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L’imbarazzante caso dell’intervista ad Assad: un’occasione persa per incalzare il dittatore

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Il servizio pubblico radiotelevisivo, la Rai, è in grado di dare sempre uno splendido spaccato della nostra società.

Questa volta addirittura è riuscita a creare un incidente diplomatico con la Siria. Casus belli l’intervista che l’ad di Raicom Monica Maggioni ha fatto al presidente siriano Bashar al-Assad. La data prevista della messa in onda era il 2 dicembre, ma non è stata trasmessa. La Siria, dopo aver dichiarato che l’Italia è asservita ai voleri imperialistici americani, l’ha trasmessa sui propri canali il 9.

Grande irritazione in Rai, ma come nei migliori copioni della commedia all’italiana “nessuno sapeva nulla”, né il presidente Foa né l’amministratore delegato Salini.

La scusa secondo la quale Monica Maggioni avrebbe fatto tutto da sola è semplicemente insostenibile. Un’intervista di tale portata comporta uno spostamento notevole di troupe, cameramen e staff. Tutto ciò avrà avuto dei costi per la trasferta, il vitto e l’alloggio. A carico di chi se la Rai non sapeva? E, cosa più importante, ci saranno stati dei contatti tra la nostra diplomazia e quella siriana per arrivare a tale incontro.

Se già il metodo appare imbarazzante, il merito dell’intervista è ancora peggio. È un dialogo condito da risate, come se la Maggioni avesse di fronte un innocuo interlocutore e non un criminale di guerra.

Le domande appaiono totalmente concordate e offrono ad Assad l’occasione di ripetere semplicemente i suoi discorsi retorici. Damasco e Mosca come difensori della legge internazionale e nemici del terrorismo internazionale e l’Occidente come sostenitore dei tagliagole. Non tutto ciò che ha detto è falso naturalmente, ma sarebbe valsa la pena di entrare anche nel merito di come l’iniziale protesta del 2011 si è trasformata in una guerra civile. Sarebbe stato interessante chiedere ad Assad il trattamento riservato ai suoi oppositori politici o approfondire i suoi rapporti con l’Iran. Tutte cose omesse per non indispettire il dittatore di Damasco, ovviamente.

In tutto ciò il silenzio della classe politica italiana e della Farnesina – proprio mentre in un’intervista al Corriere della Sera il ministro Di Maio apriva proprio ad Assad – è eloquente. L’Italia non ha una linea in politica estera ed ogni occasione, anche la più banale, lo dimostra sempre più.