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La breve illusione: Liz Truss si è rivelata ben poco thatcheriana

Il suo dietrofront per nulla da Lady di ferro, una manovra in deficit poco liberista, mentre Thatcher fu molto attenta al bilancio. Thatcheriani in minoranza nei Tories

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Truss Thatcher

Liz Truss is for turningrisuona a gran voce sulle pagine dei quotidiani britannici e nei discorsi taglienti degli oppositori dell’ultima inquilina di Downing Street. La frase riporta alla mente il “The Lady is not for turning” del 1980, pronunciato dalla signora Thatcher.

Un paragone azzardato

Fin dall’inizio, ancor prima che vincesse il contest interno al partito, Liz Truss veniva paragonata alla Lady di ferro, quasi a rimarcare il ritorno al potere di un conservatorismo liberista che negli ultimi anni si è decisamente attenuato.

In effetti, sembrava che la nuova premier potesse seguire una strada simile a quella dell’illustre Iron Lady, ma così non è stato. Abbiamo cominciato a fare paragoni azzardati prima ancora di assistere ai fatti, i quali hanno dimostrato che la nuova leader Tory, da subito in seria difficoltà, ha dovuto cambiare radicalmente il suo piano economico, sostenuto fin dal confronto con Rishi Sunak.

La manovra si è rivelata poco sostenibile, comprendendo anche aumenti di spesa dal carattere ben poco liberista.

Al di là del sacrosanto impegno a ridurre la tassazione, anche in Liz Truss non vi è abbastanza traccia dello spirito thatcheriano. Innanzitutto, per la determinazione, sostituita da un dietrofront alquanto comico, che stona davanti alla criticità del momento.

La cura Thatcher

In secondo luogo, è necessario ricordare che Lady Thatcher non sarebbe caduta nell’azzardo di sottovalutare le risorse a disposizione per il proprio piano economico.

Anche all’epoca, nel 1981, l’establishment britannico era preoccupato per le aspirazioni del governo. Un folto gruppo di economisti (364) aveva scritto una lettera aperta a Margaret Thatcher, consigliandole di non proseguire con il suo programma radicale.

Tuttavia, in poco tempo, lei e Geoffrey Howe, all’epoca Cancelliere dello Scacchiere, riuscirono a mettere a bada le paure dei mercati, pur rimanendo saldamente convinti dell’attuazione dell’agenda promessa in campagna elettorale, cosa che Liz Truss ha mancato di fare.

Come ha ricordato Alberto Mingardi sul Corriere della Sera, Margaret Thatcher aveva quel “sacro terrore del debito”, che oggi manca in gran parte dei proclami della destra che un tempo aveva guidato. Appena arrivata al governo, cercò infatti di ridurlo con tagli alla spesa pubblica e un iniziale, ma breve, aumento fiscale.

Vedendo il debito calare e l’inflazione ridursi, dopo una sana ma dolorosa cura monetarista, i governi Thatcher hanno potuto tagliare le tasse e la spesa, privatizzare e liberare l’economia dalla stagnazione che aveva reso il Regno Unito il malato d’Europa.

In poche parole, tenere a bada il bilancio pubblico era una delle priorità della frugale e parsimoniosa Thatcher, che in quegli anni riuscì a ridurre il rapporto debito/Pil dal 52 al 32 per cento, il deficit dal 5 al 2 per cento e la spesa pubblica complessiva dal 45 al 39 per cento.

La spesa in deficit di Truss

Se l’attuale primo ministro aveva promesso un taglio fiscale importante, simile a quelli attuati dalla Thatcher, è pur vero che lo stava finanziando in deficit e senza riduzioni di spesa, contrariamente a come si sarebbe mossa la defunta Baronessa di Kesteven.

Alla domanda del leader dell’opposizione, il laburista Sir Keir Starmer, se avesse intenzione di confermare la sua volontà di non intaccare la spesa, Liz Truss risponde “Absolutely!”. Chris Patten, Norman Lamont e Malcolm Rifkind, ex ministri della Thatcher, intervistati quest’estate da The Guardian, già commentavano gli azzardi di Truss come lontani dal rigore utilizzato negli anni Ottanta.

Thatcheriani in minoranza

Epoche diverse, esigenze elettorali diverse. Una certezza appare tuttavia evidente: i “Thatcherite Tories” sono in minoranza nel partito, e chi avrebbe dovuto rappresentarli, ovvero Liz Truss, non ha saputo essere realmente fiscally conservative e capace di rassicurare i mercati.

Così, la maggioranza dei deputati conservatori, i cosiddetti “One-nation Tories”, hanno avuto la loro rivincita nel vedere Liz Truss fare marcia indietro.

Entrare in un carro armato, apparire in pubblico con qualche foulard anni Ottanta o essere invisa all’élite politica non è abbastanza per definirsi thatcheriani.