Lo scontro fra Trump e Meloni è politico, non umorale, non personale. Esso non ha ad oggetto il maschilismo o l’etichetta, bensì lo Stretto di Hormuz.
Per meglio dire, la richiesta statunitense all’Italia, di impegnare Marina Militare nel tenere aperta quella via d’acqua internazionale. Questione che abbiamo seguito, a partire dalle prime dure risposte di Trump; attraverso un primo sconsiderato intervento del ministro Crosetto, seguito dalle quart’ultime dure risposte di Trump; per poi giungere a nuove considerazioni dello stesso Crosetto e del segretario Rubio, seguite dalle terz’ultime dure risposte di Trump.
Concludevamo confidenti che il nostro governo non fosse stato cólto da un impulso politicamente suicida. Invece, fu cólto. Anzi, ne è preda.
La tregua di Trump
Il penultimo scontro fra Trump e Meloni trova le proprie premesse nella notte fra domenica e lunedì, con Trump che annunciava di aver raggiunto un accordo di tregua con l’Iran (i 14 punti):
With the opening of the Strait upon the signing of the Deal on Friday, for purposes of mine removal, oil will flow on both ends again for the Region, and the World! President DONALD J. TRUMP.
Tregua, che il governo italiano aveva continuamente chiesto. Ex-multis, citiamo il ministro Tajani:
è necessaria una tregua consolidata e un quadro di intese internazionali. Non vogliamo certo entrare in guerra, ma faremo tutto il necessario per garantire il rispetto del diritto internazionale dei mari.
Perciò, ci si sarebbe aspettati che il nostro governo avrebbe dato seguito alle proprie promesse ed impegnato Marina Militare. E l’occasione era perfetta in quanto, quella stessa mattina, il ministro Crosetto incontrava il segretario alla guerra Hegseth, al Pentagono.
Il rifiuto di Crosetto
Solo che lì, una volta di più, il solito Crosetto persisteva nel rifiutare l’aiuto atteso:
Mancano le precondizioni, quelle esterne, che sono un accordo implementato e una volontà di tutte e due le parti di accettare questa missione. Perché noi non mandiamo le navi a fare la guerra, mandiamo la nave a fare lo sminamento. Quindi, deve essere garantita da tutte e due le parti la pace.
Ciò, nonostante le navi di Marina Militare siano già lì pronte, a Gibuti:
il segretario Hegseth era totalmente a conoscenza del fatto che l’Italia aveva già inviato a Gibuti due navi cacciamine, più una nave di sostegno logistica e una protezione. Quindi è pronta, dal punto di vista tecnico, ad impegnarsi.
Dal punto di vista degli Usa, una plastica conferma del rifiuto del governo Meloni ad agire da alleato. Tale da rendere ridicole le altre affermazioni del nostro ministro:
il nostro ruolo all’interno della Nato e anche nel bilaterale sarà sempre quello di essere a fianco degli Stati Uniti nelle sfide globali.
Ed abbiamo scritto “ridicole” nel senso proprio di “degno di riso o di derisione, perché strano o goffo o insùlso o scioccamente presuntuoso” (Treccani).
Il rifiuto di Meloni
Proprio mentre Crosetto stava incontrando Hegseth, le delegazioni governative arrivavano al G7 di Évian. Sicché non c’è affatto da stupirsi che Trump non abbia concesso alcun bilaterale a Meloni: tutto era già stato detto. Tant’è vero che Meloni lo ha pure ripetuto, ai giornalisti in conferenza stampa:
sulla missione di Hormuz, non sono in grado di risponderle … si parla eventualmente di una presenza italiana in una missione internazionale in uno scenario di pace … Non chiederei oggi un’autorizzazione per qualcosa che potrebbe non avvenire mai.
Con la precisazione determinante di non volersi accontentare neppure della tregua in essere:
voi sapete che ci sono 60 giorni adesso di tempo, seguendo i 14 punti. Quindi, quello che più o meno si è discusso nella sessione che era dedicata è di vedere come va questi 60 giorni e in corsa valutare se e quando sia il caso di partire con una missione.
