“I barbari non sono gli iraniani. I barbari sono gli americani”, asserisce Corrado Formigli da Massimo Gramellini, che lo ascolta in religioso silenzio. Ora, a parte l’idiozia di giornalisti che si intervistano l’uno con l’altro invece di intervistare esperti, studiosi o personaggi autorevoli direttamente coinvolti nelle varie situazioni, le esternazioni di Formigli continuano in una serie di insulti naturalmente contro il presidente Trump. Gli dà del “pazzo”, del “demente”, di colui che “non sa quello che fa”, e via così in una dotta disquisizione geopolitica ed economica.
Purtroppo per nostra colpa non riusciamo a ricordare simili insulti di Formigli contro altri presidenti americani “pazzi”, tipo Biden, con una demenza acclarata, o incapaci, come Obama, che ha di fatto favorito i piani nucleari degli ayatollah, o depravati, come Clinton, che sta per essere incriminato per le sue tresche sessuali con Epstein.
Ma per Formigli “i barbari sono gli americani, non gli iraniani”. Certo, non gli iraniani che hanno massacrato quasi 50mila loro cittadini inermi perché protestavano in strada; non gli iraniani che impiccano migliaia di uomini e donne, anche minorenni, anche prelevandoli in ospedale, perché gay o per un ciuffo di capelli in vista; non gli iraniani che da 47 anni dichiarano di voler annientare Israele non appena avranno un missile nucleare; non gli iraniani che da 47 anni creano reti terroristiche in tutto il mondo; non gli iraniani che si sono alleati coi narcos sudamericani per inondare l’Occidente di droga e finanziare le loro cause criminali; non gli iraniani odiati e detestati da tutto il mondo musulmano per la loro politica integralista, imperialista, guerrafondaia e folle; non gli iraniani che un giornalista come Formigli lo fucilerebbero per mille motivi, anche inventandoseli.
No: “i barbari sono gli americani”, e “pazzo demente” è il presidente che finalmente tenta di fermare questo abominio mondiale di ayatollah e Pasdaran assassini e criminali.
Ci dispiace che purtroppo Formigli non possa diventare egli stesso presidente degli Stati Uniti, altrimenti vedremmo quale mondo meraviglioso saprebbe creare lui, che di sicuro ha le capacità per governare gli Usa e il pianeta intero, dato che certamente avrà un’esperienza immane di governo di qualsiasi cosa. Purtroppo dobbiamo tenerci Re Lear… pardon: King Trump. Ma scommettiamo che sia meglio così.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


