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Gli italiani vogliono decidere chi li governa: Di Maio lo ha capito, ai saputelli della Costituzione non importa

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Nella mia carriera di studente universitario, ho sempre notato che la Laurea in Scienze della Comunicazione è piuttosto maltrattata: agli attori politici forse invece avrebbe fatto bene averla, magari al posto della Laurea in Giurisprudenza che presumo molti abbiano, viste le lezioncine di diritto costituzionale seguite alla trovata di Di Maio di annunciare preventivamente la squadra di governo.

Parentesi per i saputelli di diritto costituzionale: annunciare la squadra di governo preventivamente rompe una prassi costituzionale consolidata ma non infrange alcuna norma della Costituzione, a meno che l’annuncio della squadra di governo non equivalga a nomina presidenziale. Annunciare i candidati premier equivale più o meno a ciò che ha fatto Di Maio, eppure ormai in questo caso l’investitura tacita o esplicita del candidato premier in caso di vittoria è diventata una prassi. Qui è il punto: Di Maio è andato praeter legem annunciando la squadra, non contra legem, e al massimo ha infranto una prassi costituzionale ma non una norma vera e propria. L’eventuale nomina spettava e continuerà a spettare al presidente della Repubblica, così come la nomina del premier spettava e continua a spettare a lui. Ma ammettendo pure, e non è così, che la trovata di Di Maio sia apertamente incostituzionale: dove sono stati gli ortodossi della Costituzione quando Berlusconi e Prodi si scontravano in tv da candidati premier? La lezione di diritto costituzionale era insomma da evitare anche per via delle argomentazioni. Chiusa parentesi.

Tornando al punto originario: Di Maio ha capito il Paese, i neo sacerdoti della Costituzione no. È stato appurato, anche in tempi recenti, che gli italiani hanno una voglia matta di eleggere da loro non solo il Parlamento ma anche chi li governerà, checché la Costituzione dia tutto in mano al Parlamento. Un sondaggio Ixè del giugno 2014 mostrava chiaramente che gli italiani (7 su 10) avrebbero desiderato un sistema presidenziale, lo stesso mostrava un sondaggio Swg del giugno 2013 (6 italiani su 10): chiaramente, desiderare un sistema presidenziale non significa che la gente desideri votarsi persino i ministri, ma desidera sapere che il loro voto non si trasformerà in qualcos’altro, magari di nettamente divergente rispetto alla situazione di partenza. In altre parole: la gente se vota Tizio vuole poi vedere governare Tizio, non vedere che assieme a Caio sosterrà Sempronio ottenendo per sé qualche poltrona governativa come contropartita.

Scegliendo prima i ministri, Di Maio è come se avesse detto agli elettori “ehi, i ministeri per noi non saranno merce di scambio, non faremo accordi sulla vostra pelle o contro la vostra volontà”. Comunicativamente geniale. Anche gli altri avrebbero dovuto e potuto capire la volontà della gente quale fosse, hanno scelto invece la via della presa in giro e della lezioncina di diritto. È la stessa via che hanno scelto ogni volta che qualcuno ha provato a modificare la Costituzione: ogni volta, l’elezione diretta del detentore del potere esecutivo in un modo o nell’altro è sempre stata fatta sparire dalle bozze di riforma pur conoscendo il desiderio degli italiani. Non siamo insomma davanti al solo schernimento di Di Maio: siamo davanti alla presa in giro della volontà della gente, giustificata con un “ignoranti, la Costituzione dice che…”. Certo che la Costituzione dice determinate cose, ma è pur vero che la Costituzione non è un Moloch. Semplicemente nessuno, per convenienza personale o per ortodossia, ha mai avuto il coraggio di provare una riforma in senso presidenziale, tale possibilità veniva esclusa già nei soli colloqui informali. E poi, volete mettere quanto è bello mettersi attorno a un tavolo per trattare i ministeri e le poltrone col manuale Cencelli? Nessuno poi si stupisca se i cosiddetti populisti fanno il pieno di voti.