Tradotto, Meloni che già aveva rifiutato di intervenire in una cornice Nato (“non vuole aiutarci con la Nato”), oggi rifiuta di intervenire pure nella cornice di una tregua siglata. Insomma, Meloni rifiuta di intervenire, punto.
Trump reagisce
Semmai, c’è parecchio da stupirsi che ella abbia chiesto un bilaterale a Trump: anzi, insistentemente come confermano numerose fonti di stampa. Richiesta strana, goffa e insùlsa. Tant’è vero che Trump non le ha concesso alcun bilaterale. E tant’è vero che, nei loro brevi incontri (in piedi o sul divano) non hanno parlato di alcunché:
DOMANDA DI COMPATANGELO: tell me about the meeting?
RISPOSTA DI TRUMP: I don’t know what to say! She begged me for a picture! She wanted a picture with me so badly. I would haven’t done it, but I felt sorry for her!
Nei propri brevi incontri, i due hanno parlato di niente: tutto era già stato detto. Lo aveva già detto Crosetto a Hegseth.
Trump ribadisce
A scanso di equivoci, Trump lo ha pure ripetuto, alla NBC:
Later during a phone call with NBC News, Trump doubled down on his claim that Meloni has begged for a picture together. “That’s true”, he said. “She wasn’t there for us“. “She was a big fan but I don’t want her as a fan because she was not there – along with the NATO group – having to do with the Strait“, he added, referring to the Strait of Hormuz.
Lo ripetiamo, a tutti coloro che ancora pretendono lo scontro sia sorto per ragioni personali: “having to do with the Strait”. Se lo ficchino in testa.
L’Italia non-alleata
Mentre, il seguito della frase, che fa tanto infervorare costoro, non era altro che la sottolineatura del concetto principale: “I don’t know what to say!”.
Concetto principale che, non a caso, costoro evitano accuratamente di commentare. Perché, se lo commentassero, dovrebbero squadernare il radicale dissenso, del governo italiano, rispetto alla riapertura di Hormuz. Dissenso che oggi si estende alla provvisoria conclusione di quella.
Dovrebbero sottolineare la circostanza che l’Italia ha rifiutato ed ancora rifiuta agli Usa il sostegno che diedero Andreotti in Iraq e D’Alema in Kosovo.
Dovrebbero confessare che l’Italia non si è comportata e ancora non si comporta da alleata degli Usa.
Ciò che essi evitano di fare, preferendo rifugiarsi in una contraddizione strana, goffa e insùlsa.
Meloni non-alleata
Infine, la replica di Meloni a Trump: “non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati”. Risposta facile: perché il governo Meloni non si comporta da alleato degli Stati Uniti.
Naturalmente, Meloni è libera di continuare a rifiutare a Trump l’impegno di Marina Militare. Ma non è più libera di dirsi alleata degli Usa, quando non lo è. Questo il senso del penultimo scontro fra Trump e Meloni (quello di venerdì).
Meloni masochista
Senso che Meloni pare aver compreso tant’è che, nel suo ultimo messaggio a Trump (quella di sabato), ella non finge più di essere un’alleata degli Usa:
my ability to defend ltaly’s national interest, and that is exactly what I have always done. That is also what I did regarding the American military bases in ltaly. Their use is governed by agreements that we have always respected, and that cannot be violated as long as I am Prime Minister. Italy remains a sovereign nation.
L’8 settembre al contrario di una nazione tornata sovrana … per difendere un interesse nazionale che coinciderebbe con tenere Hormuz bloccato ed i propri mercantili prigionieri degli ayatollah. Laqualunque, pur di non muovere quattro navi, da Gibuti ad Hormuz. Che non è un bel vedere ma, almeno, non è strano, goffo e insùlso: bensì semplicemente masochista.
Conseguenze
Tale ultima asserzione di Meloni giungeva in replica ad un post di Trump, col quale egli aveva separato il destino di Meloni (“Now, after the United States defeated Iran militarily, she wants to be friends again in order to get her numbers up. No thanks!!!”), dal destino d’Italia (“the United States of America, a Country that truly loves and protects Italy”).
A significare un barlume di speranza che l’8 settembre al contrario di Meloni e Crosetto non si trasformi in una sciagura pure per tutti noi Italiani.
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