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“Anche se Allah non vuole”. Intervista a Davide Giacalone

Lo Stato laico antidoto contro ogni integralismo

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Davide Giacalone è direttore del quotidiano La Ragione, saggista, giornalista e vicepresidente della Fondazione Luigi Einaudi. Ha pubblicato di recente il suo primo romanzo, edito da Rubbettino ed intitolato “Anche se Allah non vuole”. Un modello letterario differente rispetto ai passati lavori di saggistica a cui l’autore ci aveva abituato.

Tuttavia, l’idea della storia romanzata non esclude l’osservazione della realtà e la volontà di affrontare un tema complesso quale quello dell’integralismo islamico dal punto di vista delle nostre società e dei fondamenti dello stato laico, il miglior contesto auspicabile per educare al rispetto tra comunità religiose e provare a combattere la proliferazione degli integralismi.

Nell’Occidente attuale spesso pronto ad autoflagellarsi e ritenersi colpevole di qualsiasi fenomeno storico o sociale, un contributo come quello di Giacalone può fungere da bussola per molti osservatori, con la sua chiave di difesa di libertà, tolleranza e democrazia e ricordando che, pur con i propri difetti e limiti, le nostre società possono ritenersi migliori di quelle dei regimi autocratici, integralisti e dittatoriali.

TOMMASO ALESSANDRO DE FILIPPO: Dopo aver pubblicato numerosi saggi in passato ha recentemente dato alla luce il suo primo romanzo, intitolato “Anche se Allah non vuole”. Una storia di fantasia, che tuttavia si intreccia con le realtà sociali del nostro tempo.

DAVIDE GIACALONE: Ho provato ad usare un linguaggio, una modalità diversa, per richiamare l’attenzione su questioni che riguardano ciascuno di noi e la nostra vita collettiva. Che sia riuscito o meno nell’intento spetta al lettore stabilirlo.

TADF: Quanto ritiene siano compresi i disagi e le deleterie abitudini sociali che favoriscono la proliferazione dell’integralismo islamico nelle nostre città?

DG: C’è poca voglia di capire e troppa di volere giudicare, magari anche liquidare. Ma non funziona così. Capire non significa giustificare, ma aiuta a riconoscere quel che è comune a molti e che sembra diverso solo perché praticato da alcuni. Capire non esclude affatto il potere poi distinguere e giudicare, ma è la premessa indispensabile per tenere saldo e salvare quello che a me sembra il più grande successo del nostro mondo, quello che lo rende migliore di altri: lo Stato laico.

TADF: L’idea di convivenza rispettosa tra comunità religiose profondamente differenti non è compatibile con alcune interpretazioni rigide del Corano. Un aspetto che si collega alla storia del suo manoscritto. È una problematica risolvibile senza ledere i principi di tolleranza e libertà delle società democratiche nel lungo termine?

DG: Se è per questo sembra incompatibile con l’interpretazione fondamentalista anche della Bibbia. Ma sappiamo che non è vero, che il patto di civiltà laica consiste nel far convivere fedi diverse e assenze di fede, ciascuno libero di professare quel che crede e ciascuno tenuto a rispettare la legge. Quest’ultima sempre sottoposta a continue modifiche. Perché questa è l’altra grande forza del nostro mondo: l’orgogliosa consapevolezza dell’imperfezione.

TADF: Nell’attualità internazionale osserviamo l’acuirsi dei conflitti basati sulle diversità religiose. In che modo i nostri stili di vita possono rappresentare l’antidoto alle prevaricazioni di chi ritiene giusto imporre il proprio credo ad altri?

DG: L’ultima divisione religiosa, purtroppo in un contesto di guerra e distruzione, è fra due chiese cristiane ortodosse: quella ucraina e quella russa. Dentro la cristianità, dunque. Nella storia sono molte le carneficine con presupposto religioso, ma molti anche i periodi della convivenza. Lo Stato laico è il migliore prodotto dei secondi.

TADF: È possibile interpretare e promuovere la difesa delle radici religiose cristiane dei nostri popoli attraverso una prospettiva laica?

DG: La laicità non esclude la fede e comprende quella civile. Certo che sì. Gesù e sua madre, la Madonna, si trovano anche nel Corano. Mentre non credo ci siano dubbi di sorta sulla compatibilità laica degli ebrei, ovvero il solo monoteismo pre-cristiano.

TADF: Come ha interpretato la morale religiosa data dal patriarca Kirill alla guerra in Ucraina?

DG: Non ha nulla di religioso. O ne ha tanto quanto l’invocazione della divinità nel mentre si sgozza qualcuno.