Commenti all'articolo “Maledetta Sarajevo”: ritorno sui luoghi del crimine balcanico a trent’anni dalla mattanza

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Ljerka Ivic
Ljerka Ivic
2 mesi fa

Vorrei precisare due punti importanti:
1. LUcraina non è come la Bosnia, ma come la Serbia. La prima ha nel suo interno la parte a maggioranza russa, la seconda aveva la regione del Kosovo a maggioranza albanese. Il declino della ex Jugoslavia comincia con la decisione di Milosevic di togliere al Kosovo l’autonomia concessa da Tito, per creare la Grande Serbia, prendendosi due terzi della Bosnia non a maggioranza serba, ma l’aveva ottenuta, sterminando i musulmani e chiudendo li nei lager nel cuore dell’Europa. Tutto ciò gli fu facilitato grazie all’indiferenza dell’occidente, che con l’accordo di Dayton regalo al carnefice quello che voleva.
LUcraina doveva rispettare gli accordi di Minsk e scendere ai compromessi con i russofoni se voleva la pace, con diplomazia, non a contribuire all’esasperazione della situazione con i fatti ben noti seguiti dopo 2014.
2. Nonostante il tragico destino dei bosniaci musulmani (vorrei precisare che sono cattolica, niente di personale nella mia analisi) la Bosnia aveva l’embargo sulle armi, e la sua capitale Sarajevo fu nella morsa dell’assedio per quasi quattro lunghi anni. Dovevano essere sterminati altri otto mila maschi musulmani a Srebrenica per pore fine a tutto e a niente. La Bosnia tuttora non ha la pace, ma una guerra congelata, dove le ostilità sono ancora vive più che mai. Non vorrei che fosse quello il destino anche degli ucraini. Purtroppo non abbiamo imparato nulla. La storia la scrivono i potenti del turno comettendo i vecchi errori. Solo che questa volta la questione è ben più grave, dato che dall’altra parte ce una potenza nucleare e l’idea di fare “muro contro muro” non mi sembra ragionevole, se non vogliamo la terzza guerra mondiale.
Cordialmente, sarajevese.