tradotto, i tassi alti sul Btp sono belli, un nuovo 2011 è bello.

Perciò, secondo lui, Crosetto ha fatto male a criticare Bce … non perché non si possa … ma perché la crisi finanziaria fa bene.

Mario Monti: Bce fa benissimo

Un altro cui piacciono i tassi alti sul Btp è Mario Monti, senatore a vita. Per lui, una bella crisi finanziaria è quanto di meglio si possa sperare: Bce “con il QE … ha distribuito dosi ingenti di analgesico che … hanno reso molto meno cogente fare riforme strutturali”. Le mitologiche riformeh, per lui ora e sempre il “cambiamento necessario”.

E chi non è d’accordo è preda di “una visione populista, e in certi casi sovranista”. Tradotto, chi chiede tassi sostenibili è un populista-sovranista, mentre chi vuole un nuovo 2011 è un vero europeista.

E lo dice Mario Monti, cui volentieri assegniamo la palma per l’autogoal dell’anno.

Carlo Calenda: “intervista demenziale e pericolosa”

Diversa la posizione di Carlo Calenda, senatore di Azione-Iv, al quale non piacciono i tassi alti sul Btp: “la protezione su spread è garantita da uno schema sostitutivo”, cioè il TPI. Dunque non ci sarebbe motivo di contesa: il TPI è ciò che vuole pure Crosetto.

Il resto è una aggressione a favore di telecamera. Calenda definisce l’intervista come “demenziale”, per non aver compreso la natura di strumento monetario del QE … come se non si fosse trattato che di un argomento esemplificativo. Mentre avrebbe dovuto applaudire il cuore dell’intervista, il dateci i soldi: soldi che lui stesso non fa altro che chiedere, da mane a sera (basti pensare alla sua annosa invocazione del Mes sanitario).

Calenda ha poi definito l’intervista come “pericolosa, perché riesuma tutto l’arsenale di fesserie sovraniste antieuropee … la critica populista all’indipendenza dei tecnocrati è una roba pericolosa per il pPese se fatta da un ministro”. Ma, lo abbiamo visto, nelle parole di Crosetto non è in questione l’indipendenza di Bce.

Insomma, Calenda cerca rissa con Crosetto, ma entrambi vogliono la stessa cosa. Non stupisce la chiosa di Crosetto, nella citata intervista al Corriere: “accetto ragionamenti seri, anche se in dissonanza, come quelli di Monti e Cottarelli, ma Calenda che commenta con parole inutilmente offensive e dà lezioni ritenendosi infallibile, è un po’ troppo”. Laddove, di Calenda respinge le parole, non i ragionamenti … per forza, essendo uguali ai suoi.

* * *

Prima che sia tardi

Purtroppissimo, nella realtà, le cose non stanno come le dice Cottarelli: senza acquisti di Bce, il Btp è nei guai (lo sanno bene Bloomberg, Reuters, Financial Times).

Ma le cose non stanno nemmeno come le dicono Monti e Marattin: senza acquisti di Bce, i guai del Btp non sono risolvibili con la peggio austeritah e le più dure riformeh.

Ma non stanno nemmeno come le dicono Crosetto e Calenda: Bce, per attivare un vero ombrello, non si contenterebbe di austeritah e riformeh, ma farebbe imporre pure una mega-patrimoniale e/o la ristrutturazione del debito pubblico.

In definitiva, dentro Leuro, il destino è segnato. Lo sa bene il Financial Times che si è spinto a prevedere il ritorno a Chigi di un governo tecnico, “anche prima della fine della legislatura”. Un governo tecnico che, quello sì, in nome dell’Europa potrebbe infine sequestrare i conti correnti degli italiani. Sarebbe bene che il governo Meloni lo capisca, prima che sia troppo tardi.