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Le dimissioni di Zarif: cosa c’è dietro e perché ci ricordano chi comanda davvero a Teheran

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Ieri, quando il ministro degli esteri iraniano Zarif ha rassegnalo le dimissioni, alle orecchie di Rouhani devono essere arrivate le lacrime di Nathalie Tocci, direttrice dello IAI che, appena appresa la notizia, ha espresso il suo profondo dolore per quanto stava accadendo. Ovviamente, avendo Rouhani a cuore i diritti delle donne e la loro sofferenza, non ha potuto che reagire offrendo un clinex alla Tocci e respingendo le dimissioni di Zarif.

In questa storia, ovviamente, poco importa se lo Zarif che annunciava le sue dimissioni era lo stesso che in questi anni ha coperto – a livello internazionale – le peggiori nefandezze del regime iraniano. Poco importa se si trattava dello stesso Zarif che, intervistato negli Stati Uniti, ha pubblicamente negato che il regime iraniano non riconosce la Shoah o che ha pubblicamente affermato quanto sia bello portare obbligatoriamente il velo e che in Iran non esistono prigionieri politici.

Asciugate le lacrime della Tocci, ora possiamo anche passare alla fase successiva del ragionamento. Perché, che Zarif resti o meno il ministro degli esteri iraniano, un paio di cose vanno sottolineate, e non di poco conto. In primis, le ragioni delle dimissioni di Zarif: ovviamente non ci sono le motivazioni ufficiali, ma possiamo intuirle da soli. Esiste nel regime iraniano un doppio binario: quello che passa dal presidente – capo del governo – da cui il ministro degli esteri dipende. Poi, ad un livello superiore, l’Iran parallelo, quello che gli istituti di ricerca filo Teheran – come lo IAI – non vogliono mostrare. L’Iran della Guida Suprema, del Consiglio dei Guardiani e dei Pasdaran, quello che se necessario, se ne sbatte delle decisioni del Parlamento e se ne sbatte della diplomazia ufficiale che porta avanti la “Farnesina iraniana”. 

È questo sistema parallelo che ha determinato le dimissioni di Zarif: il sistema che, nonostante la doppia approvazione in Parlamento, ha sabotato la riforma del sistema bancario iraniano, un progetto debolissimo che serviva – almeno in maniera rudimentale – ad adeguare Teheran alle richieste anti-riciclaggio del Financial Action Task Force (FATF). E si badi bene: i parametri del FATF sono la precondizione anche per l’INSTEX, il vergognoso meccanismo Ue anti sanzioni-Usa. Peccato che Khamenei, i Pasdaran, il Consiglio dei Guardiani e il Consiglio per il Discernimento, hanno tutti considerato la legge di adeguamento alle richieste FATF come “contraria agli interessi nazionali”, ovvero, tradotto, chi conta nel regime iraniano preferisce continuare a sostenere Assad, il terrorismo internazionale e le milizie paramilitari sciite, piuttosto che ripulire le banche iraniane dal marcio che le sta consumando.

È lo stesso sistema che ha accolto Assad a Teheran, dimenticandosi di includere Zarif nella lista degli incontri del presidente siriano. Una dimenticanza che, per il potente capo della Forza Qods iraniana, Qassem Soleimani – terrorista per tutti, nuovo “Che Guevara” per un certo progressismo occidentale – è colpa del presidente Rouhani e della sua mancanza di coordinamento nell’organizzare gli incontri.

Conclusioni: resti o meno Zarif al suo posto, la nuova crisi al vertice del potere iraniano ha nuovamente dimostrato come la Repubblica islamica non sia un Paese normale, politicamente parlando. Chi viaggia per il mondo a rappresentare il regime – come Rouhani e Zarif – atterrato a Teheran ha concretamente meno credibilità del ministro Toninelli… Ora, dopo questa sceneggiata, se possibile le divisioni all’interno del regime saranno persino accentuate (ma tenetevi pronti ai paper dello IAI che vi diranno che, dopo le finte dimissioni, ora Zarif ha più potere). Ergo, basta illusioni: se vogliamo che l’Iran sia un Paese normale, dobbiamo smettere di legittimare un sistema a doppio binario, dove a un debole sistema politico ufficiale, se ne affianca uno parallelo fortissimo, che agisce con metodi mafiosi e terroristici. Ed è solo quest’ultimo a contare in Iran. Fino a quando tale sistema parallelo non sarà superato, è necessario isolare il regime iraniano e sostenere unicamente la popolazione. La sola che merita di essere protetta, legittimata e soprattutto liberata.