Come nello Stretto di Hormuz, anche nello Stretto di Gibilterra il controllo dei traffici marittimi è diventato decisivo, perché entrambi rappresentano passaggi strategici del commercio globale attraverso cui transitano rotte energetiche e commerciali cruciali.
Da queste acque passa circa il 10 per cento del traffico marittimo mondiale e vi navigano quasi 100 mila navi all’anno: numeri che spiegano perché Rabat e Madrid puntino a consolidarsi come hub privilegiati tra Europa, Africa e Atlantico.
Logistica e geopolitica
Il Regno del Marocco sta ridisegnando gli equilibri logistici e, in parte, geopolitici nello Stretto di Gibilterra, attraverso lo sviluppo delle infrastrutture portuali. Il punto di svolta è rappresentato da Tangeri Med, piattaforma portuale entrata in funzione nel 2007 e poi progressivamente ampliata, che negli anni ha eroso la centralità storica di Algeciras nella baia di Gibilterra.
Secondo i dati più recenti, Tangeri Med ha ormai superato i terminal spagnoli nel traffico container: nel 2024 ha movimentato 10,24 milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Unit, l’unità standard utilizzata per misurare la capacità dei container), contro i 4,7 milioni di TEU registrati dal porto di Algeciras. Il dato segnala un riequilibrio nella catena logistica mediterranea, con effetti su investimenti, rotte commerciali e servizi di transhipment ad alto valore.
A rafforzare questa dinamica c’è il nuovo porto di Nador West Med, progettato sulla costa mediterranea orientale del Marocco. L’obiettivo è creare un secondo polo logistico, industriale ed energetico capace di ampliare l’influenza marittima del Paese e aumentare il controllo sui flussi lungo la sponda sud dello Stretto. Nador si trova a circa 50 chilometri da Melilla, mentre Tangeri Med guarda l’area di Ceuta, entrambe exclave spagnole sulla costa nordafricana. La vicinanza geografica a questi punti sensibili rafforza il ruolo dei due hub nel sistema logistico regionale e ne aumenta la rilevanza strategica complessiva.
A questa strategia si aggiunge anche il progetto del porto di Dakhla Atlantic, nel Sahara occidentale sotto controllo marocchino, destinato a rafforzare la proiezione atlantica di Rabat. L’infrastruttura è concepita come un hub marittimo rivolto verso l’Africa occidentale e il continente americano, con l’obiettivo di creare un ponte logistico e commerciale tra Atlantico africano, Europa e Americhe.
Il progetto rientra nella più ampia strategia marocchina di consolidamento della fascia atlantica sahariana, trasformandola in una piattaforma commerciale, industriale ed energetica capace di intercettare nuove rotte marittime verso il Golfo di Guinea e il Sud America. Oltre alla dimensione economica, Dakhla Atlantic assume anche una valenza geopolitica: il controllo delle direttrici portuali e dei flussi commerciali lungo la costa atlantica africana sta infatti diventando un elemento sempre più centrale nella competizione internazionale.
L’influenza politica
L’elemento più rilevante è la cornice politica. Lo sviluppo infrastrutturale si inserisce in una crescita più ampia dell’influenza marocchina, sostenuta dalla proiezione diplomatica e da iniziative economiche che ampliano il raggio d’azione del Regno: dal riconoscimento di Israele nel quadro degli Accordi di Abramo fino al tentativo di consolidarsi come attore emergente nel Sahel dopo il ridimensionamento della presenza europea.
Inoltre, la competizione nello Stretto si estende al settore energetico, con il gas naturale liquefatto che incide sui flussi commerciali e sul ruolo dei porti nelle rotte tra Atlantico e Mediterraneo. Nador è infatti pensato anche come piattaforma per lo scarico e la lavorazione di combustibili, con un complesso industriale dedicato e una funzione crescente nelle catene di approvvigionamento energetico.
È vero che Madrid mantiene vantaggi in alcune capacità specifiche, ma l’espansione marocchina aumenta la pressione sui porti spagnoli e ne ricalibra il ruolo nel Mediterraneo occidentale. Tangeri Med, Nador West Med e il futuro Dakhla Atlantic rafforzano la capacità di Rabat di attrarre traffico container lungo le principali rotte tra Atlantico e Mediterraneo, consolidando i nodi di transhipment e riducendo la centralità relativa dei porti europei nell’area.
La competizione si gioca su efficienza, costi e infrastrutture, influenzando investimenti, flussi e ridefinendo gli equilibri logistici dello Stretto di Gibilterra, sempre più legati al controllo delle principali direttrici commerciali globali.
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